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“Un film deve avere un’identità più affermata possibile"

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Jean-Christophe Reymond • Produttore

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- Incontro con Jean-Christophe Reymond che guida Kazak Productions, la giovane società parigina in crescita

Jean-Christophe Reymond  • Produttore

Contando all’attivo più di 40 cortometraggi, Kazak Productions si è aperta ai lungometraggi con quattro titoli: Ni le ciel, ni la terre [+leggi anche:
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di Clément Cogitore (Settimana della Critica di Cannes 2015 e candidato al premio Louis-Delluc alla miglior opera prima), Tristesse Club [+leggi anche:
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di Vincent Mariette (candidato al Lumière 2015 alla miglior opera prima), Mercuriales [+leggi anche:
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di Virgil Vernier(presentato sulla Croisette nel 2014, nella sezione dell'ACID) e Jimmy Rivière [+leggi anche:
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intervista: Teddy Lussi-Modeste
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di Teddy Lussi-Modeste (candidato al César e al Lumière 2012 come miglior promessa). Incontro con Jean-Christophe Reymond che guida la società parigina con il suo socio Amaury Ovise.

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Cineuropa: Qual è la linea editoriale di Kazak Productions?
Jean-Christophe Reymond:
I nostri film possono essere di tipologie differenti, ma cerchiamo di spingere le proposte il più lontano possibile, senza che siano necessariamente radicali. Oggi, per uscire nelle sale o altrove, un film deve avere un’identità più affermata possibile: non bisogna trovarsi nella scelta tra due. Per esempio, la trama di Ni ciel, ni la terre era molto originale e anche se la proposta era complicata con la miscela di film di guerra, mistico e fantastico, abbiamo spinto il cursore il più lontano possibile perchè non vogliamo qualcosa di troppo conforme alle regole o troppo sdolcinato. Ciononostante, bisogna anche aprirsi, riflettere con i nostri autori affinché mantengano il loro universo e la loro personalità, il tutto ampliando il pubblico con la miscela che cerchiamo: soggetti interessanti e contemporanei che siano allo stesso tempo delle proposte d’autore. Kazak ha anche prodotto più di 40 cortometraggi e tutti i registi dei nostri lungometraggi hanno lavorato con noi su dei cortometraggi. E questo cammino insieme continua perché abbiamo firmato per un secondo lungometraggio con tutti gli autori con cui abbiamo prodotto il primo. Vogliamo cercare di crescere insieme.

Qual è la vostra analisi sulla congiuntura dei finanziamenti, in particolare per lo stile di cinema giovane che producete?
Il discorso dell’audacia e dell’originalità non è molto ben accetto: le emittenti televisive e i loro programmatori cercano film dal cast formattato per un pubblico che si aspetta delle proposte leggibili, ossia spesso delle commedie. Per esempio, Tristesse Club era una commedia con un buon cast, ma malinconica, dunque non rientrava del tutto nei canoni. Tuttavia, Canal+ ci ha sostenuto per quasi tutti i nostri film e abbiamo anche degli eccellenti distributori. Nel complesso, il finanziamento è relativamente difficile oggi e i film fanno fatica a esistere, ma si riesce a farli. Non bisogna dunque lanciare pietro contro chi continua a difendere il cinema della diversità al quale apparteniamo. Quello che è importante è rimanere coerenti, in un’economia ragionevole e con proposte forti.

Quali sono i vostri progetti per il 2016?
In post-produzione abbiamo Compte tes blessures di Morgan Simon (leggi l’articolo), un primo lungometraggio nell’universo rock post-hardcore e tatuaggi. Il primo febbraio inizieremo le riprese di Corporate (leggi la news), il primo lungometraggio di Nicolas Silhol con una responsabile delle risorse umane (interpretata da Céline Sallette) che deve affrontare dei suicidi nella sua azienda provocati da un “management del terrore” di cui viene a conoscenza poco a poco e che denuncerà. Nel cast sono presenti anche Lambert Wilson e Violaine Fumeau. Il film è stato pre-acquistato da Canal+ e Ciné+, è sostenuto da Rhône-Alpes Cinéma, Sofica Cinémage e Manon. Diaphana lo distribuirà in Francia, mentre Indie Sales si occuperà delle vendite internazionali. In seguito, gireremo in estate-autunno 2016 Un vrai bâtard, il secondo lungometraggio di Teddy Lussi-Modeste che ancora una volta ha scritto la sceneggiatura con Rebecca Zlotowski: la storia di un comico dall’ascesa folgorante che viene “rapinato” affettivamente, emotivamente e finanziariamente dal suo entourage. Poi avremo Les jours du puma, il secondo lungometraggio di Vincent Mariette che ha scritto la sceneggiatura con Marie Amachoukeli, un film fantastico su una base nautica in Francia. Il nostro obiettivo è di mantenere un ritmo di produzione da uno a due lungometraggi e quattro cortometraggi all’anno. Infatti, quest’anno abbiamo tre cortometraggi in concorso nazionale a Clermont-Ferrand. Bisogna accompagnare questi autori verso il lungometraggio, poi verso il secondo per farli poi rimanere con noi, anche quando vengono contattati dall’esterno. È un impegno di fedeltà per proseguire il cammino insieme.

(Tradotto dal francese)

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