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"L'idea è di parlare a tutto il pubblico"

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Nabil Ben Yadir • Regista

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- Abbiamo incontrato il regista belga Nabil Ben Yadir per parlare del suo terzo lungometraggio, Angle Mort

Nabil Ben Yadir • Regista

Rivelatosi nel 2008 con Les Barons, che ha avuto un enorme successo in Belgio, Nabil Ben Yadir ha poi realizzato La Marche, un ambizioso film storico su un episodio sconosciuto della storia di Francia, la Marcia per l’uguaglianza e contro il razzismo, uscito nel 2013. Torna ora con il forte e sorprendente Angle Mort, un thriller in piena regola sullo sfondo dell’ascesa dei populismi. 

Cineuropa: Come presenterebbe Angle mort?
Il film racconta il percorso di Jan Verbeeck, commissario della squadra antistupro di Anversa, un eroe per una parte delle Fiandre dove è considerato un cavaliere bianco che non ha peli sulla lingua. Decide così di dimettersi per darsi alla politica, al servizio di un partito di estrema destra che cavalca le problematiche della sicurezza. Durante la sua ultima operazione in uno squat a Charleroi, riemerge il suo passato, e la sua storia vacilla…

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Al cospetto di Jan Verbeeck si erge il personaggio centrale di Dries, suo giovane braccio destro.
E’ il personaggio più complesso, che si sente perennemente a disagio, un pesce fuor d’acqua. Fa scelte molto radicali. Di fatto, è più radicale di Jan Verbeeck, è anche più razzista di lui. Il suo "percorso d’integrazione", come si dice, è quello della sovra-integrazione. E’ nella negazione, ha persino cambiato l’ortografia del suo nome, trasformando Driss in Dries. E’ la marionetta perfetta per Jan Verbeeck. Ma è anche il personaggio che fa più paura, perché non ha più niente da perdere, e non ha più limiti. 

E’ un vero thriller, dal ritmo sfrenato. Un film d'azione, oggi in Belgio, va fatto necessariamente nelle Fiandre?
Spero di no! E’ da tempo che i fiamminghi hanno abbracciato il cinema di genere, non si nascondono. Sul fronte francofono, è ancora un po’ complicato, ma sta cambiando, vediamo che c’è più spazio specialmente per la commedia. Era una sfida e anche una fortuna girare un film d’azione psicologico. E’ il cinema che guardavo quando ero piccolo.

Il design sonoro del film è mozzafiato.
Non volevo assolutamente una musica orchestrale, volevo qualcosa di più organico. Ho trovato la persona ideale, Senjan Jensen, un anversano  che aveva già lavorato su Kid di Fien Troch, un vero architetto del suono. L’atmosfera sonora doveva essere astratta, come dei suoni di sirena deformati nella testa del personaggio, che porta il peso di un segreto.

Ha realizzato una versione francese per il mercato francese, ma anche per quello belgo francofono, cosa assai rara. E’ una sfida al contempo artistica e industriale?
Sono cresciuto con le versioni francesi, anche se oggi conosco il piacere della versione orginale. Rocky, Rambo, non sia mai che me li facciano vedere in versione orginale! L'idea è di parlare a tutto il pubblico, specialmente quello che va in un multiplex e sceglie sul momento in base al cartellone, il trailer che gira sugli schermi… Quando si parla di versione francese, si parla di mercato, cosa che non è ancora del tutto naturale nel Belgio francofono, anche se se ne prende coscienza. D’altronde, non spetta solo alle istituzioni farlo, ma agli autori dirsi che è possibile! 

Quali sono i suoi progetti oggi?
Angle Mort uscirà in Francia, la data è ancora da stabilire, e ho una gran voglia di girare un altro film a Molenbeek, il mio quartiere. Nel frattempo, sto scrivendo un film con Antoine Cuypers (Préjudice). Considerati i nostri rispettivi universi, non ci si aspetta di vederci insieme, ma amo proprio mischiare le energie. Ho messo su una struttura con Benoît Roland, il mio produttore di Wrong Men, 1080 Films, che produrrà questo film e con cui coprodurremo anche Patser, il prossimo film di Adil El Arbi e Bilall Fallah (Black) che gireranno in primavera. 

(Tradotto dal francese)

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