The Square (2017)
The Erlprince (2016)
Grain (2017)
A Gentle Creature (2017)
Scary Mother (2017)
120 battements par minute (2017)
Western (2017)
precedente
seguente
Scegli la lingua en | es | fr | it

"Contribuire a vivere meglio insieme è la mia costante preoccupazione"

email print share on facebook share on twitter share on google+

Jan Vardøen • Regista

di 

- Il regista anglo-norvegese Jan Vardøen porta nelle sale norvegesi il suo ultimo film, House of Norway, e l'abbiamo incontrato per parlarne

Jan Vardøen • Regista

Dopo Heart of Lightness nel 2014 e Autumn Fall nel 2015, esce a fine anno House of Norway, terzo lungometraggio del regista anglo-norvegese Jan Vardøen, prodotto dalla sua società Beacon Isle Productions. Questo film, di cui Vardøen è anche lo sceneggiatore, ha ricevuto diversi consensi al recente Festival di San Diego.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Il suo film evoca un argomento di grande attualità.
Jan Vardøen: In effetti. Lo scorso anno in Norvegia, come altri Paesi, ha visto un massiccio afflusso di rifugiati e il sistema d'accoglienza e integrazione esistente si è rivelato insufficiente. Garantire il proprio aiuto a distanza è una cosa, trovarsi ogni giorno fianco a fianco coi migranti è un'altra. Temevamo degli attriti. Non ce ne sono stati, perché la maggior parte dei norvegesi è generosa. Ma vivere in armonia non è facile. 

Cosa pensano questi migranti dei norvegesi?
Li trovano poco loquaci, anche tra di loro. Poi si meravigliano che nessuno, o quasi, pensi a chiedere loro, ai nuovi arrivati, cos'hanno da proporre, da offrire. Tendiamo a pensarli come vittime da trattare con condiscendenza quando hanno risorse di cui la popolazione locale potrebbe beneficiare. Penso che potremmo, come il Portogallo, ad esempio, utilizzare meglio le competenze e i talenti dei migranti senza necessariamente fare loro la carità. 

House of Norway è una commedia.
Una commedia satirica, più precisamente, spesso più efficace, a mio parere, della lotta sulle barricate. Le questioni serie, ho scelto di integrarle in una storia divertente, ma restano alla base. Inutile insistere su ciò che chiamiamo il problema dei migranti. Tutti ne sono al corrente. Io offro uno specchio: il riflesso che vediamo, quello della società norvegese attuale, è a volte volutamente caricaturale. 

Le riprese sono durate poco, immagino.
Proprio così. Nove giorni in un grande hotel nei pressi di Ålesund, accanto a un bellissimo fiordo che ha anche un posto nel film. Il processo è stato veloce perché volevo trarre il massimo dal piccolo budget che avevo. Abbiamo usato due macchine da presa e ho avuto discussioni appassionate con i responsabili della fotografia Nico Poulsson e Martin Otterbeck. La gestualità è, a mio avviso, un importante aspetto comico, ma vi sono pochi primi piani. Ma naturalmente la comicità è supportata dai dialoghi e valorizzata dal montaggio di Anders Refn

Non ha provato a filmare se stesso?
Oh no, perché ho la fortuna di essere circondato da specialisti dalla competenza sorprendente. Ma ho una buona conoscenza teorica di tutto ciò che riguarda macchine da presa, obiettivi, strumenti ottici, ecc... Sono un autodidatta appassionato, costantemente in ascolto. Anche gli attori mi meravigliano. Hanno un'esperienza che io non ho. Non amo intervenire e ho scelto di fidarmi di loro, in particolare, naturalmente, di quelli con cui ho già lavorato: è il caso, ad esempio, di Hege Schøyen, Ingeborg S. Raustøl e Sven Henriksen

Lei è un musicista. Ha composto lei la musica del film?
Solo una parte. Il film parla dell'incontro di due culture, di due mondi: Shahrukh Kavousi, di origine iraniana, trapiantato in Norvegia da una ventina d'anni, interpreta Ramin e Gard B. Eidsvold è il direttore del centro di formazione che deve insegnare le buone maniere ai nuovi arrivati. Era quindi naturale che la musica di Grieg si fondesse con la musica iraniana che interpreta Javid Afsari Rad, specialista del santur persiano. 

È in pieno tour promozionale.
Sì. Ci sono circa 200 cinema in Norvegia. Ho deciso di visitarli tutti e di far valutare il mio film da persone provenienti da ogni parte, lontane dal piccolo mondo del cinema, completando le proiezioni con dei dibattiti. Quest'approccio mi arricchisce e mi permette di migliorare. I recenti film irlandesi e islandesi sono anche per me una fonte d'ispirazione, e il mio modello è Ted Hope, il produttore americano di film indipendenti. Anch'io sto cercando di dar vita a una struttura per aiutare i giovani creatori: non si tratta di finanziarli, ma di fornir loro i loro contatti, i metodi di lavoro, la consulenza di esperti. Vorrei contribuire a cambiare le mentalità, a mettere al bando i pregiudizi. Contribuire a vivere meglio insieme è la mia costante preoccupazione.

(Tradotto dal francese)

Leggi anche

Newsletter

Sarajevo Report
Locarno Report
Midpoint Feature

Follow us on

facebook twitter rss