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Roberto Minervini • Regista

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- CANNES 2015: A colloquio con Roberto Minervini, il regista di Louisiana - The Other Side, in concorso al Un Certain Regard del Festival di Cannes

Roberto Minervini  • Regista

"Volevo diventare reporter di guerra. Ho trovato un compromesso facendo cinema militante". Roberto Minervini è il quarto italiano in concorso al Festival di Cannes con il suo Louisiana - The Other Side [+leggi anche:
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 nella sezione parallela e competitiva Un Certain Regard. Vive il cinema come un missione: "non sono Rossellini, ma i film vanno realizzati mantenendo la propria l'integrità". Del resto la sua attività principale è costruire case ecosostenibili in Texas, perché "fare questo genere di documentari non darebbe certo da vivere alla mia famiglia!" 

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Insomma Minervini vive quotidianamente quell'America derelitta che descrive nel suo docufiction dalle immagini potenti e scioccanti (nelle sale italiane il 28 maggio per Lucky Red). "L'America è il luogo più complesso del mondo in quanto a contraddizioni. Una voragine pronta a risucchiarti. Io mi ritengo un privilegiato, ma se perdessi il lavoro perderei anche la mia assicurazione sanitaria, cioè sarei un uomo senza più protezione".

"La ciclicità dell'economia tra alti e bassi spazza via intere frange della società. L'ultima crisi, quella del mattone, ha distrutto intere fasce sociali. Gli USA sono un Paese in corto circuito, un nazione impazzita, senza una testa". 

Come ha fatto Minervini ad uscire mentalmente tutto intero da quelle 150 ore di girato, da quel rapporto strettissimo instaurato con veterani dell'Irak, miliziani armati e paranoici, emarginati e pregiudicati stravolti dalla metanfetamina? "Non ne sono uscito affatto. Non è facile per me, loro appartengono alla mia quotidianità, una volta che si fidano di te non li puoi mollare, ma tutto questo ha un prezzo". Si commuove fino alle lacrime parlando dei protagonisti del suo film. "Alcuni di loro sono venuti qui al festival per assistere alla proiezione. Io sono con loro, è gente disperata, che ha paura di non farcela, con un enorme bisogno di avere una comunità che li protegga". 

Come sta cambiando il suo cinema dopo la trilogia del Texas? "Dopo Stop the Pounding Heart [+leggi anche:
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volevo descrivere due realtà sconnesse e spostare il piano della discussione da quello che si osserva a quello concettuale e politico. La mia conoscenza di gente e territorio si è approfondita e anche la mia voce si è ampliata".

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