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"Quello che accade sotto la superficie di una relazione"

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Andrew Haigh • Regista

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- BERLINO 2015: Il cineasta britannico Andrew Haigh parla di 45 anni, presentato in concorso a Berlino

Andrew Haigh  • Regista

Affiancato dai suoi attori Charlotte Rampling e Tom Courtenay, e dal suo produttore Tristan Goligher, il cineasta britannico Andrew Haigh ha incontrato la stampa internazionale dopo la prima mondiale in concorso alla 65ma Berlinale del suo terzo lungometraggio: 45 anni [+leggi anche:
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Da dove è venuta l’ispirazione per la storia di 45 anni?
Andrew Haigh: Risale a sei anni fa, da un racconto di una decina di pagine che fa da base all’intreccio del film e che ho molto allargato per arrivare a ciò che è oggi. Ma ciò che più mi interessava era esplorare una relazione che dura da tempo, con le sue difficoltà e quello che accade sotto la superficie. Il desiderio, che sia sessuale o romantico, si manifesta nel modo in cui comunichiamo con l’altra persona, e influenza tutta la nostra vita in modo molto importante. Questo desiderio evolve e può assumere diversi significati in funzione del tempo che passa. E’ una parte affascinante della natura umana e un soggetto appassionante.

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Trasformare un racconto in un lungometraggio non è facile. Come ha proceduto?
E’ stato un processo lungo. Ad esempio, nel racconto, non c’era la festa d’anniversario di matrimonio e i due personaggi principali erano degli ottantenni, non sessantenni come nel film. C’è stato un grosso lavoro di adattamento. Quello che ho cercato di fare, è cercare di far sentire il più possibile l’intimità e la vicinanza. Abbiamo poi passato molto tempo con gli attori per restituire tutto questo al meglio.

Aveva Charlotte Rampling e Tom Courtenay in mente sin dalla scrittura della sceneggiatura?
No. Quando scrivo, preferisco non pensare ad attori precisi. E quando ho cominciato a scrivere la sceneggiatura, non avevo ancora realizzato il mio primo film Week-end, quindi immaginare attori di questo calibro era assolutamente impensabile. Quando è finita la sceneggiatura e abbiamo cominciato la fase di ricerca dei finanziamenti, Charlotte Rampling e Tom Courtenay mi sono venuti in mente e sono entrati molto velocemente nel progetto. E rispetto al tema particolare del film, potevano apportare tutta l’esperienza delle loro grandi carriere.

Con questo film, abbandona il terreno omosessuale, che era quello del suo primo lungometraggio Week-end e della serie TV Looking che ha diretto per HBO. Perché?
Non ho mai avuto l’intenzione di limitarmi narrativamente a un cinema gay o queer. Ma ci sono molte similitudini tra 45 anni e Week-end, perché è la complessità delle relazioni umane che m’interessa. Da questo punto di vista, questo film è una sorta di prolungamento di Week-end, anche se i personaggi sono più maturi e non sono gay. Certo, Week-end trattava dell’inizio di una relazione mentre stavolta siamo a fine percorso, 45 anni dopo, ma quello che m’interessava è come una relazione prenda forma e in quale misura gli inizi la definiscano. E’ il caso di questo film, coi suoi tanti non detti. Perché in una relazione, è molto facile non parlare e non dire al proprio partner quello che accade davvero in fondo al proprio cuore. 45 Years racconta cosa succede quando tutte queste cose vengono a galla. Il film esplora la lotta di questi due personaggi per capire il significato del loro amore. E non è chiaro per nessuno dei due. C’è un sentimento di perdita esistenziale, di confusione rispetto a ciò che vogliono, d’instabilità dei sentimenti, di senso di colpa rispetto alle loro vite, come quando si comincia ad analizzare la propria esistenza in profondità. E’ quello che fa il personaggio di Kate con un senso di accumulo. Il personaggio di Geoff, invece, ricorda il suo passato senza che si capisca se è vero oppure no. E’ molto facile romanzare il proprio passato quando si guarda indietro, e lui immagina di essere coraggioso e che tutto fosse possibile quando era giovane, che avrebbe potuto cambiare il mondo invece di ritrovarsi in questa casa nel Norfolk dove abita da trent’anni con sua moglie.

Perché ha scelto questa regione come cornice del suo film?
E’ sempre importante che la cornice rifletta la vita interiore dei personaggi. Volevo una città che nessuno conoscesse e che fosse come qualsiasi altra. Il Norfolk è un luogo che corrispondeva bene, simbolicamente, alla situazione dei personaggi: un paesaggio desolato, piatto e senza fine, senza colline, vuoto. Questo creava un contrasto con la vita che Geoff e Katia avevano avuto sulle montagne svizzere.

(Tradotto dal francese)

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