Sieranevada (2016)
The Party (2017)
Verano 1993 (2017)
Tom of Finland (2017)
Barrage (2017)
The Nile Hilton Incident (2017)
Riparare i viventi (2016)
precedente
seguente
Scegli la lingua en | es | fr | it

"Nel cinema non ci sono frontiere"

email print share on facebook share on twitter share on google+

Deniz Gamze Ergüven • Regista

di 

- La regista turca ci racconta la genesi del suo primo lungometraggio, Mustang, rivelazione indiscussa della Quinzaine des réalisateurs cannense.

Deniz Gamze Ergüven  • Regista

Due settimane dopo il trionfo di Mustang [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
intervista: Deniz Gamze Ergüven
scheda film
]
alla Quinzaine des réalisateurs del 68mo Festival di Cannes dove il film (venduto in tutto il mondo da Kinology) si è aggiudicato il Label Europa Cinemas, abbiamo incontrato a Parigi Deniz Gamze Ergüven per parlare del suo primo lungometraggio, prodotto dalla società parigina CG Cinéma con la Germania e la Turchia, e che sarà distribuito in Francia il 17 giugno da Ad Vitam.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Come ha scelto il soggetto del film?
Deniz Gamze Ergüven: Avevo una gran voglia di raccontare che cosa significhi essere una donna, una ragazza, in Turchia, questa sorta di filtro permanente che comincia molto presto. La prima sequenza, quando le ragazze giocano al mare montando sulle spalle dei ragazzi, è una cosa che avevo vissuto e ne ero rimasta completamente mortificata, mentre le reazioni dei miei personaggi sono più nell’ordine della rivolta. Quello che ha portato avanti il progetto è stata la volontà di mettere in scena tutte le cose che avrei voluto fare e dire, dando ai personaggi il coraggio che non ho avuto.

Un soggetto piuttosto drammatico che lei ha trattato in maniera molto dinamica.
E’ diventato subito gioioso. E una volta che avevamo dato tanto coraggio alle ragazze, di certo non volevo punirle, quindi dovevano vincere. Così, partendo da un qualcosa di molto cupo, si è arrivati a qualcosa di molto solare. Ma sono anche le attrici ad essere estremamente vivaci, come la Mustang, una metafora che unisce bellezza, libertà, spirito indomito.

Come ha voluto giocare con l’ambiente molto suggestivo per dare aria alla rappresentazione "a porte chiuse "?
Fin dalla sceneggiatura c’era un proposito di racconto, una volontà di allontanarsi dal naturalismo. Lo zio è una sorta di Minotauro nel suo dedalo, le ragazze sono come un’idra, un corpo a cinque teste con temperamenti molto diversi che mi permettevano di raccontare in maniera caleidoscopica i cinque destini possibili di una stessa donna. Per la scenografia, abbiamo trovato il sito ideale con una natura inquietante, un’architettura particolare con grandi case che ricordano le fiabe, tradizioni locali come quella di sotterrare i morti nei giardini, una dimensione un po’ fantastica.

Quali erano le sue intenzioni in termini di messa in scena?
Qualcosa di molto ampio e molto solare all’inizio del film con un incupimento progressivo mano a mano che la storia andava avanti. E una messa in scena molto dinamica perché le ragazze sono in movimento. Avevamo anche creato uno spazio all’interno della casa che mi offriva ogni possibilità di inquadratura, con una serie di prospettive e vedute dalle finestre su elementi molto precisi (la strada, altre case). Avevo la casa delle bambole di cui avevo esattamente bisogno per poterci poi giocare.

E riguardo alla produzione del film, piuttosto tumultuosa?
Incontrai Charles Gillibert all’uscita della Fémis ed è il primo produttore cui feci leggere la sceneggiatura di Mustang. Ma all’epoca non aveva ancora creato la sua società. Nel progetto quindi si è impegnata un’altra struttura francese. Sono passati due anni e tutto andava bene, ma a tre settimane dalle riprese ci siamo resi conto che il progetto era seriamente sotto-finanziato. Ho quindi chiamato Charles e tre giorni più tardi, ha accettato di riprendere in mano il progetto. In breve tempo ha cambiato il distributore francese, il venditore internazionale ed è riuscito a recuperare ulteriori finanziamenti dalle tv francesi. E’ stato di una determinazione e di una serenità imperturbabili.

Quanto è legata alla cinematografia turca?
Nel cinema non ci sono frontiere. Ora ho un nuovo progetto in Turchia, ma in precedenza avevo scritto una sceneggiatura ambientata a Los Angeles, nei quartieri afro-americani di South Central. Ma essendo un progetto in lingua inglese e non essendo io afro-americana, mi è stato impossibile convincere qualcuno. Per ottenere i finanziamenti per il mio primo lungometraggio ci voleva un progetto come Mustang, che i personaggi mi somigliassero, che si sapesse che sono cresciuta lì dentro. Ma in futuro, spero di essere abbastanza libera per poter girare fuori dalla Turchia. 

(Tradotto dal francese)

Leggi anche

Newsletter

Gijon_Home
Film Business Course

Follow us on

facebook twitter rss