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“Vogliamo raccogliere i frutti di questo cinema diverso"

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José Luis Cienfuegos • Direttore Festival del Cinema Europeo di Siviglia

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- Abbiamo parlato con José Luis Cienfuegos, direttore del Festival del Cinema Europeo di Siviglia alla vigilia dell’inizio della sua 13ª edizione, la quarta da lui guidata

José Luis Cienfuegos • Direttore Festival del Cinema Europeo di Siviglia
(© SEFF)

Il SEFF si consolida definitivamente come un evento che scommette sui nuovi linguaggi, il pubblico giovane e l’avvicinamento tra cineasti e spettatori (leggi la news). José Luis Cienfuegos, per il quarto anno alla guida della manifestazione, ce ne svela alcuni dettagli. 

Cineuropa: Che bilancio può fare del suo periodo alla guida del Festival del Cinema Europeo di Siviglia?
José Luis Cienfuegos:
E’ il pubblico a doverci dire se siamo andati meglio o peggio, però sì, siamo migliorati nella nostra struttura, organizzazione e strategia di programmazione, raggiungendo una certa stabilità. In un momento come questo, con meno mezzi per la cultura, è molto importante l’appoggio di istituzioni come il municipio di Siviglia, l’ICAA e il programma Europa Creativa. Percepisco al contempo una maggiore fluidità con queste istituzioni, in una relazione di fiducia reciproca e di rispetto delle condizioni di base, e molta trasparenza.

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La programmazione di un festival è ciò che lo definisce: che tipo di cinema europeo – che è un concetto molto ampio – si difende a Siviglia?
La linea su cui lavoriamo, soprattutto con il cinema spagnolo, include quei cineasti che arrivano in sala tramite i distributori indipendenti, che si muovono nel circuito culturale alternativo, come musei e piccoli festival: a partire da Siviglia, queste pellicole cominciano un percorso che può durare anche un anno. Poiché il nostro festival si svolge a fine anno, non è facile ottenere prime mondiali, e non ne siamo ossessionati, però sì, ci interessa raccogliere i frutti di questo cinema diverso in grado di attrarre la stampa internazionale: da qui la nostra scommessa di essere il punto di incontro del cinema spagnolo indipendente, i cui artefici possono incontrare qui i loro cineasti veterani di riferimento.

Che novità troveremo in questa 13ª edizione del SEFF?
Il festival è cresciuto come punto di incontro dei creatori di un certo tipo di industria con gli Spanish Screenings-Sevilla TV, che si svolgono in collaborazione con FAPAE, e anche nel suo rapporto con i produttori andalusi, oltre ad accogliere gli incontri di Europa Cinemas, dove si dibatte di nuovi pubblici e strategie, poiché si percepisce un certo timore dell’allontanamento del pubblico; sta già accadendo con il cinema commerciale, ed è qui che mediatori hanno un ruolo fondamentale, perché spiegano e avvicinano il pubblico a quello che è un festival di cinema. Un esempio è la nostra nuova iniziativa Nuovi Programmatori, in cui sette giovani difenderanno il film L’Indomptée [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Caroline Deruas
scheda film
]
.

Qual è il budget del festival quest’anno?
Un milione di euro, come nelle edizioni precedenti, una cifra coerente con la programmazione della manifestazione, le sue attività e i suoi premi; ma siamo cresciuti nel numero di sponsor e partner privati.

Quale appuntamento del festival del 2016 considera imperdibile?
Il ciclo Yo NO soy esa, nato lo scorso anno sulla scia di una polemica sulla scarsa presenza di registe, ma al quale stavamo pensando da anni. Noi siamo contro il femminismo istituzionalizzato e da supplemento domenicale che esige quote e un certo modo, sedicente femminista, di fare cinema.

La vicinanza pubblico-artista continuerà a essere una constante del SEFF?
Non concepirei il festival senza quello. In una manifestazione del XXI secolo tutto deve fluire, deve quindi esserci comunione tra cineasta e spettatori: questa complicità deve esistere affinché il cinema d’autore europeo sopravviva. Il creatore non è, come prima, su un pulpito per essere adorato dal pubblico: quei tempi sono finiti. E il miglior esempio lo danno i nuovi registi che accompagnano il loro film nel suo percorso di esibizione, perché il loro lavoro non termina in sala di montaggio, ma deve andare oltre. Ci sono festival che si programmano staccando assegni e altri che sono punti d’incontro: a quest’ultima categoria appartiene il Festival del Cinema Europeo di Siviglia.

(Tradotto dallo spagnolo)

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