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“Che la vita sia un tesoro lo capiamo solo quando la perdiamo”

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Jerzy Skolimowski • Regista

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- VENEZIA 2015: Il regista polacco Jerzy Skolimowski ha concorso con 11 Minutes al festival di Venezia, dove ha parlato del suo ultimo film con la stampa

Jerzy Skolimowski  • Regista

Il veterano regista polacco Jerzy Skolimowski ha risposto alle domande dei giornalisti subito dopo l’anteprima mondiale del suo ultimo film, 11 Minutes [+leggi anche:
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, presentato in concorso alla 72ma Mostra del cinema di Venezia. Accanto a lui, l’attrice Paulina Chapko, l’attore Wojciech Mecwaldowski e la produttrice Ewa Piaskowska. Di seguito, alcuni estratti della conferenza stampa.

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Che cosa può dirci dello stile di 11 Minutes?
Jerzy Skolimowski:
 Il film è una risposta alle pellicole d’azione di Hollywood. Dà un po’ d’intelligenza a qualcosa che accade in fretta, a volte con un pizzico di violenza. Lo stile del film, in realtà, è venuto fuori sul set. Mi sono divertito a fare il film con questo gruppo di persone; sono stati geniali. La fase più complicata è stata la scrittura della sceneggiatura.

Le storie si intrecciano durante il film fino a confluire nel finale.
Quando cominciai a scrivere la sceneggiatura, avevo in mente solo il finale, così ho cominciato dalla fine e sono andato all’indietro. Ho cercato di creare personaggi e situazioni che mi permettessero di metterli insieme in quel posto e in quel momento. Il finale è essenziale. Il film non ha senso senza di esso. E’ il mio modo di avvertire lo spettatore che tutto può succedere nel secondo successivo. Questo è il messaggio del film: che la vita sia un tesoro lo capiamo solo quando la perdiamo. Facciamone buon uso il più possibile finché siamo vivi.

Perché “11 minuti”?
Volevo mostrare la realtà, anche quei momenti che spesso vengono lasciati in sala di montaggio. Volevo seguire i miei personaggi in tempo reale. Abbiamo misurato il tempo impiegato da Wojciech per lasciare l'hotel: 1 minuto e 56 secondi. Ne avevamo bisogno per coordinare l'incontro con il venditore di hot dog e le azioni di tutti gli altri. Era questo l'unico modo per presentare la storia che avevo in mente.

Da dove viene l’idea di girare il prologo?
Il prologo è stato concepito alla fine, sia della fase di scrittura che delle riprese perché non sapevo quante informazioni avremmo dovuto avere dei personaggi che andavamo a seguire. Ho pensato che la situazione tra marito e moglie dovesse essere spiegata sufficientemente in modo che il pubblico capisse il motivo per cui il marito è tanto stravolto da seguire la moglie in albergo e fare quello che fa. Tutto il prologo doveva essere fatto in uno stile diverso rispetto agli eventi che si svolgono tra le 17:00 e le 17:11. Per questo ho usato telefoni, telecamere e altro.

Perché ha ambientato la storia a Varsavia?
Penso che sia una storia molto universale che potrebbe svolgersi ovunque e in qualsiasi momento. Per me, era più facile girare a Varsavia perché è dove vivo e conosco la città. Era più facile selezionare i posti giusti e attingere alle mie osservazioni sulla vita della città quando era necessario.

L’aereo del film è un riferimento all’11 settembre?
Il collegamento tra questo film e l’11 settembre è molto vago, ovviamente. L’11 settembre è un evento troppo grande per un film. Ho usato l'aereo come misura del tempo. L'aereo passa alle 17:05. Ogni volta che sentiamo l'aereo, sappiamo che sono le 17:05. E’ stata una scelta pratica più che un riferimento metaforico.

(Tradotto dall'inglese)

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