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Dancing with Maria racchiude la mia identità”

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Ivan Gergolet • Regista

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- Dancing with Maria, di Ivan Gergolet, è l'affascinante ritratto della danzatrice argentina Maria Fux, selezionato per gli EFA Awards

Ivan Gergolet  • Regista

Dancing with Maria [+leggi anche:
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è il primo lungometraggio documentario di Ivan Gergolet. Questo affascinante ritratto della danzatrice argentina Maria Fux è stato selezionato per gli EFA Awards, che verranno consegnati il 12 dicembre a Berlino. Gli chiediamo come viva questa candidatura, considerato che l’Italia non ha mai vinto in questa categoria, e l'unico documentarista ad essere nominato finora è stato Gianfranco Rosi. “La nomination agli EFA è stata del tutto inaspettata”, ci confessa il regista, “e la vivo insieme a tutta la squadra del film con grande gioia e orgoglio. E' un risultato importante per l'Italia e per gli alti 2 paesi co-produttori, la Slovenia e l'Argentina. Io sono nato e cresciuto in Italia, sono di madrelingua slovena e larga parte della mia famiglia vive in Argentina, dove mia zia emigrò negli anni 30. In questo film è racchiusa molta parte della mia identità”. 

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Cineuropa: Il film era stato inizialmente pensato come documento privato. Come si è sviluppato il progetto?
Ivan Gergolet: Questo film è nato durante un viaggio a Buenos Aires nel febbraio del 2010, mentre accompagnavo mia moglie ad un seminario di Maria Fux. Prima di partire lei mi chiese di portare la telecamere per fare un'intervista a Maria come ricordo di quel viaggio. Io non avevo alcuna ambizione in quel momento, se non quella di fare un regalo a mia moglie e la curiosità di conoscere quell'anziana danzatrice. Mostrai il materiale al produttore Igor Princic, che mi rimandò a Buenos Aires per chiedere a Maria Fux se fosse stata d'accordo nel partecipare al progetto di un film. Nei 3 anni successivi ho compiuto numerosi viaggi duranti i quali ho passato lunghi periodi a filmare il lavoro di Maria. Mai avrei potuto immaginare che alcuni brani di quell'intervista fatta per mia moglie, avrebbero fatto parte di un film nominato agli EFA... 

Secondo te in Italia sta crescendo la considerazione per il documentario con l’inclusione in concorso nei festival (Venezia, Roma) solitamente dedicati alla fiction? In realtà in molti Paesi europei i doc hanno più visibilità mentre gli italiani faticano ad arrivare nelle sale.
I distributori e gli esercenti sono ancora molto diffidenti verso il cinema documentario in Italia, ma parallelamente il pubblico sta cominciando a conoscerlo meglio. Anche chi non frequenta i festival si sta accorgendo quanta forza possa avere un film documentario visto sul grande schermo. Mi piace pensare che anche Dancing with Maria abbia dato il suo piccolo contributo a questa nuova consapevolezza. 

Non so se tu ami il termine docufiction, comunque nel film c’è un approccio molto “cinematografico” che lo rende più intenso. Come ti sei avvicinato a questa danzatrice di 92 anni, la cui arte sembra dotata di qualità taumaturgiche, capace di cambiare la vita delle persone?
Non considero Dancing with Maria una docufiction, perché nel film non c'è nulla di preparato, fatta eccezione per l'inquadratura finale del film. Altra cosa invece è l'approccio “cinematografico” che tu citi. Probabilmente sarebbe stato più semplice fare un biopic per la tv, ma ho sempre voluto fare questo film per il grande schermo, cercando di cogliere Maria Fux oggi, nel suo presente di danzatrice e pedagoga. Quindi ho cercato di integrarmi il più possibile nel suo studio per poterlo filmare da dentro, perché era l'unico modo per cogliere quella dimensione taumaturgica della sua arte. 

Cosa ti ha lasciato questa esperienza dal punto di vista umano?
Fare un film significa attraversare con tutto me stesso il mondo che voglio filmare. Allo stesso tempo però anch'io mi sono lasciato attraversare da Maria, dal suo lavoro e dalle persone che ho incontrato. Ho potuto guardare la realtà attraverso gli occhi di un'artista eccezionale, e questa è un'esperienza che ti segna profondamente. 

In un’era di immagini sempre più presenti e “forti”, fotografare i corpi e farli arrivare allo spettatore diventa sempre più difficile?
Filmare il corpo non è tanto una questione fotografica o estetica, ma soprattutto etica. E' quello il terreno d'incontro con lo spettatore. Io ho cercato di interiorizzare nella mia camera lo sguardo di Maria sui corpi delle persone che danzano con lei. Spesso erano corpi molto simili al suo: vecchi, feriti e imperfetti; ma pulsanti di vita ad ogni respiro.

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