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"I professionisti di tutto il mondo guardano al cinema dell'Europa centrale e dell'Est"

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Karel Och • Direttore artistico del Festival internazionale di Karlovy Vary

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- Cineuropa ha incontrato Karel Och, direttore artistico del Festival internazionale di Karlovy Vary, per parlare della prossima edizione dell’evento

Karel Och   • Direttore artistico del Festival internazionale di Karlovy Vary

Karel Och è stato nominato alla direzione artistica del Festival internazionale di Karlovy Vary nel 2010, al posto di Eva Zaoralová (che ricopriva l’incarico da 15 anni), dopo nove anni come programmatore e membro del comitato di selezione del grande evento ceco. Fa anche parte del comitato di selezione del Premio LUX. Cineuropa l’ha incontrato per discutere delle novità della 51ma edizione in preparazione e della produzione locale in generale.

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Cineuropa: Karlovy Vary oltrepassa la soglia del mezzo secolo con un concept, una politica e una programmazione differenti?
Karel Och
: La programmazione non è cambiata di molto, ma si è evoluta con i nostri gusti e asseconda lo sforzo del festival di proporre una programmazione ben fatta che abbia un’identità chiara per i professionisti e per il pubblico. E’ per questo che quest’anno abbiamo soppresso, ad esempio, la competizione Forum degli indipendenti: i film audaci, alternativi o radicali che ci sono solitamente in questa sezione raggiungono sempre più la competizione principale. Il Forum degli indipendenti ha semplicemente fatto il suo tempo; i nostri nuovi spettatori non ne capivano più la ragione d’essere.

Perché avete scelto Anthropoid per l’apertura?
Anthropoid è un film europeo di alto livello con legami forti con la Repubblica Ceca – e questo non solo per il suo soggetto, ma soprattutto perché è stato interamente girato qui ed è una coproduzione ceca realizzata con tecnici e alcuni attori locali. Essendo le riprese terminate l’anno scorso, speravamo che fosse pronto per il festival, soprattutto che gli stessi produttori e il suo regista, Sean Ellis, trovassero che Karlovy Vary fosse la cornice ideale per la sua grande anteprima. Missione compiuta! 

Ci sono temi ricorrenti nel programma di questa edizione?
Credo di sì. Aspetto di vedere se gli spettatori li colgono. Non consideriamo tanto l’aspetto tematico quando prepariamo la selezione, ma siamo sempre contenti di ascoltare o leggere analisi del nostro lavoro a posteriori – come l’anno scorso, ad esempio, in cui un membro della giuria ha segnalato il numero notevole di film sul rapporto padre-figlio in competizione. In generale, puntiamo agli occhi e al cuore dello spettatore e cerchiamo di raggiungree i due organi allo stesso tempo. 

La maggior parte dei film in concorso vengono da paesi dell’Europa centrale e dell’Est. Questi film sono rappresentativi dello stato di questa regione dell’Europa?
I professionisti di tutto il mondo guardano al cinema dell’Europa centrale e dell’Est, e non è solo perché gli ultimi due Oscar al miglior film in lingua straniera sono stati vinti dalla Polonia e l’Ungheria. E’ da tempo che tessiamo i legami con i produttori e registi di questa regione, e la nostra ambizione è di continuare a far conoscere le produzioni di questi paesi, a est e a sud-est della Repubblica Ceca.

La Repubblica Ceca è presente in tutte le sezioni competitive. E’ una coincidenza?
Non proprio. Alcuni registi adattano il loro calendario alle nostre date, e noi ne teniamo d’occhio altri restando in contatto durante le riprese. Karlovy Vary è il miglior trampolino di lancio per i film cechi, e vogliamo mantenere questa reputazione. 

Rispetto all’edizione precedente, qual è lo stato della produzione nazionale quest’anno?
L’anno scorso abbiamo presentato un gran numero di opere prime di studenti della FAMU che ora stanno preparando il loro prossimo progetto. La selezione di quest’anno è più varia e colorata in termini di generazioni che copre. Direi che grazie all’esperienza dei produttori e alle ambizioni sempre più grandi dei registi, la produzione ceca è molto più interessante per i mercati stranieri, come ha dimostrato il successo di numerosi film locali nei festival di tutto il mondo tra l’autunno e la primavera passati. 

(Tradotto dall'inglese)

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