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“Volevo mettere in discussione il nostro rapporto con il mondo agricolo”

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Laurent Teyssier • Regista

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- Il cineasta francese Laurent Teyssier ha trionfato al Concorso 1-2 a Varsavia con la sua sorprendente opera prima, Toril

Laurent Teyssier • Regista
Laurent Teyssier con il suo premio per il Miglior film nel Concorso 1-2 (© Rafal Nowak / WFF)

Il giovane regista francese Laurent Teyssier è stato premiato per il Miglior film nel Concorso 1-2 del 32º Festival di Varsavia con la sua sorprendente opera prima, Toril [+leggi anche:
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intervista: Laurent Teyssier
scheda film
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. Cineuropa ha parlato col regista del suo lavoro.

Cineuropa: Uno dei grandi temi del film è il destino dei piccoli agricoltori di tutta Europa, divorati dalle grandi catene di supermercati e dall’apparente espansione senza fine della capitale. Perché ha deciso di affrontare questo problema in particolare?
Laurent Teyssier:
La mia famiglia possiede dei terreni nel sud dellaFrancia, tra Nimes e Avignone, e ho passato buona parte della mia infanzia facendo lavori agricoli e relazionandomi con gli agricoltori. Volevo immergere gli spettatori in questo mondo, che conosco molto bene. 82.000 ettari di terreno spariscono ogni anno in Francia, l’equivalente di un dipartimento intero ogni sette anni. Durante il viaggio di Philippe con suo padre, volevo mettere in discussione il nostro rapporto con il mondo agricolo e mostrare come la nostra generazione può preservare e portare avanti la nostra eredità rurale. 

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L’altra questione che tratta è la differenza tra un ragazzo che coltiva una piccola quantità di marijuana e la vende, e i grandi trafficanti. O il problema è proprio che non c’è differenza?
La mia opinione è che appena fai il salto ai traffici illegali, superi la soglia che può attrarre il peggio. Tuttavia, il film mostra che le cose possono essere grigie, non solo bianche o nere, e si può cercare di essere un “pesce piccolo” separato dal “pesce grosso”. Il problema è che le cose possono sfuggire di mano e portare a un risultato ambiguo che alcuni vedranno molto cupo, mentre per altri sarà pieno di speranza. Ma anche se la differenza è possibile, ha un costo.

E’ un film molto forte, non solo rispetto al tema principale e alle emozioni che provoca, ma anche per il suo ritmo e la sua dinamica. Come ci è riuscito? Questo “slancio” sembra provenire piuttosto dall’approccio narrativo…
Con Guillaume Grosse, lo sceneggiatore, l’idea iniziale era di creare un film che provocasse tensione. Abbiamo lavorato alla sceneggiatura diversi anni e abbiamo cercato costantemente di intensificare la trama, di concentrarci su Philippe e di raccontare la storia unicamente dal suo punto di vista. La parte più difficile è stata assicurare un equilibrio sufficiente che faccesse spiccare anche gli altri personaggi. Anche il talento di Nicolas Capus è stato una chiave per dare al film il suo ritmo intenso, anche se non troppo veloce.

Il film ha un cast eccezionale, con attori conosciuti, ma senza scelte ovvie, poiché provengono sia dal cinema che dalla televisione. Nei crediti del film ci sono cinque società, alcune di queste sono importanti a livello francese, e anche europeo. Come è riuscito a metterle tutte insieme per il primo lungometraggio suo e del suo co-autore?
Ho lavorato con Tita Productions, e con i miei produttori Fred Premel e Christophe Bouffil, dal mio primo corto nel 2007. Per certi aspetti, è come se fossimo cresciuti insieme, e questo legame ci ha aiutato quando abbiamo dovuto trovare il modo di convincere i nostri soci finanziatori. La qualità della sceneggiatura e i nostri corti precedenti sono stati la nostra arma principale  nella difesa del progetto, ma la battaglia è stata lunga e difficile. 

(Tradotto dall'inglese)

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