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“Il mio film è come un racconto di Natale narrato da Kafka”

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Daniela Fejerman • Regista

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- Cineuropa intervista Daniela Fejerman alla Seminci 2015, che ha trasferito la sua difficile esperienza personale in La adopción, con protagonisti i magnifici Nora Navas e Francesc Garrido

Daniela Fejerman  • Regista

La regista argentina residente in Spagna Daniela Fejerman ha trasferito la sua difficile esperienza personale in un paese dell’Europa dell’Est in La adopción [+leggi anche:
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, dramma con protagonisti i magnifici Nora Navas e Francesc Garrido in concorso nella sezione ufficiale della 60ª Seminci di Valladolid. Cineuropa l’ha intervistata.

Cineuropa: La adopción è un film molto misurato. Come si riesce a mantenere il polso senza strabordare nel drammatico?
Daniela Fejerman:
Era necessario mantenere un tono, non sfociare nel “melodrammatico”, che era una tentazione, una cosa che poteva succedere. Io avevo una visione tanto cruda dell’esperienza che non potevo farne un film con i violini di sottofondo, perché lì non c’erano da nessuna parte.

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Ma essendo così coinvolta emotivamente nella storia, non è stata tentata di trasformarla in un esorcismo o una terapia?
Quando decisi di scrivere il film, la prima cosa che feci fu chiamare un co-sceneggiatore, che è un amico e conosceva tutta la storia, perché parlavo con lui mentre ero in Ucraina, dove andai per adottare un bambino. Lui – Alejo Flah – conosceva perfettamente la mia esperienza, ma decidemmo di costruire con essa una storia, utilizzando quello che sapevamo, sì, ma anche aggiungendo, “romanzando” e raccogliendo altre storie simili, e senza essere troppo “cinematografici”, perché la trama ha così tanta crudezza e verità che non potevamo mettere mafiosi con le pistole nella sceneggiatura. Questo ci avrebbe portato a un film di genere, cosa che non è. Quindi abbiamo ceracto di creare tensione, che ci fossero aspettative: lo spettatore si chiede che cosa succederà a queste povere persone che sono lì, catapultate in un mondo che non controllano, ma senza troppi effetti.

Il ritratto poco piacevole di un paese dell’Europa dell’Est che emerge dal suo film, non ha pregiudicato la collaborazione con la Lituania?
Nella finzione il paese non è identificato, anche se un lituano vi riconoscerà la capitale e la lingua, ma loro non hanno fatto problemi. Di fatto, in Lituania non c’è l’adozione internazionale. Il fatto che Gerardo Herrero, il produttore spagnolo, vi avesse precedentemente girato Silencio en la nieve [+leggi anche:
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ha facilitato l’entrata in questo progetto del suo socio lituano Ramünas Skikas (Lietuvos Kino Studija). Il parlare diverse lingue – inglese, castigliano, lituano, russo, catalano... – ha trasformato il set in una torre di Babele e a volte ci sentivamo un po’ come i personaggi, ma molto ben accolti, in verità.

Anche gli interni sono stati girati in Lituania?
Tutto. Sono state sei settimane molto intense. Gli appartamenti che compaiono sono del luogo, con mobili autentici, e anche questo ha aiutato Nora Navas e Francesc Garrido a vivere quella realtà in modo più veritiero.

E’ stato difficile montare un progetto drammatico come questo, specialmente in un periodo in cui in Spagna funzionano meglio le commedie?
Sì, sono stati cinque anni molto duri. All’inizio c’era un altro produttore che poi non ha più potuto e così Tornasol Films ha ripreso il progetto e lo ha salvato. Come dico sempre: il film è come un racconto di Natale narrato da Kafka, perché sono successe cose così forti che se le avessimo messe nella sceneggiatura non sarebbero state credibili: certo, la realtà supera la finzione, ma un film deve essere veritiero.

Il casting era una delle sfide più importanti di La adopción. Aveva in mente questi attori sin dall’inizio?
Volevo Nora Navas, perché è un’attrice prodigiosa, ma ancora non sapevo chi avrebbe incarnato suo marito. Ho provinato diversi attori, e con Francesc Garrido la chimica è stata immediata. Gli attori secondari, veterani interpreti lituani, provengono soprattutto dal teatro, perché in Lituania si produce poco cinema, si gira giusto qualche film storico, e invece io in La adopción mostro la parte più brutta di un luogo tanto bello.

(Tradotto dallo spagnolo)

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