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“Tributariamente, la Spagna è uno scandalo”

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Cristóbal Arteaga • Regista

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- Il regista cileno trasferitosi in Galizia presenta nella sezione Generi mutanti del Festival di Gijón la sua finora inedita opera prima, Faro sin isla

Cristóbal Arteaga  • Regista

Generi mutanti è una delle sezioni più alternative di questa edizione del Festival Internazionale del Cinema di Gijón: ad essa appartiene Faro sin isla [+leggi anche:
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intervista: Cristóbal Arteaga
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, primo lungometraggio di Cristóbal Arteaga, 35 anni, che in questi giorni fa anche parte della giuria della Sezione Ufficiale del concorso asturiano. Il suo secondo film, The Sad Smell of Flesh [+leggi anche:
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scheda film
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, era già stato selezionato per i festival di Siviglia, Karlovy Vary e la Viennale.

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CineuropaCosa fa un cileno come lei in un posto così?
Cristóbal Arteaga: Sono venuto in Spagna 12 anni fa, come direttore creativo di una agenzia pubblicitaria. Sono tornato nel mio paese e ho cominciato a essere stanco del fatto che tutto stava diventando meno scrupoloso. Nel frattempo, studiavo cinema e scrivevo sceneggiature. Mi sono reso conto che dedicavo solo il 10% della mia vita a quello che mi piaceva, e tutto il resto a quello che detestavo. Quando ho compiuto 30 anni mi sono chiesto che cosa volessi fare: se continuare a guadagnare soldi… o giocarmela. Così nel 2010 sono tornato in Spagna a studiare regia: ho conosciuto persone che poi avrebbero fatto parte della mia equipe e con il produttore catalano Pere Crusafón abbiamo dato vita a Faro sin isla.


È curioso che il suo secondo film, The Sad Smell of Flesh, si sia visto prima del primo...
Essendo indipendente, senza un produttore che dettasse i tempi, Faro sin isla ha richiesto più tempo… Nei progetti così bisogna canalizzare velocemente l’energia iniziale,  se no svanisce. Abbiamo cominciato a montare ed è apparsa l’insicurezza. Allora abbiamo deciso di prenderci il tempo necessario: la cosa più importante era che venissero fatti dei processi. In quel momento ho preso la decisione di essere produttore esecutivo dei miei progetti: così controllo i tempi. Per questo The Sad Smell…, con una sceneggiatura che ho scritto rapidamente, l’abbiamo girato in due giorni e l’abbiamo presentato subito dopo.

Questa forma di produzione, in cooperativa e senza logotipi nei titoli di credito, è il modo più libero di girare?
Non ci sono soldi per fare cinema e per richiedere un finanziamento all’ICAA devi avere due anni di esperienza come produttore e una persona assunta, anche se non c’è lavoro: tributariamente la Spagna è uno scandalo. In cooperativa, ognuno ha una percentuale del film, dipende ovviamente dalle ore di lavoro. Quel che si guadagna, viene diviso.

Che cosa aspetta a Faro sin isla dopo la presentazione qui a Gijón?
Questo film è un’incertezza: non so come catalogarlo. C’è chi diceva che il primo film è quello che contiene più idee. Il fatto di averlo presentato qui ci aiuterà a portarlo in altri festival. Il mondo dei festival è poco prevedibile: non esiste un criterio per sapere se il film verrà selezionato. E i premi sono necessari, perché aiutano il film, soprattutto ora. Per questo è una responsabilità enorme far parte della giuria qui a Gijón.

Questo compito le insegna qualcosa o le apre la mente come regista?
Molto. Perché pretende un livello di attenzione maggiore, per paragonare gli elementi e analizzare, bisogna essere rigorosi, valutare e cercare qualcosa riscattabile o una scoperta: questo è davvero interessante.

(Tradotto dallo spagnolo)

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