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"Pensare ai videogiochi come a un’estensione è fuorviante"

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Nick Fortugno • Co-fondatore e direttore creativo, Playmatics

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- Nick Fortugno, programmatore di videogiochi, cofondatore e direttore creativo della Playmatics, con sede a Brooklyn, ci parla dell'importanza di un approccio transmediale nel raccontare una storia

Nick Fortugno  • Co-fondatore e direttore creativo, Playmatics
Nick Fortugno in Power to the Pixel: The Cross-Media Forum 2014 (© Noah Da Costa)

Non è un’esagerazione parlare di Nick Fortugno come un guru dei videogiochi. Il programmatore di videogiochi newyorkese ha realizzato numerosi videogiochi online che vanno da Diner Dash con un miliardo di download a Ayiti: The Cost of Life, sostenuto dall'UNICEF e volto a sensibilizzare le coscienze sul problema della povertà nel mondo mediante una famiglia immaginaria di Haiti. Ha anche ideato giochi di carte e da tavolo, aggiornando regolarmente il blog riguardo alle regole di gioco; ha inoltre partecipato alla fondazione del Come Out & Play Festival del 2006, con sede a New York e San Francisco, finalizzato alla creazione di giochi di strada in giro per la città che combinano mondo reale con scenari virtuali.

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Ma il lavoro di Fortugno va molto oltre il mondo dei videogiochi.  La sua società Playmatics, che ha sede a Brooklyn e che ha fondato nel 2009 con l’imprenditrice di media e videogiochi Margaret Wallace, ha abbracciato numerose altre realtà mediante i videogiochi e le esperienze interattive.

Tra i suoi clienti possiamo trovare musei, marchi, emittenti televisive, agenzie governative, organizzazioni non governative, agenti letterari e imprese di produzione cinematografica. Fra i traguardi degni di nota fino ad oggi, spiccano il progetto multimediale Body/Mind/Change, sostenuto dal Toronto International Film Festival, incentrato sulla produzione del regista David Cronenberg; il romanzo illustrato interattivo di Breaking Bad, The Interrogation, e Find the Future, un gioco reale e online ispirato agli oggetti della biblioteca pubblica di New York. 

Fortugno terrà un seminario al Pixel Lab di Power to the Pixel (dal 28 giugno al 4 luglio 2015), un workshop concepito per rafforzare le abilità di produzione e altri bisogni dei professionisti dei media, al fine di creare, finanziare e distribuire storie per coinvolgere il pubblico odierno attraverso diverse piattaforme.

Ma i partecipanti al Pixel Lab di quest’anno non dovrebbero contare troppo sul fatto  che Fortugno suggerisca un componente videoludico per i loro progetti.  “Pensare ai videogiochi come a un’estensione è fuorviante,” sostiene. “I videogiochi sono un’altra maniera di raccontare una storia, e possono coesistere come uno dei diversi elementi transmediali della storia, tutti con uno scopo preciso.”

“Non sto promuovendo l’idea che ogni progetto del Lab abbia bisogno di un videogioco.  Potrebbero non averne bisogno, è questo il punto. Parlerò di come un progetto possa essere costruito in modo transmediale, cosa che lo migliorerebbe ampliandone tanto la fruibilità quanto la profondità della storia” continua. Fortugno suggerisce ai creativi di abbandonare l’idea di un solo modo centrale per raccontare una storia.

Il 'canone' di una storia, afferma, può essere contenuto in diverse piattaforme, in modo da ampliare la fruibilità del progetto e da rendere l'esperienza più completa per il pubblico. Fortugno porta ad esempio il caso del canale americano via cavo e satellitare AMC, che ha esteso l’universo della storia di Breaking Bad usando videogiochi online e fumetti. “La roba che c’è nei fumetti di Breaking Bad, quella è il canone”, dice. “Non compare nello show televisivo ma rimane comunque un elemento che fa parte dell’universo della storia. In questo senso, è davvero transmediale.”

La serie d’animazione di Stars Wars Rebels della Disney e della Lucasfilm è un’altra geniale estensione dell'universo di una storia già esistente, afferma. “È destinata ai ragazzini e agli adolescenti che guardano quel tipo di cartoni, ed è incentrata sui drammi familiari e relazionali,” sostiene Fortugno. “Non ne sono sicuro, ma non mi sorprenderebbe se ciò che si vede nei cartoni animati lo trovassimo poi anche nei film,” aggiunge. “Sta tutto nel creare una nuova base di fan prima che ne esca il film.”

Oltre a migliorare la fruibilità e la profondità di un progetto, Fortugno crede che il mondo dei videogiochi possa insegnare a quello dei film e della televisione un paio di cose per quanto riguarda lo sviluppo. “In quanto creatore di videogiochi, non appena mi viene un’idea, costruisco una versione basica nel più breve tempo possibile per poterla provare,”dice. “Il mondo della televisione e dei film è molto legato all’idea di un progetto pilota. Spendono milioni di dollari per vedere se funziona.” Cita Where’s My Water?, il videogioco puzzle della Disney come esempio da manuale dello sviluppo in stile transmediale.

Il videogioco è stato il primo passo verso la creazione dell'universo del nuovo alligatore, chiamato Swampy. Lanciato per la prima volta nel 2011, il gioco è salito subito in cima alle classifiche e ha subìto una considerevole espansione per poter includere nuovi personaggi, centinaia di livelli e generare una propria web serie. “A paragone di ciò che la Disney fa di solito, è stato un modo molto economico di sviluppare un'idea poi entrata a far parte dell'ecosistema dei media,” dice Fortugno. “Non avrà mai la popolarità di Frozen, ma è comunque una storia, e alla gente piace.”

Il laboratorio per lo sviluppo The Pixel Lab della Power to the Pixel, si terrà dal 28 giugno al 4 luglio e sono già aperte le iscrizioni. Il termine ultimo per l’iscrizione da parte di produttori e professionisti dei media è giovedì 26 marzo alle h 18.00, ora locale. Per maggiori informazioni su programma e iscrizioni, clicca sul sito web di Power to the Pixel.

(Tradotto dall'inglese)

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