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"Sono io il testimone dei miei film"

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Antonio Capuano • Regista

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- Con Bagnoli Jungle il regista napoletano Antonio Capuano è tornato a raccontare la sua città

Antonio Capuano  • Regista

Una standing ovation per il film di Antonio Capuano, Bagnoli Jungle [+leggi anche:
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, ha chiuso alla Mostra di Venezia la 30° Settimana Internazionale della Critica. A quattro anni di distanza dalla sua ultima opera L’amore buio [+leggi anche:
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, Capuano è tornato a raccontare la sua città, Napoli, puntando il suo obiettivo su Bagnoli, un tempo sinonimo di occupazione con l’Italsider, oggi territorio degradato e al centro di scontri politici. Nel cast il grande attore di scuola eduardiana Antonio Casagrande, Luigi Attrice e il giovane Marco Grieco, già protagonista, accanto a Valeria Golino, nel 2005, di un altro bel film di Capuano, La guerra di Mario. Prodotto dalla Eskimo di Dario Formisano, con Gennaro Fasolino e lo stesso regista, e in collaborazione con la Enjoy Movies di Andrea De LiberatoBagnoli Jungle è stato il ritorno dell’autore napoletano alla Settimana della Critica, dove nel 1991, partecipò e vinse con la sua opera d’esordio Vito e gli altri.

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Cineuropa: Capuano, il governo ha nominato un commissario per la bonifica e il riassetto dell'area di Bagnoli.
Antonio Capuano: Visto che i napoletani non sono stati capaci di far nulla dal ‘92 a oggi, bisognava dare una scossa. Naturalmente i napoletani che rimangono incollati alle poltrone del potere sono arrabbiati. Vediamo come lavora, giudicheremo dalle sue capacità e dai risultati.

Perché la scelta di questi tre protagonisti, un ladro, un pensionato e un garzone di salumeria?
Ci voleva una generazione che ci raccontasse il passato, cioè un vecchio legato agli anni d'oro, quando l'Italsider era fiorente, dava lavoro a 10mila persone, quando c'era un operaismo vivace e cosciente. Quell'epoca l'ho vissuta in prima persona perché mio fratello e tanti amici lavoravano all'Italsider. C'erano un'economia fiorente e una coscienza del lavoro. Poi mi serviva un personaggio di mezz'età, 40-50enne, che rappresentasse l'oggi: lo sfascio, il vuoto, l'annaspare. Dunque questo 'mariuolo' cacciato di casa, che non trova pace e che corre continuamente. Infine un testimone dell'ultima generazione: un ragazzo sano, al contrario di quello che si pensa, cioè che i giovani delle periferie siano tutti legati alla criminalità. Marco l'ho conosciuto che lavorava da un salumiere e ora fa il barbiere. Come lui, ci sono tanti ragazzi che lavorano, una generazione di 'invisibili' che si impegnano per portare i soldi a casa e anche per poterli spendere il sabato sera.

Nel film si vede un corteo per la festa dei lavoratori.
È stato casuale, il primo maggio avevamo appena finito di girare e ci siamo imbattuti in una manifestazione piena di giovani, con le bandiere rosse, che stavano più incazzat 'e me! Sentivamo di essere dentro a questa cosa molto bella.

Qual è la cifra che lega tutto il tuo cinema?
Sono io il testimone dei miei film. Come Picasso che ha fatto 'Le bagnati' e trent'anni dopo le reinventa con la scultura: è lui il filo stesso delle sue opere. Io ho nel mio bagno la riproduzione di uno dei tanti dipinti di bagnanti, conturbanti e conturbate. Per cominciare bene la giornata.

Il cinema italiano, nonostante l'Oscar, soffre di una cerca difficoltà di circolazione. Riesce ancora a esprimere la cultura di un Paese?
L'animo provinciale si è radicato. Il cinema in passato ha fatto molto per la nostra cultura all'estero. Ma oggi non ci sono più i produttori, i distributori, molti film vengono fatti senza amore, senza coscienza, si lavora solo per i soldi. La cultura lavora sulla lunga distanza, non nell'immediato. La superficialità, il cattivo gusto ti portano invece in un vortice in cui affoghi. Non vengono adoperati gli strumenti "alti" della coscienza allargata, quei mezzi artistici che ci hanno sempre contraddistinto, a cui il mondo guardava. Non c'è accuratezza. C'è un'assenza di amore e di dolore, di sentimenti insomma. Molto sentimentalismo - quello tantissimo - ma niente profondità.

Stai lavorando a un nuovo film che s’intitolerà Il buco in testa. Puoi dirci di cosa si tratta?
Si fanno progetti ma poi siamo legati all'affannosa ricerca dei finanziamenti. Racconto la storia - ambientata tra Napoli e Milano nel 2007 - di una ragazza che dopo trent'anni desidera incontrare l'assassino di suo padre poliziotto, che lei non ha mai conosciuto. Si tratta di un terrorista che ha scontato tutta la pena per questo omicidio politico. Passeranno una giornata assieme.

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