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Mercato più che mai dinamico grazie ai nuovi device (I)

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Bruno Zambardino • Docente Economia ed Organizzazione dei Media e dello Spettacolo

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- Cineuropa incontra Bruno Zambardino, docente di Economia ed Organizzazione dei Media e dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma

Bruno Zambardino  • Docente Economia ed Organizzazione dei Media e dello Spettacolo

La rivoluzione transmediale in atto porta a una fruizione dell’audiovisivo che sta ridefinendo i modelli di consumo. Ne abbiamo parlato con Bruno Zambardino, che da dieci anni insegna Economia ed Organizzazione dei Media e dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma e ha pubblicato qualche mese fa il libro Dal possesso all’accesso - L’industria audiovisiva ai tempi dello streaming.

Cineuropa: A questa frammentazione di contenuti, di piattaforme e device corrisponde una crescita effettiva dei consumi e delle opportunità?
Bruno Zambardino:Il fenomeno della fruizione di contenuti digitali su più dispositivi connessi a internet è in crescita e si avvia a diventare la norma. I fornitori di contenuti assecondano e alimentano questa tendenza. Netflix, ad esempio, ma non è certamente l’unico caso, è riuscito a costruire un solido brand digitale intorno alla propria offerta senza soluzione di continuità tra apparati.La gamma di apparati connessi sta contribuendo a modificare il settore del video online. Tenendo in considerazione i dispositivi personali, come gli smartphone, nella maggior parte dei mercati sono già presenti più apparati connessi rispetto a pc e televisori. Necessariamente le media company devono sviluppare servizi che possano essere fruibili tramite tali apparati, sotto minaccia di perdere terreno rispetto ai concorrenti.

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Effettivamente sta aumentando proprio il coinvolgimento multischermo: il pubblico si è abituato a guardare contenuti, o anche parti di questi, in luoghi differenti lungo tutto l’arco della giornata. E quindi il televisore del salotto non è più sufficiente. A prescindere dal tipo di contenuto, questo deve essere disponibile su ogni dispositivo, per venire incontro alle nuove abitudini degli utenti. Il consumo di contenuti è diventato un’esperienza più personale e personalizzata rispetto al passato. Oggi i consumatori trovano il tempo di guardare videoclip, o addirittura interi film, in molti luoghi e circostanze diverse e su una vasta gamma di apparati.

Il regolatore inglese, Ofcom, ha scoperto che nel 2013 il 39% degli utenti internet ha usato il web per guardare programmi televisivi online, o li ha scaricati direttamente dal sito dei broadcaster; rispetto al 35% del 2012 anche la frequenza del consumo di video via internet è cresciuta: tra i consumatori britannici che hanno dichiarato di guardare tv/film o video online, il 57% afferma di averlo fatto più di una volta a settimana, con picchi del 69% nella fascia di età compresa tra 16 e 34 anni.

Nel 2013 i consumatori europei hanno speso 520 milioni di euro in SVOD (in aumento del 147.5% rispetto all’anno precedente), più 400 milioni in EST (Electronic Sell Through) e 300 milioni nel noleggio di film e serie tv online. Nonostante il totale superasse il miliardo di euro e si prevede che arrivi a quota 1,5 miliardi entro il 2015, si tratta ancora di una piccola porzione del mercato audiovisivo, e soprattutto di un settore ancora caratterizzato da una forte frammentazione tra i diversi mercati comunitari.

In termini di ricavi complessivi, anche l’andamento degli ultimi 5 anni conferma una forte discrasia tra quattro aree chiave come Regno Unito, Germania, Francia e Italia. Il nostro Paese, in particolare, ha chiuso il 2014 con un fatturato on-demand di appena 25 milioni di euro, pari ad appena il 4% dei ricavi britannici.

Restando in Italia, il settore dell’home entertainment, nell’arco degli ultimi sei anni ha visto più che dimezzarsi il giro d’affari (-55,2%): tutte le tradizionali aree di business sono in forte sofferenza, a partire dalla vendita di dvd e Blu-ray.

Grandi aspettative per risollevare il comparto sono riposte proprio sull’aumento delle entrate derivanti dalla fruizione di contenuti audiovisivi on-demand, fenomeno sempre più effervescente e dinamico (+38,5% tra il 2012 e il 2013), anche se il consumo online nel nostro Paese è ancora marginale, rappresentando solo il 5% dell’intero mercato e un valore di appena 18 milioni di euro derivanti dalle transazioni online Vod e Est. Nei prossimi anni la crescita del mercato digitale e i relativi flussi di spesa legati al consumo dei contenuti audiovisivi online saranno guidati dalla rapida diffusione di milioni di device connessi a Internet e in particolare delle smart tv: entro il 2017 Italia ce ne saranno oltre 10 milioni. In soli quattro anni il numero di tv connesse crescerà del 500%, fino a più di 6 milioni di unità. In aggiunta, la diffusione di altri dispositivi collegati (pc, tablet, game console, smartphone) porterà a un mercato potenziale totale di circa 130 milioni di pezzi.

Il fenomeno delle smart tv comporterà una rapida crescita della domanda di servizi video on demand, anche spinta dalla conversione del consumo illegale ai servizi legali, a patto che si proceda più speditamente sul fronte degli investimenti in banda larga. La penetrazione della banda larga gioca, infatti, un ruolo cruciale nella distribuzione di contenuti audiovisivi online. La crescita dei contenuti on-demand è trainata, in particolare, dall’ingresso in campo degli operatori ott Over the Top Television) ovvero, dei servizi che distribuiscono – sullo schermo televisivo e su altri device connessi – contenuti audio-video provenienti dalla rete Internet (web based), tramite connessione a banda larga su reti aperte.

Come si può constatare, il mercato dei servizi audiovisivi continua ad essere più che mai dinamico grazie ai nuovi device, all’evoluzione tecnologica e all’ingresso di nuovi attori lungo tutta la filiera.

Leggi la seconda parte dell'intervista qui.

Si ringrazia TAKE - BLS

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