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"All’estero c’è curiosità nel sapere cosa succede in Spagna"

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Alfonso Zarauza • Regista

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- Il cineasta galiziano Alfonso Zarauza presenta Aces, che è stato proiettato per la prima volta al festival di Malaga e in altri festival europei

Alfonso Zarauza  • Regista

Il cineasta galiziano Alfonso Zarauza presenta il suo secondo film, Aces [+leggi anche:
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 (leggi la recensione), che è stato proiettato per la prima volta al Festival di Malaga e in seguito in altri festival europei. Nel film la crisi è mostrata attraverso il personaggio di una donna (Lola Dueñas) che deve sopravvivere e nutrire il suo bambino lavorando nel settore delle costruzioni.

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Cineuropa: Il suo film tratta il tema della crisi, ma in cosa si differenzia dagli altri che sviluppano lo stesso conflitto sociale?
Alfonso Zarauza: La prospettiva è particolare perché si vede attraverso gli occhi di una donna che inizia a lavorare nel mondo dell’edilizia, dominato dagli uomini. È una visione della crisi dall’interno: quella dei lavoratori di questo settore. “I Fenomeni” (Aces) sono un gruppo di operai pagati per metro quadro costruito: delle macchine al lavoro, da qui il loro appellativo.

Dopo essere passato in festival come quello di Nantes e Bruxelles, oltre alla sua prima a Malaga, come sono percepiti i nostri problemi fuori dalla Spagna?
Ho notato in questi festival che c’è curiosità nel sapere cosa sta succedendo qui e fino a che punto arriva la crisi: se la gente soffre molto o no, se è più leggera di quel che sembra o più profonda.

Luis Tosar, oltre ad interpretare un ruolo secondario nel film, è stato il produttore?
Sì, Luis è stato il produttore, non solo di questo, ma anche del mio altro film recente Encallados. È fantastico poter contare su di lui come attore e produttore, perché è una bellissima persona e un professionista straordinario.  

Cosa ha fatto nel frattempo Alfonso Zarauza dopo il suo ultimo film, La noche que dejó de llover [+leggi anche:
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, del 2008?
Curiosamente nel 2012 ho girato due film che ho terminato nel 2013 e ora nel 2014 ho avuto un progetto di documentario che ho praticamente terminato. Ho lavorato abbastanza: vado sempre al contrario del mondo; persino in questi anni di crisi ho lavorato di più, non so perché, se per caso o cosa.           

Qual è stata la cosa più complicata della produzione?
Eravamo ben protetti dalla società di produzione di Luis Tosar, Zircozine, ma la crisi ci ha colpiti in pieno, come a tutti, ed è stato più complicato ottenere il budget e questo ha rallentato un po’ la parte del finanziamento, ma alla fine ce l’abbiamo fatta, abbiamo fatto il film nelle migliori condizioni possibili e siamo contenti del risultato ottenuto.

Aces critica l’aspirazione alla prosperità: ci hanno ingannato con il sogno di possedere una propria casa di proprietà? 
Sì, prima della crisi, se non ti compravi una casa, eri l’ultimo. Partiva in famiglia e continuava nel gruppo di amici fino all’ambiente lavorativo: era obbligatorio comprarsi un appartamento e ipotecarsi. Sta qui l’origine della crisi: crederci ricchi e pensare che la felicità sia possedere una casa e non magari qualcos’altro. La gente, dai 27 anni in poi, aveva in mente solo l’idea di comprare casa: era un qualcosa di caratteristico in Spagna, perché non vedo la stessa cosa in altri paesi. Questa è l’origine della bolla immobiliare che ci è scoppiata in faccia e ora ci sono molte persone in situazione critica.

(Tradotto dallo spagnolo)

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