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“Non mi piace che altri decidano per lo spettatore”

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Pere Vilà • Regista

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- Intervista a Pere Vilà, regista di L’artèria invisible, in concorso nella sezione ufficiale della Seminci 2015

Pere Vilà  • Regista

Il cineasta di Girona compete per la seconda volta nella sezione ufficiale della Seminci - Festival di Valladolid con L’artèria invisible [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Pere Vilà
scheda film
]
, dopo aver partecipato nel 2012 con La lapidation de Saint Etienne [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, premio FIPRESCI di quella edizione. Cineuropa ha parlato con lui.

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Cineuropa: Con L’artèria invisible torna alla Seminci...
Pere Vilà: Ho fatto quattro film e l’unico festival che mi ha accolto due volte in concorso è questo. Mi sento bene qui, ho bisogno di questo rispetto e interesse per ciò che faccio, perché metter su un progetto è un processo lungo, con molti ostacoli; quindi portarlo a termine e venire a Valladolid dove la sala si riempie – a prescindere che il film piaccia o no, quello è un altro discorso – è una cosa cui do molta importanza.

Oltretutto è coinvolto nella produzione.
Il film è prodotto da Televisió de Girona, DDM Visual e da me via Manium Produccions. E’ un prodotto di Girona, è stato girato qui; la parte di produzione che posso apportare io, non economica, consiste nel controllare lo spazio e non perdermi. Il budget è ristretto e per tenerlo sotto controllo cerco location vicine fra loro. Mentre giravo mi sentivo a casa: ho filmato delle scene a cento metri da casa mia.

Sullo schermo non riusciamo a identificare la città. Ha giocato con questa lacuna?
Senza dubbio. So che a volte fa piacere che compaiano elementi identificabili della propria città, ma non ne avevo bisogno per questa storia. Anche gli esterni sono periferici: volevo che fosse un posto qualunque. Anche se i notiziari della televisione che guardano i personaggi ci dicono che siamo in Spagna, e la lingua che parlano – il catalano – ci colloca in Catalogna, per chi vede il film in un festival internazionale deve essere il più universale possibile e, allo stesso tempo, il più individuale possibile. Questo cerco: che lo spettatore possa vedere il film sentendo di esserne toccato in qualche modo, che si è identifichi a tal punto da turbarsi. Per questo era importante generalizzare.

L’artèria invisible ha già una distribuzione e una data d’uscita in Spagna?
Il 4 dicembre uscirà a Girona e Barcellona, e dopo sicuramente a Madrid; ho già parlato con una sala. La gestiremo noi produttori, muoveremo noi il film, cercando spazi e gente che lo trattino in modo concreto: non che questo tipo di cinema abbia bisogno di cose speciali, perché non dovrebbe essere così, però non mi piace che alcuni – una televisione o un distributore – possano decidere sul criterio, l’opinione e anche l’intelligenza dello spettatore. Io ci credo nell’intelligenza dello spettatore e so che chiunque può vedere il mio film. Se non gli piacerà tutto, gliene piacerà un pezzo, ma sicuramente gli rimarrà qualcosa perché, alla fine, parlo di esseri umani e il film è destinato a essere visto da esseri umani: ci deve essere una connessione e io la vado a cercare. E’ molto gratificante quando il pubblico ti si avvicina e ti dice che sembrava il suo film.

Ovviamente dedica L’artèria invisible a Truffaut...
Il primo film, Pas a nivell, lo dedicai a Joaquim Jordà, perché era il mio professore e amico, e a Tarkovski, perché la sua ombra è sempre stata dentro di me. Quello successivo – La lapidation de Saint Étienne – lo dedicai a un familiare malato di cancro, perché si addiceva a ciò che raccontava. La fossa lo dedicai a Theo Angelopoulos, che ho conosciuto. E questo a Truffaut, perché mi piacciono molti suoi film che non sono i più famosi, come La calda amante, che trovo molto triste, e La camera verde, che è sulla mia stessa linea.

(Tradotto dallo spagnolo)

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