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"Nessuno sa come sarà il futuro"

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Emin Alper • Regista

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- Il turco Emin Alper parla di Abluka, Premio speciale della Giuria a Venezia e in uscita in Francia, e del suo progetto Sisters

Emin Alper  • Regista

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 (menzione speciale della miglior opera prima al Forum della Berlinale 2012), il turco Emin Alper prosegue la sua ascesa con Abluka [+leggi anche:
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 (coprodotto dalla società francese Paprika Films), Premio speciale della Giuria a Venezia l’anno scorso e distribuito oggi nelle sale francesi da Nour Films. Incontro a Parigi con il regista.

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Cineuropa: Dopo la paranoia nella natura di Beyond the Hill, è la volta della paranoia urbana in Abluka. Perché è attratto da questa tematica?
Emin Alper
: Artisticamente, la paranoia offre molte possibilità per raccontare una storia, ne accresce l’interesse e permette di immergersi nella psicologia dei personaggi e di imparare molto su di loro. Politicamente, è altrettanto appassionante giacché oggi, in numerosi paesi, c’è un’atmosfera politica molto paranoica, come nelle recenti elezioni americane: la gente non si fida, le società sono sempre più divise con gruppi che si odiano a vicenda, che credono di essere il bersaglio di cospirazioni e di poteri malefici. E’ per questo che ho esplorato questo soggetto nei miei due film. E la Turchia è un paese particolarmente paranoico, perché è una società in conflitto da molti anni con diversi elementi di divisione che si sovrappongono: la questione delle minoranze etniche con il problema dell’identità curda e dell’identità turca, i diversi gruppi religiosi come gli aleviti e i sunniti, i pro-occidentali kemalisti e i conservatori islamici, ecc. La storia si ripete con queste divisioni, da sempre. All’improvviso, regna la diffidenza, ognuno elabora le proprie teorie cospirazioniste, la maggior parte delle quali sono assurde. Ognuno ha la propria versione della realtà, la propria visione della Storia, la propria visione della politica, e tutto è diviso. Mi sembra di vivere in questo clima da quando ero bambino. 

Lei racconta questa atmosfera attraverso il contesto familiare.
E’ una buona metafora della nazione. In Beyond the Hill, la paranoia coglie tutta la nazione e spinge la famiglia a combattere un nemico sconosciuto. Volevo far passare l’idea che si poteva essere una famiglia combattendo, trovandosi semplicemente dei nemici. Ma in Abluka, ho portato la paranoia all’interno della famiglia stessa, ho messo in scena una storia più serrata sui personaggi, per dire che alla fine non possiamo essere una famiglia, non possiamo essere uniti, perché non ci si fida gli uni degli altri: pensiamo che i nemici non siano solo all’esterno, crediamo che siano anche all’interno, come afferma l’attuale propaganda di Stato.

Le scelte visive e sonore sono molto forti, e lei gioca anche sulla distorsione della percezione della realtà.
La struttura del montaggio e l’atmosfera le avevo già in mente in gran parte dalla sceneggiatura. Volevo lavorare su uno stile molto espressionista, il film comincia in maniera realista, poi scivola progressivamente verso elementi d’irrealtà. Ho scelto Adam Jandrup (danese residente a New York, ndr) perché cercavo un direttore della fotografia dotato per le atmosfere cupe. Sapevo anche che il suono e la musica sarebbero stati importanti per rafforzare il clima. Per il mio primo film, inizialmente non avevo pensato alle musiche e avevo trovato un compositore solo durante il montaggio. Stavolta ho incontrato Cevdek Erek, un artista contemporaneo molto conosciuto in Turchia, prima delle riprese. La maggior parte dei suoni erano nella sceneggiatura: i campanelli delle porte, le campane, l’abbaiare dei cani, ecc. Abbiamo riflettuto su come utilizzare questi suoni piuttosto che comporre una musica "normale". E distorcendo il suono di un elicottero, Cevdek ha trovato un qualcosa che mi è piaciuto molto.

A che punto è il suo nuovo progetto, Sisters?
La sceneggiatura è pronta, siamo in fase di finanziamento e se tutto va bene, prevedo di girare nell’inverno 2017-2018. Komplizen Film (la società tedesca guidata da Maren Ade, ndr) coprodurrà. Sarà la storia di tre sorelle che vengono adottate da famiglie ricche, ma che, per diverse ragioni, vengono rispedite nel loro villaggio da cui vogliono scappare per ritornare in città come figlie adottate. 

I premi vinti a Berlino e a Venezia dai suoi primi due film le hanno aperto molte porte?
Facilita le cose. Più persone in Europa si interessano già al mio nuovo progetto, ma c’è una grande competizione per i finanziamenti. Soprattutto, la situazione in Turchia è molto importante perché la base del finanziamento deve venire da là, altrimenti nessun altro paese investirà. In condizioni normali, sarei praticamente certo di raccogliere i finanziamenti in Turchia, ma ora è tutto così caotico... I miei produttori sono ottimisti, ma nessuno sa come sarà il futuro.

(Tradotto dal francese)

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