On the Other Side (2016)
Belle Dormant (2016)
Miséricorde (2016)
La comune (2016)
Grave (2016)
Lady Macbeth (2016)
Dopo l'amore (2016)
precedente
seguente
Scegli la lingua en | es | fr | it

“Mi lascio guidare dall’intuito”

email print share on facebook share on twitter share on google+

Carles Torras • Regista

di 

- Il catalano Carles Torras presenta in concorso a Malaga un film asciutto e travolgente, distruttivo e feroce, girato in inglese, ambientato a New York e intitolato Callback

Carles Torras  • Regista
(© Festival de Málaga)

Un grande applauso al Festival di Malaga per aver incluso nella sua Sezione ufficiale in concorso un film così poco convenzionale come Callback [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
intervista: Carles Torras
scheda film
]
, quarto lungometraggio di Carles Torras (Barcellona, 1974), un cineasta audace e per niente accomodante, come hanno dimostrato i suoi precedenti Joves, Trash e Open 24h, gli ultimi due selezionati in edizioni anteriori di questa manifestazione. Il regista stavolta va a New York per esplorare il lato meno bello della patria dei grandi sogni.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)EFM 2017 468x60

Cineuropa: Bisogna lodare il coraggio per aver girato un film tanto ruvido come Callback.
Carles Torras:
Mi sento attratto da personaggi destrutturatio cherifiutano di conformarsi alle norme stabilite. Essendo il produttore e il regista del film, ho montato il finanziamento, trovato soci negli Stati Uniti e il sostegno di TV3. E’ una doppia occupazione, ma mi permette di lavorare in libertà e indipendenza, sviluppare i progetti che mi interessano e come più mi piace. Non è un film di grosso budget, ma andare a New York con tutta la squadra e girare lì è stata una sfida.

E’ sempre stato questo il suo metodo di lavoro?  
Open 24h è stato il punto di svolta, perché l’ho prodotto oltre che girato: prima facevo film per altre produzioni e cercavo di adattarmi all’industria, essere commerciale, piacere, destare interesse nei produttori... ma arriva il momento in cui pensi “devo essere onesto con me stesso e fare il cinema che vedrei come spettatore”. E l’unico modo per farlo è assumere il ruolo di regista-produttore: quando cerchi di accontentare tutti, finisci per fare qualcosa che non ha anima. Per questo ho preso quella direzione e la gente si è fidata di me: fare il produttore toglie tempo alla creatività, ma ho dei collaboratori che mi aiutano.

Quanti anni e soldi ci sono voluti per realizzare Callback?
Quasi 400.000 euro. Dopo Open 24h ho prodotto il documentario American Jesus. Sono andato a New York, lavoravo alla sceneggiatura di un altro film quando conobbi Martín Bacigalupo, il co-sceneggiatore, ed è nato Callback, su cui mi sono concentrato. Era il 2014: ci abbiamo messo due anni, non è tanto; la prossima volta sarà più veloce...

In Spagna magari?
No, sarà negli Stati Uniti: faremo un dittico o una trilogia su quel paese. Questa è l’idea, ma non si sa mai dove ci può portare la vita: mi piace lasciarmi guidare dall’intuito. Martín ed io stiamo su un’altra sceneggiatura, abbiamo una visione comune e ci siamo focalizzati nel portare in superficie il lato occulto di quella società. Il prossimo film toccherà altri temi, ma seguirà la scia di Callback.

La fotografia del suo film è fredda e gli scenari reali mantengono intatta la loro bruttezza.
Tutti gli scenari sono naturali, selezionati meticolosamente, così come ogni angolazione della camera: c’è un lavoro di messa in scena e con gli attori, di post-produzione del suono e dell’immagine, abbiamo spogliato la pellicola di ogni artificio per andare all’essenziale, senza muovere la camera immotivatamente o mettere la musica per distrarre lo spettatore: volevamo servire la bistecca al sangue, affinché la gente sentisse il sapore della carne, senza salse che lo avrebbero mascherato.

(Tradotto dallo spagnolo)

Leggi anche

Newsletter

courgette oscar shortlist

Follow us on

facebook twitter rss

suspi_2016_web300x250