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"Questo film parla di lasciar perdere tutto ciò che ci sembra inutile"

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Florian Hoffmeister • Regista

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- Il direttore della fotografia tedesco Florian Hoffmeister parla del suo secondo film da regista, The Have-Nots, proiettato a Tallinn e già uscito in Germania

Florian Hoffmeister • Regista
(© BNFF)

Il direttore della fotografia tedesco Florian Hoffmeister ha presentato il suo secondo film da regista in concorso al Black Nights Film Festival 2016 di Tallinn. Per The Have-Nots, ha adattato il premiato romanzo omonimo di Katharina Hacker e ha creato l'immagine di una generazione occidentale all'indomani dell'11 settembre. Una giovane coppia è intrappolata in una rete auto-tessuta di amore, dolore, senso di colpa e ansia. 

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Nisi Masa: Cosa l'ha attratta del libro premiato di Katharina Hacker?
Florian Hoffmeister: Il contrasto tra la vita privata e quella politica, e il come le storie si colleghino improvvisamente. E il fatto che una scrittrice tedesca scrivesse di persone in difficoltà col proprio rapporto privato con lo scenario politico dell'11 settembre come sfondo, e come questo scenario politico in realtà li influenzasse senza che i due ne fossero attivamente coinvolti. 

Direbbe quindi che nell'adattamento l'attenzione è più sul rapporto della coppia e lo scenario politico è utilizzato come sfondo per una relazione disfunzionale, o è la coppia a venire usata per illustrare le conseguenze degli attacchi terroristici? Cosa sta al centro?
Credo che l'equilibrio sia simile al libro. Il libro, naturalmente, è più ricco in tutti i sensi. Ben presto sono stato attratto dalla sua atmosfera. Quando si crea un film atmosferico, bisogna avere un po' di ritmo costante, in modo che il pubblico ti segua. Per me, il ritmo è proprio l'attenzione concentrata sul rapporto dei due. Quando le persone escono e dicono che è incentrato interamente sulla coppia, direi che Sì, in un certo senso, è la cosa che interesserà di più, ma se qualcuno con una visione molto politica guardasse il film, potrebbe avere una visione completamente diversa. Potrebbe dire che ruota tutto intorno alla disfunzionalità del mondo - non della coppia. Il film è costruito in modo che vi si possano proiettare le proprie preferenze o il proprio punto di vista. 

Perché ha scelto di fare il film in bianco e nero?
Ho pensato che il film avesse bisogno di un leggero filtro, una distanza estetica, qualcosa che spingesse inconsciamente la narrazione in un'altra sfera, una prospettiva più metaforica della storia. E volevo anche una sensazione di semplificazione presente nel linguaggio visivo del film. Questo film parla molto di semplificazione, condensazione, di lasciar perdere tutto ciò che ci sembra inutile, e in questo senso creare una fragile atmosfera di consapevolezza verso i restanti dettagli. 

Con Toni Erdmann di Maren Ade a Cannes è d'accordo che ci sia un nuovo spirito nel cinema tedesco?
Non potrei essere più in disaccordo. Penso che sia fantastico per qualcuno come lei avere quel tipo di successo. Ma penso che la tendenza dei media a stilizzare come un'improvvisa indicazione di una nuova esistenza del cinema tedesco ignori completamente - e ciò mi tocca nel profondo - decine e decine di persone che fanno film interessanti, provocatori e anche divertenti da anni. Il cinema tedesco c'è sempre stato. Solo che non è stato riconosciuto come tale in passato. Credo che non renda giustizia al cinema tedesco dire 'Ora siamo tornati'. Cerchiamo di essere più sottili. Diciamo: "Oh, qualcosa potrebbe essermi sfuggito, e forse vale la pena di guardare al cinema tedesco più da vicino."

In collaborazione con

 

(Tradotto dall'inglese)

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