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"Volevamo metter su un duo comico con Bouli Lanners e Wim Willaert"

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Guillaume e Stéphane Malandrin • Registi

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- Cineuropa ha incontrato Guillaume e Stéphane Malandrin, che hanno presentato in anteprima al Brussels Film Festival il secondo film che hanno co-diretto, Je suis mort mais j’ai des amis

Guillaume e Stéphane Malandrin  • Registi

Con Je suis mort mais j’ai des amis [+leggi anche:
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, una commedia farsesca che mette in scena un invitante duo comico (Bouli Lanners e Wim Willaert), i fratelli Guillaume e Stéphane Malandrin si allontanano dalla vena cupa e psicanalitica del loro primo film per prendere la strada del grande Nord canadese. 

Cineuropa: Qual è l’origine di questo progetto?
Guillaume Malandrin: Dopo Où est la main de l’homme sans tête che era un thriller psicanalitico particolarmente noir, volevamo andare verso la commedia, avevamo voglia di leggerezza, di divertirci, e soprattutto, condividere il nostro umorismo sul grande schermo, un aspetto della nostra personalità che non avevamo ancora coltivato al cinema. Siamo usciti dal noir, per illuminarci di risate. 
Stéphane Malandrin: Volevamo anche fare un film più semplice e in modo più semplice, rispetto a Où est la main… che aveva una costruzione con dei flashback piuttosto complessa. Qui, volevamo fare un film con i nostri amici, un film divertente. Se è stato più semplice da concepire, non lo è stato altrettanto da montare, ci abbiamo messo tanto a finanziarlo! Ma forse la difficoltà di fare una commedia sta proprio lì. 

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Una commedia d’autore, oltretutto…
S.M.: Fare il grande salto dall’emozione al burlesco, volendo anche esplorare vene comiche, farsesche o grottesche, è stato una vera sfida. Volevamo scrivere una storia d’amicizia, ispirarci a cose che conoscevamo. G.M.: C’era anche la voglia di metter su un duo comico con Bouli Lanners (Yvan) e Wim Willaert (Wim), due clown in un certo senso, quello che cerca di fare cose serie sulla pista del circo e quello che si ostina a volerlo contrariare, e che per la sua goffaggine lo fa arrabbiare. Era un registro su cui volevamo lavorare, ispirandoci anche alla dinamica di Laurel & Hardy, o dei grandi modelli comici che adoriamo come Louis de Funès e Bourvil.

La musica avrà avuto un ruolo cruciale nel processo di creazione. Come avete proceduto?
S.M.: Prima di girare, avevamo solo i brani della band, che sono composizioni originali. Volevamo del rock francese, del punk francofono. Avremmo potuto metterci i Ramones o i Sex Pistols (anche se costa caro) ma abbiamo scoperto un’etichetta specializzata in materia, Born Bad Records creata da Jean-Baptiste Guillot, una figura di punta del rock indie francese che ha recuperato tutti i diritti dei gruppi degli anni ‘80. Potrebbe quasi essere un personaggio del film! E’ da lui che abbiamo trovato tutte le nostre musiche, eccetto la canzone di Jean Yanne all’inizio del film, Coït. E’ una canzone che il nostro amico Jacky Lambert (l’attore) ascolta nella vita vera, e ci piaceva molto il suo umorismo da cattivo ragazzo che supera i limiti, cosa che ci corrisponde molto.

E’ stato difficile produrre il film?
S.M.: Il film ha avuto un percorso complicato. Lo abbiamo inizialmente sviluppato in seno a La Parti, una compagnia in cui ero produttore con Philippe Kaufmann e Vincent Tavier, ma in corso di produzione, l’avventura La Parti ha avuto fine. Così ci è sembrato più produttivo cominciare da capo con un’altra struttura. Ci siamo rivolti a Versus, abbiamo creato una piccola struttura (Altitude 100) e siamo rimasti coproduttori del film. Ma siamo dovuti ripartire da zero anche con i coproduttori francesi e canadesi. Alla fine, il finanziamento è al 95% belga, anche se il produttore francese si è impegnato molto e ci ha trovato un super distributore (Happiness). Ci siamo anche resi conto che quando si ha un budget medio (qui 1,2 milioni di euro) è difficile conciliare alcuni aiuti regionali, in particolare quelli della SODEC e di Wallimage, che hanno lo stesso tipo di esigenze in termini di spese. Alla fine si è rivelato tutto ancora più complicato, e quella che era stata concepita come una commedia leggera, non è stata affatto leggera da montare. Ma questo, ora, non ci impedisce di scrivere una nuova commedia, abbiamo appena cominciato. 

(Tradotto dal francese)

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