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Yves Jeanneau • Amministratore delegato, Sunny Side of the Doc

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- Cineuropa, media partner del Sunny Side of the Doc, ha incontrato Yves Jeanneau per fare il punto sull'edizione 2015

Yves Jeanneau  • Amministratore delegato, Sunny Side of the Doc
© Frederic le Lan/CdA La Rochelle

Per 26 anni, Yves Jeanneau, amministratore delegato dei mercati Sunny Side, ha portato l'industria dei documentari ad un altro livello, passando attraverso crisi economiche e navigando curve digitali, aprendosi sempre più all'Asia e al resto del mondo. Il Sunny Side of the Doc 2015 a La Rochelle, andato completamente  sold-out, mantiene la sua promessa di raccogliere i migliori titoli affinando le proprie intuizioni per il futuro. L'industria globale ripone chiaramente la sua fiducia nell'evento. Cineuropa, media partner del Sunny Side of the Doc, ha incontrato Yves Jeanneau per fare il punto dell'edizione 2015.

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Cineuropa: dal suo punto di vista, chi sono le giovani leve europee che stanno ispirando il settore attraverso mercati documentaristici dalle buone prestazioni?
Yves Jeanneau: ho posto a me stesso la medesima domanda, e ad oggi sono diversi mesi che sono nella fase di lancio di un'iniziativa: un osservatorio per le co-produzioni documentaristiche internazionali. Nessuno lo sta facendo al momento, nemmeno lo European Audiovisual Observatory. L'industria ne ha davvero bisogno. Io stesso non ho a disposizione risorse significative, ma mi baso su circa 120 progetti provenienti da tutto il mondo che sono stati presentati al Sunny Side nel corso degli ultimi tre anni. Che cosa ne è stato di questi progetti? Lo studio dimostra che l'80% di essi è stato completato o che si trova nella fase finale, a ricevere gli ultimi tocchi. A questo punto dello studio, il 55% dei progetti è co-finanziato da almeno due stati. Questi numeri sono davvero incoraggianti, e mostrano chiaramente la presenza di tre fulcri nazionali che hanno un ruolo cruciale nel dare una sorta di struttura  al settore, e che hanno un approccio proattivo e caratterizzato da una forte volontà: essi sono Germania, Cina e Francia. Queste tre nazioni sono anni luce davanti alle altre, e la Cina è aperta ai documentari da appena sei anni...

La Gran Bretagna non si trova in questa top three. I lavori del sistema britannico generalmente non portano i produttori verso le co-produzioni. Eppure, quest'anno, ci sono quasi 75 produttori britannici al Sunny Side, in confronto ai circa 30 dello scorso anno. Si sono resi conto che in questo momento c'è un treno che sta partendo dalla stazione, alimentato da questo bipolarismo franco-tedesco, e che è ora anche per loro di salire a bordo...

Quali sono i principali punti di interesse dell'edizione 2015?
Il primo punto è il desiderio di mantenere le radici del Sunny Side, che ho creato su delle fondamenta di internazionalizzazione e professionalizzazione. Aprirsi al mondo diventa via via più importante ogni anno che passa. Ad esempio nel 2015, diamo il benvenuto per la prima volta a emittenti televisive del Perù e dell'Uzbekistan. Questo atteggiamento di apertura si realizza anche nei confronti dell'SvoD(Subscription Video on Demand) e dei grandi schermi stile IMAX. La fondazione IMAX è dotata di 50 milioni di dollari per lo sviluppo dii contenuti in un settore nel quale la domanda del pubblico è ancora più sostanziale dell'offerta di film da proiettare. 

Il secondo punto di interesse è il posizionamento del Sunny Side, il quale mira a espandere le aree di "serie dal vero"(specialist factual), scienze, storia, religione, indagine e così via. Quest'anno, ci siamo concentrati sul chiedere a tutti i partecipanti di questo piccolo settore di venire. Un settore che è significativo in termini di numeri. Sono tutti qui. I rappresentanti di Wild Life sono entusiasti di essere qui perchè non hanno mercato da nessuna parte al mondo: solo qualche festival con il quale, tra l'altro, abbiamo collaborato per organizzare queste tematiche.

Il terzo punto è ritornare in Europa nella scia di alcune delle recenti edizioni che si sono incentrate sull'Asia. Accoglieremo 130 professionisti tedeschi nel 2015, che è tre volte in più rispetto a prima, 75 britannici e ancor più scandinavi. L'Asia è sempre lì, ma al momento possono tutti lavorare insieme qui a La Rochelle, in un mercato che è stato davvero rivitalizzato in termini della sua partecipazione europea. Direi agli europei: "smettetela di lamentarvi delle vostrie soovvenzioni nazionali che vengono tagliate. Lavorate insieme tra di voi, ma anche con il resto del mondo, che è molto aperto alla co-produzione!"

In cinque anni di Sunny Lab e con la proliferazione dei nuovi media al Sunny Side, ha notato l'afflusso di una nuova generazione di produttori che sono più dediti alle nuove piattaforme, piuttosto che alla televisione o al cinema?
La loro età media ne è la prova. I giovani stanno salendo alla ribalta, e si destreggiano tra transmedia, cross-media e innovazioni tecnologiche. Ho notato l'avvento di progetti nati digitali che non prevedono alcuna distribuzione via televisione o alcun partner tradizionale per la distribuzione. Questi progetti sono pensati in maniera differente. È anche il caso dei territori di Asia e Medio Oriente, dove i documentari esistevano solo a scopo di propaganda. Per quei territori, i documentari sono una nuova idea introdotta da una nuova generazione di produttori digitali. Abbiamo anche osservato un fenomeno per il quale ci sono più e più partnership avviate in documentari animati, grazie ai progressi tecnici che stanno rendendo gli strumenti più accessibili. I progetti per il grande schermo stanno anche dando vita a produttori altamente specializzati. C'è un vero ringiovanimento e una diversificazione dei produttori di documentari che sono chiaramente visibili al Sunny Side. Questo è anche il loro mercato. Lo è sempre stato, e l'Europa ha finalmente realizzato che non si trattava di chiacchiere senza fondamento. 

Quali sono le sfide per le prossime edizioni?
Penso ancora che un documentario sia un programma di interesse pubblico. La sua definizione concettuale non cambia secondo me. Sono lieto di vedere che oltre l'Europa, il pubblico che sta rivolgendo la sua attenzione ai documentari è composto da giovani. Dobbiamo continuare a far notare questa differenza per far sì che venga ascoltata qui, nel nostro continente. Lo sfondo non è cambiato. Vi è un'esplosione di stili, e questa è una grande notizia per l'aspetto creativo, o addirittura utopistico, del contenuto. Questa innovazione sta colpendo ogni settore.  Prendiamo ad esempio il progetto Big Cities, che è una costruzione alquanto istituzionale che coinvolge le organizzazioni distributrici in Europa, Asia e America Latina, le quali hanno unito le loro forze con Sunny Side per avviare un progetto globale innovativo incentrato su produzione e distribuzione. Diamo costantemente vita a nuove sfide. Per il Sunny Side, una delle sfide che si prospettano per l'edizione 2016 è il grande ritorno dei documentari cinematografici, che coincide con la mia intuizione attuale e che sta avvenendo in questo stesso momento al di fuori dell'Europa. Dobbiamo esserne parte, e questo sarà probabilmente uno dei temi chiave del Sunny Side of the Doc 2016.

(Tradotto dal francese)

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