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"La gente come percepisce la solitudine?"

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Yorgos Lanthimos • Regista

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- CANNES 2015: In concorso a Cannes per la prima volta, il cineasta greco Yorgos Lanthimos parla del suo singolare film in lingua inglese The Lobster Cannes 2015 - Premio della giuria

Yorgos Lanthimos  • Regista

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(leggi la recensione), presentato in competizione al 68mo Festival di Cannes e di cui ha fornito qualche chiave di lettura alla stampa internazionale.

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Come è nata l’idea di The Lobster e di riunire un cast internazionale del genere?
Yorgos Lanthimos: Ho scritto i miei ultimi tre film con Efthymis Filippou, e alla fine di ogni film cominciamo a parlare di quello successivo. Discutiamo di tutto quello che ci viene in mente, dei vari temi che vogliamo esplorare, delle storie che vengono fuori. Stavolta volevamo parlare dei rapporti umani. E’ un po’ il tema ricorrente dei miei film, ma volevamo forse affrontarlo in maniera più romantica. Gli interpreti sono invece legati alla decisione di girare il film in inglese. Dopo tre film in Grecia, era arrivato il momento di fare qualcosa di diverso, di progredire in qualche modo. E’ un po’ limitante fare film solo in Grecia. Quindi, quattro anni fa, sono andato a vivere in Inghilterra con l’idea di fare film in inglese. E quando ne ho avuto l’occasione, in particolare con questo film che non aveva bisogno di essere ambientato in un paese specifico, mi sono detto che avrei potuto scegliere attori di qualsiasi nazionalità. Sono stato fortunato perché tutte le persone con cui volevo lavorare hanno apprezzato la sceneggiatura e hanno accettato.

Nel film "chi si somiglia si piglia", che è un tema di grande attualità nelle nostre società. Voleva prendersi gioco degli stereotipi e affermare la necessità della diversità?
Non voglio lanciare un messaggio in particolare. Non voglio dire che gli esseri umani sono così o altro. Voglio esplorare alcuni aspetti, ma non me ne prendo gioco. Non voglio deridere le regole che ci sono imposte, le pressioni che subiamo quando siamo single o in coppia, ecc. Cerco di sfruttare il tema del film: la gente come percepisce la solitudine? Il film è strutturato in modo tale che ci si può effettivamente porre delle domande. Il film ci spinge a porci delle domande. Ad esempio, sul perché esistono le pressioni. In realtà, è un dibattito aperto e il film ha più lo scopo di sollevare delle questioni che di dare risposte. Cerco di vedere il modo in cui sono organizzate le nostre vite. Bisogna ribellarsi? Bisogna lanciarsi in nuove relazioni?

Ha provato con gli attori prima delle riprese?
No, non siamo riusciti a riunirli tutti, sufficientemente prima, nello stesso luogo. Ho fatto semplicemente in modo che ci fosse abbastanza tempo durante le riprese per riflettere bene sulle scene. Una cosa che non mi piace è utilizzare molta luce o i set molto elaborati. Preferisco invece dedicare molto tempo agli attori per cercare di affrontare ogni scena in un modo o nell’altro.

Quali sono le influenze del film? In alcuni punti si pensa a Fahrenheit 451
Ho visto quel film, ma non ci sono riferimenti in particolare, anche se ammetto che la serie britannica The Hotel ha avuto un’influenza. Ho guardato anche molta tv verità. Ma ho cercato di lasciare da parte le influenze che potevano venire da altri film, per quanto possibile ovviamente, perché ho visto e ammiro talmente tanti film… Sono influenzato più dalla filosofia e l’etica di alcuni registi. Quello che faccio è assemblare dei dettagli affinché formino un insieme. Cerco di non controllare troppo le cose, le si controllano con le scelte che si fanno. Ad esempio, non c’è descrizione dei personaggi nella sceneggiatura e quando mi sono chiesto chi avrebbe potuto interpretare quel ruolo, poteva essere diverso da quello che pensavo all’inizio. E’ una cosa istintiva.

(Tradotto dal francese)

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