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Sopravvivere alla peste con Maraviglioso Boccaccio

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Paolo e Vittorio Taviani • Registi

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- Dopo Cesare deve morire i registi toscani Paolo e Vittorio Taviani mettono in scena le novelle boccaccesche con un ottimo cast ricco di giovani attori

Paolo e Vittorio Taviani  • Registi

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(Orso d'oro al festival di Berlino 2012 e David di Donatello) i fratelli Paolo e Vittorio Taviani avevano messo in scena Shakespeare, recitato da detenuti del carcere di Rebibbia, oggi reinterpretano le novelle di Giovanni Boccaccio, alla cui opera  Shakespeare ha attinto per creare una nuova idea di letteratura. Già il titolo del film, Maraviglioso Boccaccio [+leggi anche:
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, è un invito a subire l'incanto del racconto di uno dei maggiori narratori europei del XIV secolo. E per interpretare le cinque storie scelte tra le cento che compongono il Decameron, i cineasti toscani hanno chiamato a raccolta un gruppo di attori tra i più giovani e promettenti del panorama italiano. "Della peste che raccontava Boccaccio ce n'è tanta in giro per il mondo, pensiamo ai tagliatori di teste dell'Isis, alle ingiustizie di certe guerre come in Libia e alla peste domestica che colpisce i giovani senza lavoro", attualizzano i Taviani, celebri per il loro cinema politico. Il riferimento è naturalmente all'ambientazione del Decameron: siamo nella Firenze trecentesca colpita dalla peste, che spinge dieci giovani a fuggire in campagna dove, per passare le lunghe giornate, iniziano a turno a raccontarsi delle storie. "In realtà questi giovani non fuggono ma si allontanano da un luogo che li nega, per arrivare in un luogo in cui la natura è amica, dove ricostituiranno un embrione di società".

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Cineuropa: Dunque siete partiti dalla peste per parlare dei giovani di oggi.
Paolo e Vittorio Taviani: Amiamo il Decameron per la sua sintesi e anche perché Boccaccio ha tratto le storie dal grande patrimonio popolare europeo, che significa attingere al più profondo della realtà sociale dei nostri popoli. Abbiamo sentito che era venuto il momento di raccontare quelle storie. E si parte da questo, dalla forza di volontà disperata dei giovani di uscire dalla negazione del respiro. 

Le donne sembrano avere un ruolo fondamentale nel film e nelle novelle raccontate.
Questo è un film al femminile. Le donne hanno l'iniziativa: di uscire dalla città, di raccontare le novelle e attingere all'arte per sopravvivere tutti insieme. Anche se sarà un uomo ad avvertire che è il momento di tornare a Firenze. E' un momento di grande malinconia e disperazione, bisogna tornare all'orrore, scende la pioggia come un lavacro purificatore, c'è un saluto dolce e malinconico, forse si rincontreranno. Abbiamo girato quella scena prima in tanti primi piani e poi in campo lungo, ma è stato commovente per noi: finiva il film, ci salutavamo con i ragazzi, gli attori che hanno partecipato a questo progetto. Loro hanno imparato da noi e noi molto da loro.

Come avete scelto le novelle?
Ne avevamo scelte tante, qualcuno ci ha suggerito di farne una serie tv da far girare a giovani registi! C'erano tre pulsioni: la peste, i giovani, la fantasia. Volevamo metterle insieme e far capire quanto sia ricco di emozioni diverse il Decameron. Abbiamo deciso di trasporne tre drammatiche e due grottesche. Con quella di Calandrino in particolare - la possibilità di diventare invisibili - volevamo  raccontare noi stessi, come vediamo il mondo.

Quali sono i punti di contatto con Cesare deve morire?
Il sentimento che ci ha spinto a fare i due film è il medesimo, in entrambi i casi parliamo di sofferenza. Anche se quella degli ergastolani è colpevole, solo quando scoprono il teatro ed entrano in scena si sentono uomini liberi, non sono più gli stessi, intravedono una possibilità di sopravvivere. I giovani di Maraviglioso Boccaccio tornano a respirare raccontandosi novelle.

La luce, i colori dei costumi, i paesaggi, restituiscono la grande arte pittorica toscana...
Ci siamo ispirati a Giotto e Masaccio! Il direttore della fotografia Simone Zampagni, ha creato una luce più cruda nella prima parte della peste, poi più cupa, con rossi violenti. L'uomo che si lascia morire con la famiglia è sovrastato da un cielo giallo. Ogni novella ha un suo colore dominante.

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