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“Considero il cinema un linguaggio internazionale”

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Paco Delgado • Costumista

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- Cineuropa ha incontrato il costumista pluripremiato Paco Delgado al Visegrad Film Forum per parlare dei suoi ultimi progetti, The Danish Girl e Grimsby

Paco Delgado • Costumista
(© Visegrad Film Forum)

Il Visegrad Film Forum è stato la cornice di una master class con il costumista canario Paco Delgado dal tema la narrazione attraverso l’abbigliamento. Delgado è stato nominato due volte agli Oscar per i migliori costumi per il suo lavoro in Les Misérables [+leggi anche:
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 e, più di recente, The Danish Girl [+leggi anche:
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. Collaboratore assiduo sia di Pedro Almodóvar che di Álex de la Iglesia, è stato nominato quale miglior costumista per entrambi i progetti ai BAFTA e ha vinto il Goya, il premio Gaudí e l’EFA per i migliori costumi per Blancanieves [+leggi anche:
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di Pablo Berger.

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Cineuropa: Attualmente stai lavorando a due progetti: Split diretto daM Night Shyamalan e Abracadabra l’ultimo lavoro di Pablo Berger. Puoi paragonare le due esperienze?
Paco Delgado: Allora, ritengo che il cinema sia una lingua internazionale. Facciamo più cose in maniera simile che differente.  La principale differenza è il budget, ovviamente, ma alla fine lavoriamo tutti allo stesso modo. Quando ho iniziato a lavorare nel mondo del cinema internazionale ero affascinato dal modo in cui tutti commettessero gli stessi errori. Quando sei legato ad un progetto internazionale sai che ci somme maggiori sono in ballo e che puoi fare le cose in modi diversi. Penso che solitamente lavoro con registi che si rifanno ad un livello artistico specifico – lavoro su film che hanno un qualche tipo di compromesso artistico. Ogni direttore è diverso chiaramente, con sensibilità differenti; è ciò che li rende diversi. Shyamalan è molto interessante – realizza pellicole riguardo stati della mente molto complicati ma arriva come un tipo molto simpatico. Pablo invece fa commedie ma è molto introverso e suppongo che questo influenzi il modo in cui si lavora con loro.

Quale registra pensi ti abbia dato maggiore libertà creativa: Shyamalan o Berger?
Mi sembra di avere libertà creative indipendentemente da con chi sto lavorando. Mi piace lavorare con registi con cui condivido una forte opinione estetica. Odio lavorare con persone che non sanno veramente cosa vogliono e trovo più semplice lavorare con qualcuno che abbia una visione estetica precisa. Pablo è il tipo di persona che viene da te e ti mostra foto, costumi e tessuti  poiché si dedica ad una ricerca visuale molto ampia prima di iniziare a girare. Mi piace anche questo; si hanno dei punti di riferimento e adoro lavorare con questo tipo di restrizioni.

Al di là del lavoro su The Danish Girl, in cui i costume hanno un significato più ampio, hai lavorato anche su progetti come Grimsby. Come è successo? I Mi piace lavorare su progetti differenti and per la maggior parte della mia carrier ho lavorato nella commedia. Amo la commedia and ritengo sia un genere molto difficile e complicate. Penso che se stai cercando di fare qualcosa di divertente in una commedia dovresti farla completamente non divertente in quanto crea un maggiore contrasto. Lavorare su Grimsby è stato straordinario poichè mi ha dato la sensazione di tornare ai film che ero solito girare sulla Spagna con il regista Álex de la Iglesia. Lavorare con Sacha Baron Cohen è incredibile; è un tipo intelligente e interessante – sempre pronto per nuove idée e gag.

Sacha Baron Cohen aveva una sua opinone personale sui costume?
Sicuramente sa quello che vuole! Viene da un retroterra comedy e i comici nel Regno Unito fanno tutto da soli – gag, copione, sviluppo del personaggio and decidono anche cosa indossare. Per cui aveva un’opinione su tutto e questo è un bene.

Quali sono stati alcuni dei tuoi riferimenti per Grimsby?
Si è trattato più che altro di spie e doppiogiochisti, di 007 e dei supereroi del mondo. Contemporaneamente osservavamo veri disoccupati dell’Inghilterra del Nord che erano privi di molte cose. Insomma, alla fine, Grimsby è sia una protesta sociale contro il divario tra nord e sud e sui motivi per cui la gente del sud pensa che quelli del nord siano pigri, quindi è proprio una commedia sulla società.

Parlando di The Danish Girl, è stato importante sapere che Eddie Redmayne avrebbe avuto la parte principale?
Si, lo è stato. Con Pedro Almodóvar avevo già lavorato ad un progetto in cui un uomo diventava una donna e devo dire che è stato un grosso fallimento poichè Gael García Bernal non diede tutto se stesso. Era impaurito. In qualità di uomini siamo stati addestrati tutta la vita ad essere mascolini, forti e a non mostrare il nostro lato femminile e credo che, in questo senso, le donne sono più libere di noi in quanto la società odierna mascolinizza le donne più di quanto renda femminili gli uomini, cosa che ci spaventa. Ritengo che Gael fosse più preoccupato su questo punto di quanto lo fosse Eddie.

(Tradotto dall'inglese di Marco Martori)

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