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"Il nostro benessere è migliore di quello dei nostri genitori, ma noi non lo apprezziamo"

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Ivan Ostrochovský • Regista

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- BERLINO 2015: Cineuropa ha parlato col produttore e regista slovacco Ivan Ostrochovský, che ha presentato la sua opera prima, Koza, alla Berlinale

Ivan Ostrochovský  • Regista
(© Karlovy Vary International Film Festival)

Il produttore slovacco e documentarista Ivan Ostrochovský si è cimentato coi film di finzione per il suo ultimo lavoro, Koza [+leggi anche:
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. La co-produzione ceco-slovacca è nominata per il Premio alla Miglior Opera Prima della Berlinale dal direttore del festival Dieter Kosslick. Cineuropa ha parlato con il regista.

Cineuropa: Diversi documentaristi slovacchi hanno realizzato lungometraggi di finzione di recente. Come mai secondo lei?
Ivan Ostrochovský: Non mi piace speculare, e credo che chiunque abbia visto i film di Jaro Vojtek e Juraj Lehotský abbia notato che entrambi contenevano elementi recitati, quindi era solo questione di tempo che i documentari valicassero i limiti del genere in senso stretto. E poi, volevano solo provare qualcosa di nuovo. Credo che noi tutti siamo stati un po' ispirati da Lehotský e dal suo film, proprio come eravamo una volta ispirati da Peter Kerekes e dal suo 66 seasons. Ma non voglio parlare per gli altri.

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È stato un cambiamento radicale per lei, il passaggio dal documentario al film di finzione?
Beh, il cambiamento sta, per esempio, nel fatto che non ho mai avuto i nervi a pezzi mentre lavoravo a un documentario, ma con Koza è capitato. È stato un tipo di lavoro completamente diverso per me. Si utilizzano gli stessi strumenti, ma si pensa in modo completamente diverso. Per me, quest'esperienza è stata un grande insegnamento e ha comportato molta sofferenza. Preferisco girare documentari, cercando di non farmi notare dalla gente di fronte alla telecamera. Non mi piace parlare troppo; piuttosto, osservo. Bisogna spiegare e controllare tutto, quando si gira un film, e ciò è una grande responsabilità e implica anche un sacco di pressione in termini di denaro investito. Fortunatamente, ero circondato da persone abili ed esperte che mi hanno aiutato molto, soprattutto Marek Leščák e il mio cameraman, Martin Kollár. Martin Šulík e Peter Kerekes mi hanno consigliato mentre ultimavo la versione finale del film.

Oltre ad una dimensione biografica, Koza ne ha una sociale. Come nei celebri My Dog Killer [+leggi anche:
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, anche Koza ha un protagonista rom. È anche questo uno dei motivi per cui ha deciso di affrontare l'argomento?
Non intendevo fare il film su Peter Baláž in quanto film incentrato su un tema rom. È la storia di un uomo ai margini della società, che lotta per risolvere i suoi problemi. Potrebbe anche non essere rom. Inoltre, Ján Franek, che ha vinto una medaglia nel 1980 alle Olimpiadi di Mosca, co-protagonista del film, e la sua situazione sociale è precaria come quella di Peter. Ci siamo concentrati sulle esperienze della vita di Peter in cui tutti possono identificarsi, e ho scelto Peter come protagonista perché lo conosco personalmente da anni e volevo fare un film su di lui. E non so quale sia la tematica più urgente. Innanzitutto, credo che l'Europa stia attraversando un periodo prospero rispetto agli ultimi 100 anni, malgrado tutti i film deprimenti. La Prima Guerra Mondiale, la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale, il fascismo, il comunismo... La cosa più urgente per me è capire che il nostro benessere è molto migliore di quello dei nostri genitori e nonni, ma non lo apprezziamo abbastanza. E film come Koza sono solo un promemoria del fatto che tutto potrebbe essere completamente diverso.

Perché ha deciso di far interpretare se stesso a Peter Baláž?
Baláž interpreta se stesso perché Marek Leščák ed io non potevamo immaginare nessun altro attore slovacco in quel ruolo. Ci sono attori non professionisti nel film, ma non interpretano loro stessi, a parte Miša, la compagna di Peter, che è interpretata dalla sua vera ragazza. Ci è venuto in mente Peter, poiché con qualsiasi altro attore non professionista sarebbe stato complicato. Abbiamo gradualmente semplificato le sue battute fino a che non ha iniziato a capire ciò che volevamo da lui. E Ján Franek, che interpreta l'allenatore di Peter, è stato una rivelazione; è un attore nato, e si respira la vita e il dinamismo in ogni scena in cui appare.

Sta attualmente lavorando ad altri progetti?
Come autore, sto lavorando a due nuovi progetti: un documentario dal titolo The Censors, con Peter Kerekes, che riguarda le manifestazioni di censura in tutto il mondo. Sto contemporaneamente sviluppando un film con Marek Leščák su un membro della polizia segreta in un seminario nel 1980. Sto anche terminando un film sulla Hlinka Guard di Palo Pekarčík. Come produttore, sto aiutando Juraj Lehotský con il suo prossimo film, Erik, e Zuzana Piussi con il suo documentario sulle elezioni presidenziali slovacche. Jaro Vojtek ed io stiamo anche cercando di realizzare un documentario chiamato Seven Days.

(Tradotto dall'inglese)

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