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"Non ho niente contro i film di genere; mi interessa ogni tipo di produzione"

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Olmo Omerzu • Regista

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- Il regista sloveno Olmo Omerzu è tornato nel circuito dei festival con la sua seconda fatica, Family Film, destinata a vincere una pletora di premi, proprio come il suo debutto, A Night Too Young

Olmo Omerzu  • Regista

Nato a Lubiana, Olmo Omerzu lavorava nella redazione della rivista slovena a fumetti Stripburger e nel 2004 ha iniziato la FAMU di Praga. Ha diretto diversi cortometraggi prima di iniziare a vincere premi per il suo film di 40 minuti The Second Act. Il premiato A Night Too Young [+leggi anche:
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, selezionato per il Forum della Berlinale nel 2012, è il suo film di fine studi, nonché esordio nel cinema di finzione. Adesso è in concorso al CinEast di Lussemburgo con il suo ultimo e tanto atteso Family Film [+leggi anche:
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intervista: Olmo Omerzu
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Cineuropa: Quali sono state le sue influenze come regista?
Olmo Omerzu: Sono sempre stato un normale cliente dei cinema, quindi la lista sarebbe lunga. Alcuni film e registi che significavano molto per me hanno, nel corso degli anni, smesso di interessarmi.

In che modo l'hanno arricchita come regista le sue esperienze con A Night Too Young?
Durante A Night Too Young, ho avuto a che fare con la drammaturgia di un film per la prima volta. Ero occupato principalmente con la questione di come sviluppare una storia basata sull'unità di tempo e spazio, senza un protagonista principale. Per mezzo di un piccolo gruppo di persone, tra le quali vi sono relazioni intricate e insolite, avevo intenzione di creare un ritratto di gruppo di una certa società che è, nel caso delle relazioni sentimentali, guidata da giochi di potere. La narrazione in Family Film è piuttosto frammentaria e niente affatto classica.

Quale idea ha generato la forza trainante di Family Film?
È stato un breve articolo su un quotidiano riguardo un cane caduto da una barca durante una tempesta e sopravvissuto per diverse settimane su un'isola abbandonata senza padrone. Sono stato rapito dall'idea di un Robinson Crusoe canino che sarebbe potuto essere un meccanismo di transizione nella storia. Da una tragedia familiare, veniamo poi trasportati su un'isola dove assistiamo alla lotta per la sopravvivenza dell'animale perduto. Il cane diventa un simbolo della famiglia, catalizzando i loro problemi, ed è forse l'unico legame in grado di riavvicinarli.

Com'è andata la preparazione della sceneggiatura? Com'è stato scrivere in tandem con Nebojša Pop-Tasić?
Prima, ho inviato la mia versione a Nebojša. Conoscevo le sue opere teatrali - il suo linguaggio e la sua poetica sono atipici nel contesto della Slovenia, e le opere teatrali e le poesie che scrive mi parlano. È per questo che siamo arrivati ad intenderci così in fretta.

Perché ha scelto l'assenza di potestà genitoriale come esperienza che forma gli adolescenti?
A causa della partenza dei genitori, vengono rappresentati due mondi nel film: quello degli adolescenti e quello degli adulti. Nel mondo degli adolescenti, mi concentro sui fratelli e sul loro processo di venire a patti con la loro ritrovata libertà, che, dopo il momento iniziale di euforia, diventa una responsabilità più grande e un onere. Il fratello e la sorella costituiscono davvero i resti della famiglia. Sono interessato al modo in cui la famiglia si riforma dopo la partenza dei genitori, piuttosto che al destino dei personaggi. Uso meccanismi che creano nuovi rapporti tra i fratelli, lo zio e l'amico. Nella seconda parte del film, entrambi i mondi beneficiano dell'arrivo di una situazione nuova.

Il suo prossimo progetto sembra essere Kavky na cestě ("Gazze sulla Strada"), un incrocio tra un road movie e un film d'avventura. Qual è il suo rapporto con il cinema di genere?
Non ho niente contro i film di genere; mi interessa ogni tipo di produzione. La mia scelta di forma e stile della narrazione è sempre definita dal tema con cui lavoro. Le storie stesse vengono sempre dalla realtà. Kavky na cestě, scritto da Petr Pýcha, non è un tipico road movie di formazione; personalmente lo definisco un film sulla narrazione. Attraverso la forma stessa della narrazione, si analizza il passaggio dall'infanzia all'età adulta e il film offre un epilogo inaspettato. Di solito in film come questo, ci aspettiamo che un bambino venga introdotto al mondo degli adulti attraverso varie situazioni. In questa storia, succede quasi il contrario.

(Tradotto dall'inglese)

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