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"Il ciclo vitale dei film si è accorciato drasticamente"

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Gabor Boszormenyi • Distributore

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- Cineuropa parla con Gabor Boszormenyi, presidente della casa di distribuzione ungherese Mozinet, della sua politica editoriale e le tendenze attuali del mercato

Gabor Boszormenyi  • Distributore

Cineuropa parla con Gabor Boszormenyi, presidente della casa di distribuzione ungherese Mozinet, della sua politica editoriale e le tendenze attuali del mercato.

Cineuropa: Come definirebbe la politica editoriale e la strategia di sviluppo di Mozinet?
Gabor Boszormenyi: Distribuiamo film dal 2006, ma Mozinet è stata fondata nel 1998. Nel primo decennio ci siamo misurati con vari campi del settore cinematografico: avevamo una pagina web sul cinema, poi una rivista mensile su carta, più tardi un programma televisivo sui film; abbiamo gestito sale cinematografiche non commerciali, avevamo la nostra personale programmazione educativa e organizzavamo varie attività legate al cinema. In quasi tutte le nostre attività, ci siamo concentrati sui film indipendenti europei, ma all’inizio la distribuzione era meno importante rispetto alla pubblicazione della rivista. Nell’anno 2010-2011 è stato impossibile finanziare la maggior parte delle nostre attività, a causa della mancanza di sostegno economico da parte dell’Ungheria. Così abbiamo dovuto abbandonare tutto, eccetto il ramo distribuzione, che abbiamo dovuto ristrutturare.

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Quattro anni fa, con una squadra molto piccola, abbiamo cominciato a ricostruire la nostra attività di distribuzione, alla ricerca di gemme nascoste che non interessassero ai nostri potenti concorrenti. Ci siamo focalizzati soprattutto su film europei che implicassero meno rischi grazie all’appoggio del programma MEDIA, ma abbiamo sempre prestato attenzione anche al cinema indipendente nordamericano. Negli ultimi anni, siamo riusciti a distribuire sempre più film del circuito dei festival, che hanno un’attrattiva maggiore per gli spettatori. Mentre nel 2011 vendevamo meno di 40.000 ingressi, quest’anno abbiamo superato le 200.000 entrate.

Acquisire film in anticipo è diventata una cosa essenziale per noi; la nostra politica editoriale è una combinazione di film più commerciali se la sceneggiatura ci interessa (come Youth [+leggi anche:
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), film artistici di grande bellezza che scopriamo nei festival (per esempio, Ida [+leggi anche:
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) e poi osiamo con pellicole come Storie pazzesche [+leggi anche:
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, che per i nostri concorrenti risultano piuttosto rischiose. 

Quali sono le tendenze principali del mercato cinematografico in Ungheria?
Con il digitale, è sempre più difficile mantenere un film in cartellone. Tutte le sale hanno accesso ai blockbuster, escono molti più film rispetto a pochi anni fa e circolano molte più copie rispetto a prima. I film di cui prima si facevano due o tre copie in 35mm, ora si lanciano direttamente in 10 o 15 DCP. Ci sono sempre meno sale e sempre più film; il ciclo vitale dei film si è accorciato drasticamente. C’è bisogno di più sale dedicate alla proiezione di film già usciti, così sarebbero disponibili per più tempo. Riusciamo a tenere in cartellone per alcuni mesi solo i nostri più grandi successi (come Son of Saul [+leggi anche:
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); il cambio digitale pregiudica soprattutto i film che dipendono dal passaparola.

Il numero totale di film venduti in Ungheria è cresciuto negli ultimi anni e nei primi tre trimestri del 2015 è aumentato del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Questo vuol dire che i risultati in sala saranno, alla fine dell’anno, allo stesso livello di dieci anni fa: quasi 12 milioni di entrate in un paese di 10 milioni di abitanti. Dalla nostra prospettiva, il problema sta nella struttura della vendite di biglietti, non nella quantità venduta.

Purtroppo le pellicole europee, comprese quelle ungheresi, non hanno successo in Ungheria. Nella lista dei 25 film più visti si troveranno solo due film che non sono produzioni nordamericane: Hollywood si prende il 90% del mercato. Siamo in competizione per il restante 10% con gli altri distributori.

Un altro problema serio è che le sale di Budapest rappresentano dal 70 al 90% dei nostri ingressi (dipende da quanto artistico è il film), sebbene nella capitale viva meno del 20% della popolazione del paese. Ci sono grandi zone in cui non si proiettano film europei, e l’Ungheria ha un bisogno disperato di una strategia che porti i giovani al cinema. Il nostro pubblico sta invecchiando, e non c’è alcuna iniziativa nazionale per formare gli spettatori futuri del cinema europeo.

Che cosa pensa delle uscite in VoD e delle finestre di distribuzione?
Il VoD è ancora poco significativo in Ungheria. Nel nostro caso, rappresenta un fatturato da poche centinaia a duemila euro per film. Il VoD via internet è quasi inesistente, quasi tutte le nostre entrate provengono dai provider di servizi IPTV, però è molto difficile che i nostri film abbiano una buona visibilità, e a volte i provider rifiutano alcuni nostri contenuti.

Per i nostri titoli più importanti, manteniamo le finestre di distribuzione, l’uscita in DVD e in VoD avviene quattro mesi dopo l’uscita nei cinema. Se non facciamo così, i multisala non accettano i film, e non vogliamo neanche togliere valore all’uscita in sala. Per i film meno importanti, a volte puntiamo sul lancio in DVD e VoD contemporaneo al cinema (D&D), o poco tempo dopo. Questi film non hanno buoni risultati dopo la terza o quarta settimana, quindi non c’è bisogno di mantenere le finestre, e poiché vendono solo poche migliaia di entrate nelle sale, non crediamo che questo pregiudichi il mercato. Lanciamo i film solo in D&D se il provider di VoD è disposto a promuovere il film; crediamo che questo possa andare anche a vantaggio dell’uscita in sala.

(Tradotto dall'inglese)

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