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"Grazie à Soleure la Svizzera può vedersi, guardarsi allo specchio della nostra società"

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Seraina Rohrer • Direttrice, Journées de Soleure

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- Seraina Rohrer, direttrice delle Journées de Soleure, discute con Cineuropa dei film che segneranno la 52ma edizione del festival

Seraina Rohrer • Direttrice, Journées de Soleure
(© Tim Fischer)

Seraina Rohrer, direttrice delle Journées de Soleure, discute con Cineuropa di ciò che la anima, della forza del cinema svizzero, ma anche dei film che segneranno questa 52a edizione. Una vetrina fondamentale per il cinema svizzero, che vuole aprirsi al mondo in uno spirito di scoperta, ma anche di auto-analisi.

Cineuropa: Dopo diversi anni a capo delle Journées de Soleure, affronta questa nuova edizione con la stessa energia?
Seraina Rohrer: Ho apportato alcuni cambiamenti rispetto all'inizio del mio mandato, penso soprattutto al fatto di sottolineare l'importanza del ricambio o ad un certo spirito di apertura, di festa che mi sta particolarmente a cuore. Non bisogna neanche dimenticare i nuovi programmi dedicati ai professionisti stranieri che possono confrontarsi con l'industria cinematografica svizzera. Non direi che il mio lavoro sia diventato più facile, ma posso finalmente godermi il festival impregnandomi della sua atmosfera, penso soprattutto all'emozione provata nel vedere una sala piena o alla gioia di accogliere i registi. Grazie alle Journées de Soleure la Svizzera può vedersi, guardarsi allo specchio della nostra società e sono molto felice di dirigere questo festival.

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Per questa nuova edizione si nota una forte presenza di film di registe donne, come lo interpreta?
A livello di cifre c'è il 30% dei film realizzati da donne e il 70% da uomini e troviamo esattamente la stessa percentuale (film di registe e registi) in termini di film presentati al comitato di selezione delle Journées de Soleure. In questi film realizzati da donne c'è una vera ricerca a livello tematico, ma anche a livello formale. Se prendiamo ad esempio il film I’m Truly a Drop of Sun on Earth di Elene Naverini, ci si rende conto che si tratta di un film con una storia forte: l'amore nascente tra una giovane prostituta e un giovane nigeriano, ma anche molto ricca a livello di immagini, in bianco e nero. C'è una vera ricerca estetica e a livello di contenuti. Lo stesso si può dire per il film di apertura di Petra Volpe The Divine Order che parla dell'introduzione del diritto di voto per le donne in Svizzera. La regista ha deciso di vestire il suo film con sorprendente leggerezza. Trovo questo tono piuttosto adeguato e il suo punto di vista su quest'epoca molto interessante. 

Come spiega il fascino provato da molti registi svizzeri per lo "straniero"?
C'è una lunga tradizione in Svizzera di registi che si sono avventurati "altrove", per osservare il mondo. Credo che abbia a che fare con le caratteristiche geografiche del nostro Paese (è facile andare "altrove"), ma anche con l'interesse della Svizzera per il mondo che la circonda. Gli argomenti, le problematiche sono diventati globali e non si fermano alle frontiere nazionali. Se prendiamo ad esempio il caso di Heidi Specogna (Cahier africain [+leggi anche:
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), la regista è andata in Africa per dare voce alle donne che vivono le turbolenze della guerra. Questa guerra ha anche a che fare con il mondo e con noi. Penso che sia riuscita a creare un rapporto speciale con queste donne, perché è rimasta a lungo in Africa, con loro, ma anche perché le ha osservate da vicino. Questa è una qualità del cinema svizzero, il fatto di osservare il mondo con precisione, di prendersi il tempo di analizzare i dettagli. Questo modo di osservare vale anche per i temi legati alla Svizzera, come nel documentario Das Gripenspiel di Frédéric Gonseth, che analizza con precisione il rapporto tra democrazia e mercato. Il cinema documentario resta per me uno dei punti salienti del cinema svizzero e oggi più che mai questa tradizione del documentario porta i registi ad analizzare la complessità del mondo con delle storie che hanno una portata globale. La programmazione di quest'anno riflette questo fenomeno.

(Tradotto dal francese)

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