Toni Erdmann (2016)
Il più grande sogno (2016)
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Producers on the Move 2016 – Italia

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Emanuele Nespeca

di 

- Emanuele Nespeca, produttore di Banat Il viaggio, sarà al Festival di Cannes nell'ambito di Producers on the Move

Emanuele Nespeca

Emanuele Nespeca, produttore con Mario Mazzarotto di Banat Il viaggio [+leggi anche:
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 di Adriano Valerio (Settimana della Critica di Venezia 2015), sarà al Festival di Cannes nell'ambito di Producers on the Move. Oltre a Banat, coprodotto con Romania, Bulgaria e Macedonia, la società di produzione e distribuzione indipendente Movimento Film ha realizzato Il futuro [+leggi anche:
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 di Alicia Scherson (Sundance 2013). Con Solaria Film, Emanuele Nespeca ha realizzato numerosi documentari e ha ora in cantiere due coproduzioni di fiction.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)Cine Iberoamericano Int

Cineuropa: La selezione nei Producers on the Movie premia un lavoro di alcuni anni…
Emanuele Nespeca: Sono contento, avrei voluto che questo riconoscimento arrivasse prima, anche se oltrepassati i 40 anni mi sento ancora professionalmente abbastanza giovane rispetto al panorama italiano, che non è giovanissimo. Ma me l’aspettavo ancor prima perché ho un piccolo curriculum che mi sono costruito facendo delle cose che penso siano di qualità, anche se magari non hanno incontrato un grande ‘successo di pubblico’, come si dice. Ma credo di avere fatto un percorso editoriale e produttivo importante, dal lontano 2005 fino a oggi, passando per una data importante, il 2010.

L’anno in cui hai prodotto Notizie dagli scavi di Emidio Greco?
Si, Notizie dagli scavi è un film al quale sono molto legato perché ho avuto il piacere di lavorare con un maestro del cinema. Ed è il mio ultimo film in pellicola. Fa parte di un ideale testamento di quello che è stato il cinema italiano. Un film che ha avuto anche una certa visibilità dopo aver combattuto con le poche forze a disposizione.

E’ stato anche riconosciuto il tuo impegno nella co-produzione internazionale. Quali sono i lati positivi del coprodurre?
Coprodurre è un impegno e ha un costo sul budget. La coproduzione è la parte creativa del mio lavoro. Quando uno decide di coprodurre, si sta imponendo anche una parte artistica. Io non faccio coproduzioni standardizzate, quelle per cercare solo soldi, cerco la coproduzione più indicata per il progetto. A volte è facile perché la sceneggiatura lo indica, altre volte si tratta di capire quali sono i Paesi che possono entrare più in sintonia con quell’autore o quel progetto. L’intenzione è anche quella di provare ad allargare il pubblico potenziale del progetto che sto realizzando. Insomma di fare intenzionalmente un prodotto europeo, che racconti qualcosa in grado di uscire dai confini nazionali.

Hai in piedi alcuni progetti in sviluppo. Il primo è 7 giorni [+leggi anche:
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 di Rolando Colla, in postproduzione. Ce ne parli?
Con Rolando Colla abbiamo iniziato più di un anno fa, è una coproduzione minoritaria con la svizzera [Peacock Film]. Rolando è uno dei registi e sceneggiatori più importanti in Svizzera. Mi era piaciuto molto il suo film precedente, Giochi d’estate [+leggi anche:
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intervista: Rolando Colla
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, e quando mi è stato proposto di coprodurre, visto che normalmente lui gira in Italia, mi è sembrato molto interessante lavorare con un autore così rigoroso. E’ stata una bella esperienza questo film d’amore tutto ambientato in Sicilia. Lo vedremo presto in sala. White Flowers è invece un progetto molto bizzarro: seguo da tempo questi due autori, Marco De Angelis e Antonio Di Trapani, che da sempre fanno opere di assoluta sperimentazione, con un linguaggio molto deciso e severo. Amano molto raccontare o richiamare il Giappone: alla fine questo film avrà anche un coproduttore giapponese. Una collaborazione interessante perché  quella giapponese è una cultura molto diversa dalla nostra. A settembre dovrebbero iniziare le riprese. Un film molto complicato sia da produrre che da distribuire, a bassissimo budget, con l’appoggio di Di.Co.Spe. Università Roma Tre. Infine Glassboy di Samuele Rossi, coprodotto con Austria e Slovacchia, è il tentativo di fare qualcosa di più ‘commerciale’. E’ tratto da un romanzo di Fabrizio Silei, rivolto ai bambini dai 9 ai 12 anni. L’idea è quella di portare  il cinema per ragazzi in Italia, dove ci sono pochissimi esperimenti e tentativi. E’ un genere che in Europa va molto ma sono film provenienti principalmente da Olanda, Belgio, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Francia e Germania.

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