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"Essere leggero non significa necessariamente essere superficiale"

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Rune Denstad Langlo • Regista

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- Cineuropa incontra il regista norvegese Rune Denstad Langlo per parlare del suo nuovo film, Welcome to Norway, presentato in anteprima mondiale a Göteborg

Rune Denstad Langlo  • Regista

Al Festival di Göteborg, uno dei più importanti in Scandinavia, è stato presentato in anteprima mondiale Welcome to Norway [+leggi anche:
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, il terzo lungometraggio del regista norvegese Rune Denstad Langlo, una commedia drammatica dal budget piuttosto modesto (circa due milioni di euro), prodotta da Sigve Endresen della società Motlys. Questo film è in competizione ufficiale, insieme ad altri otto film, i cui autori puntano a vincere il Dragon Award, premio associato alla considerevole somma di un milione di corone svedesi. Questo 39mo festival rende omaggio al cinema italiano e alla Nollywood nigeriana.

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Cineuropa: Primus è il protagonista del suo film.
Rune Denstad Langlo: Sì, è il proprietario di un hotel sulle montagne norvegesi, che vuole salvare dal fallimento trasformandolo in un centro d’accoglienza per i rifugiati. È la cupidigia a motivare quest’uomo dinamico e intraprendente, i cui brillanti progetti sono svaniti. Tuttavia, vivere con una cinquantina di persone di origini molto diverse non è cosa semplice, soprattutto quando si è visibilmente razzisti. Anders Baasmo Christiansen, che interpreta Primus, ha contribuito attivamente a creare questo personaggio, scritto appositamente per lui.

Sono in molti a gravitargli intorno.
È vero, sua moglie Hanni, interpretata da Henriette Steenstrup e sua figlia sono molto importanti per lui, la cui vita sociale è limitata. Oltre ai migranti, Primus dovrà fronteggiare numerose istanze e i loro rappresentanti, polizia, ufficio immigrazione, ecc., proprio lui, che ignora tutto o quasi di come funziona o meno il sistema. Non sottostimo l’incredibile lavoro effettuato da numerose persone molto devote, ma vedo anche che alcuni hanno approfittato delle carenze di un sistema benevolo, ma non sempre efficace. Questi conflitti, scontri e situazioni assurde porteranno a Primus stress e frustrazioni, creando un contesto comico. Ciò che solitamente ci fa ridere sono gli sfasamenti, gli effetti di contrasto, i malintesi, e di certo non mancano nel mio film, come talvolta è stato anche sul set. Immagini: un hotel non molto grande, venti nazionalità diverse, otto lingue…

Una piccola torre di Babele…
Una specie. Senza contare un inizio delle riprese un po’ caotico e delle scadenze da rispettare. Inoltre, in molti parlavano francese, che io capisco poco: Olivier Mukata, che interpreta Abedi il congolese, Slimane Dazi che interpreta Zoran, attore che possiamo vedere ne  Il profeta [+leggi anche:
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di Jacques Audiard, l’attrice libanese Elisa Sayegh, Philip Øgaard il direttore della fotografia, tra gli altri. A volte mi sono sentito un po’ isolato, chiedendomi cosa tramassero alle mie spalle. Ho capito presto, però, che non ero obbligato a controllare tutto, che a volte bastava lasciar stare quando c’era un po’ di tensione nell’aria. È meraviglioso vedere come delle persone che non si capiscono arrivino nonostante tutto a collaborare in un ambiente caloroso.

Non è un soggetto troppo importante per essere preso alla leggera?
Non credo. Essere leggero non significa necessariamente essere superficiale. Penso che si possa fare una commedia che si ispiri a un tema di bruciante attualità. Anche l’umorismo trova spazio nei momenti tragici della vita: me l’hanno confermato alcuni migranti, alcuni dei quali sono comparse nel film. Welcome to Norway tratta un fenomeno della società che, si sa, affligge numerosi paesi, un soggetto delicato. È per questo che ci tenevo particolarmente che questa tenerezza e calore umano fossero presenti, che i personaggi non fossero delle semplici pedine, delle entità anonime. Quando si parla di rifugiati, talvolta si ha la tendenza a dimenticare che si ha che fare con esseri umani. È vero che a volte portano con sé storie molto dolorose, ma questo non giustifica il fare di loro esclusivamente delle vittime,  perché a volte sono dotati di personalità forti, come Lars, il mio bisnonno, partito per gli Stati Uniti a diciannove anni. Qui potremmo ricordarci che, spinti dalla miseria, più di ottocentomila norvegesi, un terzo della popolazione dell’epoca, scelsero di emigrare circa 150 anni fa, come altri lo fanno ai nostri giorni.

(Tradotto dal francese)

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