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"Il film racconta un doppio viaggio"

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Marion Hänsel • Regista

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- Incontro con la regista belga Marion Hänsel per parlare del suo nuovo film, En amont du fleuve, con Olivier Gourmet e Sergi López

Marion Hänsel • Regista
(© Cinergie)

Cinergie.be ha parlato con la regista belga Marion Hänsel durante le riprese del suo nuovo film En amont du fleuve [+leggi anche:
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, che esce nelle sale belghe con Cinéart.

Cinergie: La maggior parte dei Suoi film sono adattamenti di libri che Le sono piaciuti e di cui ha percepito immediatamente le immagini, la scenografia e i personaggi. L'incontro con Hubert Mingarelli ha dato il via a una collaborazione più stretta, la co-scrittura della sceneggiatura. Può parlarci di questo incontro?
Marion Hänsel: Non avevo voglia di scrivere immediatamente dopo un'altra sceneggiatura originale (La Tendresse [+leggi anche:
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). Ho chiesto a Hubert se avesse voglia di scrivere a quattro mani una sceneggiatura con me su un tema che gli avevo proposto: tre uomini di cinquant'anni, taciturni, cercano di incontrarsi e di conoscersi. Tutto ciò somiglia ai personaggi di cui Hubert parla in diversi dei suoi romanzi. Ero anche interessata all'assenza di donne e madri nel suo universo.
Abbiamo lavorato assieme sull'assenza del padre. Abbiamo riflettuto soprattutto sul desiderio di uno dei fratellastri. Colui che non aveva mai conosciuto suo padre, che non conosceva nemmeno il suo nome poiché sua madre non gliel'aveva mai rivelato. Si aggiunge poi, alla morte del padre, la scoperta di un fratellastro e l'incontro con quest'ultimo.
Il film racconta un doppio viaggio. È un viaggio nella ricerca psicologica, psicanalitica di questo bambino che ha sofferto per tutta la sua vita, fino a cinquant'anni, di questa assenza del padre e, allo stesso tempo, il viaggio fisico di questi due fratellastri che risalgono un fiume verso il luogo in cui hanno saputo che questo padre aveva trovato la morte di cui non si saprà se si tratta di suicidio o omicidio. 

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Come in tanti dei Suoi film, si tratta di un'udienza a porte chiuse in cui i personaggi si trovano a confrontarsi l'uno con l'altro, nell'aridità delle montagne che imprigionano l'acqua del fiume.
La natura può essere inquietante poiché si percepisce di essere veramente lontani, isolati e soli. È un paesaggio di rocce. Il piccolo cabotiero non può nemmeno approdare o fermarsi lungo gli argini, se non difficilmente. Questa natura può aggiungere una pressione, una tensione, un'angoscia durante la risalita del fiume.

Questa udienza a porte chiuse riveste una qualità d'intimità e d'emozione particolari quando i due fratellastri, rinchiusi nella minuscola cabina della barca, parlano tra loro prima di coricarsi.
Li ho filmati quasi sempre nella penombra. Le domande e le risposte vengono scambiate senza che si possano vedere i loro sguardi. Si sentono le loro voci, tenui, quasi come un bisbiglio.

Il film ci fa scoprire, progressivamente, i caratteri dei due fratellastri, di più attraverso i loro gesti, le loro reazioni che attraverso le loro parole, poiché si mostrano poco inclini a raccontare la storia delle loro rispettive vite.
I due fratellastri parlano poco. Uno dei due pone domande all'altro con prudenza e timidezza, quasi tutte relative al padre. E l'altro che non risponde mai in maniera volubile, se non con brevi frasi che manifestano che non ha voglia di parlare di questo padre. Rimane terribilmente ellittico nelle sue risposte.

Lentamente, si comprende che uno dei due è il titolare di un'azienda di autotrasporti. È un ragazzo che si è fatto da sé e che è arrivato ad essere titolare di se stesso. Ma si comprende anche che l'orgoglio che egli prova per il suo successo si sta sgretolando, poiché il suo unico desiderio era quello che, se un giorno avesse rincontrato suo padre, gli avrebbe potuto dire: "Ecco cosa ho fatto della mia vita". Ma ciò non è più possibile.
E l'atro fratellastro che scrive romanzi sente forse la stessa mancanza, ma in maniera diversa poiché lui ha conosciuto suo padre. Ma dice anche: "Nostro padre, i miei romanzi, non li ha mai letti, e forse non sapeva nemmeno che io li scrivessi". Entrambi percepiscono una mancanza di riconoscimento. E penso che si tratti di qualcosa di universale. Il film parla di questo.

C.: In che modo ha scelto i Suoi attori?
M.H.: Sin dall'inizio della mia collaborazione con Hubert Minganelli, gli dissi che desideravo che scrivessimo una storia per i tre attori che avevo già scelto e di cui avevo già avuto il consenso: Olivier Gourmet, Sergio Lopez e John Linch. Si tratta davvero di scrittura su misura.

Leggere l'intervista completa qui.

In collaborazione con

 

(Tradotto dal francese di Camilla Caprioli)

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