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“La verità sul caso Orlandi sta in Terra”

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Roberto Faenza • Regista

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- Il regista italiano Roberto Faenza ci parla del suo ultimo film, La verità sta in Cielo, inchiesta giornalistica sul rapimento della giovane cittadina del Vaticano

Roberto Faenza • Regista

Il 22 giugno 1983 Emanuela Orlandi, quindicenne figlia di un messo pontificio, e dunque cittadina vaticana, sparisce dal centro di Roma, dando inizio a uno dei più clamorosi casi irrisolti in Italia, fatto di indagini, depistaggi e il coinvolgimento di politici e criminali. Trent’anni dopo Roberto Faenza decide di raccontare questa vicenda con il suo nuovo film La verità sta in Cielo [+leggi anche:
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intervista: Roberto Faenza
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. Una sorta di thriller che omaggia il giornalismo d’inchiesta, frutto di quattro lunghi anni di ricerche. Una produzione Jean Vigo Italia con Rai Cinema, La verità sta in Cielo arriva al cinema il 6 ottobre. Lo stile documentaristico del film sottrae forza all’espressione estetica cinematografica, che si riscatta però per l’urgenza di far luce sull’intreccio che si cela dietro questo delitto rimasto impunito. “Nel mio film volevo dare un punto di vista documentato”, spiega Faenza. “Volevo raccontare questa storia già molto tempo fa, poi l’ho proposta a Rai Cinema che ha acconsentito a produrla. Credo sia stato molto coraggioso da parte loro”.

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Cineuropa: Un film per arrivare a dare una risposta al dolore della famiglia.
Roberto Faenza: Manca solo un metro da percorrere per arrivare alla verità, non so se ci arriveremo, ma con il mio film sollecito a compiere quest’ultimo sforzo per raccontare finalmente alla famiglia e all’Italia cosa è successo davvero a Emanuela Orlandi. Il titolo è tratto da una frase che papa Bergoglio ha detto all’orecchio del fratello di Emanuela, Pietro: ‘Lei è in cielo’. Solo che io penso che la verità stia qui in terra. E con l’ultima sequenza del film pongo all’attenzione un’ipotesi che potrebbe diventare anche un assist per il giornalismo investigativo. 

Il film accenna ad un dossier posseduto dal Vaticano.
Non è una cosa che mi sono inventato io, appare agli atti. E’ indubbio che il Vaticano abbia questo dossier, perché non lo tira fuori? Credo che Papa Francesco creda nella trasparenza. Io sono convinto che questa volta qualcosa salterà fuori. 

Nel film le indagini ostinate di una giornalista tv (Valentina Lodovini), rivelano il diretto coinvolgimento di Renatino De Pedis (Riccardo Scamarcio) nel rapimento, attraverso le rivelazioni della compagna del boss Sabrina Minardi (Greta Scarano).
Le ultime cose venute fuori sul caso Orlandi sono state ottenute per merito di donne. Credo che le donne siano più coraggiose.  E il coraggio in questo film ha grande rilevanza. 

Il film smonta il “mito” della banda della Magliana, immortalata in Romanzo criminale.
La banda della Magliana è stata romanzata e mitizzata in tv come al cinema, ma nella realtà non ha mai avuto così tanto potere a Roma. Come ha detto dopo l’arresto l’affiliato Massimo Carminati ‘erano soltanto straccioni che nemmeno sapevano sparare’. Quelli che comandavano veramente erano i ‘testaccini’, la banda del quartiere Testaccio, e questo non è stato mai raccontato perché la prima banda non aveva rapporti con le istituzioni, mentre la seconda, quella vera, da cui proveniva De Pedis aveva corrotto senatori e vertici della Chiesa. 

Avete avuto problemi sul set?
In via del Pellegrino, dove venne ucciso De Pedis, nessuno voleva che girassimo la scena dell’omicidio perché erano tutti amici suoi; ma la cosa davvero incredibile è quando abbiamo girato la scena del rapimento di Emanuela davanti a quella che era la sua scuola e che ora è un ente ecclesiastico. Due tizi ci sono venuti incontro con la pistola impedendoci di girare. Dopo 33 anni questo atto mi ha davvero sbalordito.

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