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"Cerco di capire, da esploratore, cosa significa essere umani"

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Ole Giæver • Regista

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- BERLINO 2017: Cineuropa ha incontrato il regista norvegese Ole Giæver, che presenta nella sezione Panorama della Berlinale il suo nuovo lungometraggio, From the Balcony

Ole Giæver  • Regista

Ole Giæver presenta il suo terzo lungometraggio From the Balcony [+leggi anche:
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intervista: Ole Giæver
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al Festival di Berlino nella sezione Panorama, prima mondiale di questo film prodotto da Mer Film, terza partecipazione berlinese per questo regista norvegese che Cineuropa ha incontrato a Oslo poco prima della sua partenza per la Germania. 

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Cineuropa: From the Balcony, è un'estensione del suo film precedente Out of Nature [+leggi anche:
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intervista: Ole Giæver
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, premiato a Berlino nel 2015?
Ole Giæver: In un certo senso. Anche questa volta sono davanti la macchina da presa. Ma, mentre il mio film precedente era di finzione, in From the Balcony ritraggo la realtà, la mia realtà. Out of nature aveva un lato allegro, poco convenzionale. Era una narrazione classica presentata per lo più in ordine cronologico. From the Balcony offre un universo più ricco, più complesso. Gioco con diversi generi, registri e forme d'espressione. Utilizzo elementi di documentari, video di famiglia, film d'animazione, pezzi di vita autentici, la partecipazione degli attori... Volevo allargare i miei orizzonti, approfondire le mie conoscenze, sperimentare sulla sostanza ma anche sulla forma, creare un film dalle molteplici sfaccettature che non fosse colmo di elementi disparati. Sognavo un lavoro omogeneo, armonico, in cui non si notasse lo sforzo e l'artificio. 

Perché questa varietà?
L'uso che ne faccio non è gratuito. Cerco di capire, da esploratore, ciò che significa essere umani. È l'obiettivo della mia ricerca, il tema di fondo dei miei film. È fondamentale per me quest'avventura, quest'odissea alla quale invito lo spettatore, un po' una ricerca artistica e filosofica. 

Cosa rappresenta il balcone per lei?
Il balcone è l'intersezione di due mondi opposti. C'è una tensione, un attrito tra questi due mondi. All'esterno vedo il quartiere, la città, la foresta in lontananza; la notte vedo le stelle, un'immensità di spazio e tempo. Se mi volto verso l'interno, è il quotidiano che mi trovo davanti, in tutta la sua banalità di routine. Ho trovato interessante prendere come punto di partenza questo perno, questo nucleo geografico che è il balcone. 

È davvero il suo balcone di Oslo quello che si vede nel film?
Sì, ma abbiamo anche girato nel nord della Norvegia, a Tromsø, la città in cui sono nato, dove ho trascorso la mia giovinezza. Durante le riprese la casa della mia infanzia è stata venduta... un momento forte per una vita, che doveva essere nel film. 

Una commedia drammatica?
Se preferisce, ma non amo le etichette. 

Un film molto personale comunque. Lei è il protagonista.
In effetti, il filo conduttore. In fase di sviluppo il film è diventato più personale o privato. Ma penso che non bisogna aver paura di lasciar vedere un po' della propria intimità, di esporre la propria vulnerabilità. From the Balcony è due anni e mezzo della mia vita. Per un anno la mia vita familiare è stata filmata con le sue abitudini e gesti, con grande fiducia, perché mia moglie, l'attrice Marte Solem, i nostri figli, ed io ci troviamo molto a nostro agio con il fotografo del film, Øystein Mamen, un caro amico. Ho anche girato alcune scene. La macchina da presa è per noi un'amica di vecchia data, ma non mi sono spinto oltre un certo punto affinché il benessere della mia famiglia non fosse compromesso. 

In quale stato d'animo ha iniziato le riprese?
Un senso di libertà, di disponibilità. Immagini un po'... disporre di mezzi espressivi così diversi, che fortuna! Ma le scelte sono state difficili a volte. Conseguenza prevedibile: alla fine delle riprese mi sono trovato con materiale grezzo in abbondanza. 

Un bel regalo.
Anche una sfida formidabile, e confesso che ho avuto momenti dolorosi di dubbio... Per fortuna sono circondato da persone competenti che capiscono la mia visione delle cose. Una squadra forte. Frida Michaelsen ha fatto un notevole lavoro di montaggio che ho rifinito con lei negli ultimi quattro mesi. La musica è stata composta da Ola Fløttum al computer, anche con elementi acustici. Vorrei anche citare, tra gli altri, Julie Engaas responsabile della parte animata, Maria Ekerhovd la produttrice e, naturalmente, Marte, mia moglie. Di solito condividiamo tutto, ci diamo consigli anche sui nostri rispettivi progetti. Marte era una degli interpreti di The Mountain, il mio primo lungometraggio, presentato alla Berlinale nel 2011.

(Tradotto dal francese)

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