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“Io e HR Giger eravamo in qualche modo sulla stessa lunghezza d’onda”

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Belinda Sallin • Regista

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- Belinda Sallin rivela le proprie impressioni su Hans Ruedi Giger e le sue idee sul suo intrigante documentario Dark Star: HR Giger's World, attualmente nelle sale nordamericane

Belinda Sallin  • Regista

La regista svizzera Belinda Sallin ha parlato con Cineuropa del suo ultimo film, Dark Star: HR Giger's World [+leggi anche:
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intervista: Belinda Sallin
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, presentato in anteprima mondiale al Film Festival di Zurigo nel 2014 e attualmente nelle sale del Nord America. Ciò costituisce un notevole successo per un film svizzero che racconta gli ultimi mesi di vita di un artista particolarmente amato oltreoceano. Con il suo film, la regista non voleva realizzare l’ennesima biografia convenzionale, ma il suo obiettivo era di rappresentare le emozioni che lei stessa ha provato durante la sua convivenza con HR Giger. La grande sensibilità dei due individui ha creato i presupposti per un film inaspettato che risulta provocatorio grazie alla sua semplicità. Dopo Zurigo, Dark Star: HR Giger's World è stato presentato a vari festival, come Istanbul, Hong Kong e Buenos Aires. Infine, il film di Belinda Sallin è stato parte della sezione Panorama del DOK.fest.

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Cineuropa: Si leggono tante cose su Giger. E’ stato difficile mantenere le distanze dalla leggenda e guardare all’artista in maniera differente?
Belinda Sallin: Avevo svariate immagini e idee in testa riguardo HR Giger la prima volta che lo incontrai. Ma non è stato difficile disfarmene. Cerco sempre di liberarmi dei miei pregiudizi e dei miei preconcetti quando giro un film. HR Giger l’ha reso ancora più facile: fu durante il nostro primo incontro che decisi di realizzare questo film. Ero sopraffatta quando entrai in casa sua per la prima volta e molto sorpresa dall’incontro con HR Ginger in persona. Era un uomo cosi bello, affascinante e gentile. All’inizio, l’artista non sembrava adatto alla sua arte e vice versa. L’immagine che avevo di lui come un artista inavvicinabile con una natura tenebrosa non era corretta. Lo trovai invece molto cortese, e lo è stato fino alla fine dei suoi giorni. Non è stato, quindi, molto difficile mantenere le distanze dalla leggenda – e mostrare nel film ciò che ho visto e vissuto.

Che cosa voleva ottenere con Dark Star? Si può dire che il suo obiettivo fosse "svelare" l’uomo dietro il mito?
Volevo che il film fosse una fedele rappresentazione dell’uomo e del suo lavoro. Una rappresentazione che fosse priva, per quanto possibile, di pregiudizi e concezioni morali, che cancellasse la montagna di cliché su HR Giger accumulatasi durante la sua vita. Ma non era mia intenzione realizzare una biografia convenzionale. Il mio obiettivo era mostrare al pubblico il mondo in cui egli viveva, le sue case meravigliose. Viveva letteralmente “nella” sua arte, con tutte le conseguenze del caso. Ha fatto del misterioso, del sinistro e dello spaventoso la sua casa, pur rimanendo un uomo affascinante, spiritoso e amichevole. Mostrando ciò, spero che il film dia vita ad una nuova immagine di lui e del suo lavoro. 

Com’è riuscita a creare quel forte legame basato su intimità e fiducia reciproca che si osserva nel film?
Giger si accorse che la mia ricerca era seria e che avevo una conoscenza approfondita del suo lavoro. Era qualcosa che sembrava apprezzare. Fortunatamente, vivendo vicino casa di Giger ho avuto l’occasione di fargli visita spesso a Oerlikon (Zurigo). Riguardo ai nostri incontri, ho accettato immediatamente il fatto che HR non amasse comunicare con le parole e che avrei dovuto utilizzare metodi alternativi per la realizzazione del film. Penso che fosse contento quando si accorse che l’avevo capito. Eravamo in qualche modo sulla stessa lunghezza d’onda, non avevamo bisogno di parlare più di tanto tra noi. Penso che HR si rese conto che la sua partecipazione nelle riprese sarebbe stata la sua ultima performance. Prese coraggiosamente parte alla realizzazione del film nonostante la sua salute precaria. Questa fu una decisione quasi provocatoria in una società ossessionata dalla bellezza, dalla giovinezza e dalla forma fisica. Secondo me Giger voleva distinguersi dal resto dell’umanità nell’eterno ciclo di nascita, vita e morte. Sapeva cosa stava facendo ed io ero lì al momento giusto. 

Com’è stato accolto Dark Star negli States, e cosa significa per lei, regista Svizzera, distribuire il suo film in America settentrionale?
La distribuzione negli USA, in quasi quaranta città (dal 15 maggio fino a luglio), di Dark Star significa molto per me. E’ davvero emozionante, e non l’avevo dato per scontato. Non mi aspettavo una tale attenzione da parte della stampa e onestamente sono stata sorpresa dall’incredibile numero d’interviste richieste, ma ovviamente anche onorata. Sono molto felice a riguardo!

(Tradotto dall'inglese)

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