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L’Eurodok? Piccolo festival e modesti stanziamenti per un gran successo

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Kaia Høidalen • Coordinatrice, Eurodok

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- L’incontro con Kaia Høidalen, coordinatrice del Festival Eurodok, tenutosi a Oslo qualche giorno fa

Kaia Høidalen  • Coordinatrice, Eurodok
© Ida Meyn, Norsk Filminstitutt

Il Festival Eurodok si è svolto a Oslo qualche giorno fa (leggi la news), nella Filmens hus, la Casa del Film, che, oltre agli uffici dell’Istituto Norvegese del Cinema, ospita due sale di proiezione per le sessioni della Cineteca, un locale destinato alle mostre e un caffè che ultimamente è molto frequentato, dato che questo festival del documentario ha visto una grande affluenza di spettatori, con grande gioia da parte della coordinatrice, Kaia Høidalen.

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Cineuropa: Esiste da molto l’Eurodok? Kaia Høidalen: Dal 2002. Jan Langlo, l’attuale direttore della Cineteca, che è anche uno dei creatori, e la Cineteca supportano ancora il festival, che quest’anno ha dato particolare risalto all’Austria, con la partecipazione di film quali In The Basement [+leggi anche:
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di Ulrich Seidl, regista che tra l’altro ha tenuto una masterclass appena prima dell’apertura ufficiale. Lavoro per l’Eurodok soltanto dal 2011, ma è stato nel 2007 che abbiamo proposto per la prima volta un programma di documentari norvegesi, che quest’anno è arrivato a quota quattordici.

Chi figura nel palmarès 2015?
Il film di Hannah Polak, Something Better to Come [+leggi anche:
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, un documentario polacco-danese, ha ottenuto il Premio Eurodok assegnato da una giuria di tre membri. Il film di Wim Wenders, Il sale della terra [+leggi anche:
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, omaggio al fotografo Sebastião Salgado, ha dal canto suo ricevuto il Premio del pubblico, insieme a una menzione speciale da parte della giuria. Piccola precisazione: soltanto i dieci film selezionati nella categoria europea concorrevano per il Premio Eurodok, mentre tutti gli altri erano in lizza per il Premio del pubblico. Quest’ultimo premio esiste da soli due anni e consente agli spettatori di familiarizzare con le pratiche del festival. È sorprendente il fatto che gli spettatori, cui viene chiesto di riempire un questionario per l’attribuzione dei premi, siano reticenti a dare il loro parere. Si ha l’impressione che abbiano un tale rispetto di film e autori che temano di non esserne all’altezza. Mi commuove il fatto che in una capitale come Oslo, in cui non mancano le attività culturali, le persone siano disposte a venire per vedere dei documentari, a volte anche la sera tardi. A giudicare dalla qualità dei dibattiti tenuti dopo alle sessioni, a cui ho partecipato come presentatrice, si percepisce chiaramente un’attesa, un bisogno. Le proiezioni speciali organizzate per le scuole, accompagnate da incontri con gli autori e corredate da materiale didattico, rappresentate quest’anno da due film del festival, I am Kuba di Åse Svenheim Drivenes e Supernerd di Hildegunn Wærness, fanno ugualmente fede. Per gli studenti, l’Eurodok rappresenta una possibilità di apertura al mondo, una scoperta dei temi di attualità, per loro che sono più abituati alle serie televisive americane, alla fantascienza e alla realtà virtuale.

Può definire meglio il suo ruolo di coordinatrice?
Mi considero come un’hostess che si prende cura sia del pubblico che dei creatori. Cerco di aiutarli a presentare meglio i loro film e a non avere l’ansia da prestazione una volta saliti sul palco di fronte agli spettatori. Qui devono sentirsi a casa. Inoltre, penso sia importante incoraggiare ulteriormente i nuovi talenti. Sono molti i consiglieri e consulenti che, nel corso di riunioni informali, mi dano una mano in questo lavoro di sviluppo e di approfondimento.

Come si partecipa all’Eurodok?
Eurodok ha conquistato nel corso degli anni stima e notorietà, fatto che giustifica il motivo per cui molti documentaristi, norvegesi e non, richiedono un’iscrizione, ma sfortunatamente non abbiamo i mezzi, né tecnici né finanziari per soddisfare la domanda. È un peccato. Le scelte e le selezioni avvengono durante i festival a cui partecipiamo, grazie anche agli incontri e ai contatti con ciò che è straniero. Determinati compiti riguardanti il festival sono svolti dai volontari.

Eurodok è migliorato con il trascorrere degli anni?
Ho constatato una maggiore facilità nella fase di preparazione. Fino ad oggi la nostra piccola squadra dedicava molto tempo alle riunioni e alle formalità varie. Continuiamo a lavorare nel rispetto di pubblico e registi, ma riducendo le pratiche burocratiche. Abbiamo fiducia in noi per quanto riguarda la scelta di film di qualità, ci dividiamo più volentieri i compiti e il tutto funziona meglio. Sono io a occuparmi principalmente della selezione dei film norvegesi, mentre il comitato incaricato della programmazione è composto da sei persone. Qui all’Istituto del Cinema, l’Eurodok è un progetto comune che portiamo positivamente a termine oltre alle funzioni abituali. Dà un gran lavoro a tutti noi, ma ne vale la pena. L’Eurodok ci permette di lavorare in maniera più creativa, più originale, più flessibile, insieme a colleghi che provengono dai diversi settori della casa. È davvero gratificante.

(Tradotto dall'inglese)

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