L'altro volto della speranza (2017)
Grain (2017)
A Gentle Creature (2017)
Scary Mother (2017)
The Erlprince (2016)
Bigfoot Junior (2017)
Son of Sofia (2017)
precedente
seguente
Scegli la lingua en | es | fr | it

"Ho dovuto trovare una nuova forma di narrazione che per me non era naturale"

email print share on facebook share on twitter share on google+

Agnieszka Holland • Regista

di 

- BERLINO 2017: Cineuropa ha incontrato la regista polacca veterana Agnieszka Holland per discutere del suo ultimo film, Spoor, Premio Alfred Bauer a Berlino

Agnieszka Holland  • Regista
(© Spoor_film)

Regista tra le più eminenti della Polonia, la tre volte candidata all'Oscar Agnieszka Holland presenta il suo ultimo film, Spoor [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
intervista: Agnieszka Holland
intervista: Zofia Wichlacz
scheda film
]
, co-produzione veramente europea tra Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svezia e Germania, nella competizione principale della Berlinale. Cineuropa ha avuto la possibilità di parlare con la regista del genere malleabile di Spoor, della sua attualità, e della differenza tra fare cinema e dirigere serie.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Tra le altre cose, il suo ultimo film, Spoor, è stato definito una parabola.
Agnieszka Holland: Spoor non è una parabola in quanto tale. Il film è in parte fiaba, in parte dramma realistico, in parte thriller morale, in parte commedia dark, e in parte anche una storia femminista-anarchica. Non lo si può cogliere del tutto, e questo è il motivo per cui l'ho fatto. Ho visto reazioni diverse per Spoor: alcuni ridono ad alta voce, mentre altri siedono in silenzio, come farebbero a un funerale. Non voglio classificare Spoor. Sebbene si possa considerare un eco-thriller cupo, il film riflette il nostro mondo e dove ci troviamo. Non avevo idea che il film sarebbe stato così attuale, poiché lavoravamo al progetto da molto tempo, e grazie agli eventi del mondo, Spoor si è dimostrato anche politico. 

Ha detto che il film è femminista.
Sì, e anche anarchico. Ho parafrasato il titolo di un film dei fratelli Coen per descrivere un po' la storia: "Non è un Paese per vecchie." Credo che sia abbastanza calzante. Il contesto europeo centrale del film è abbastanza chiaro, ma ho mostrato il film ad alcuni agenti di Los Angeles, ed hanno convenuto che Spoor è un film americano. Per essere onesti, non è stato facile ottenere i finanziamenti per questo progetto, poiché è molto difficile da descrivere, e la gente non riusciva a immaginare cosa sarebbe diventato.

Spoor è tratto da un libro, Guida il tuo carro sulle ossa dei morti. Quanto si avvicina l'adattamento al materiale originale?
Il romanzo non è molto lungo, quindi abbiamo tenuto la maggior parte degli elementi nel film, come la trama principale, il protagonista e i personaggi secondari; detto questo, è un adattamento abbastanza fedele. D'altra parte, è stato un processo piuttosto tortuoso per me e Olga Tokarczuk, l'autrice del libro. Mi piace molto Olga; è famosa in Polonia, ma anche all'estero, e ho sempre voluto fare un film tratto dalle sue opere. I suoi racconti sono molto adatti al grande schermo, ma non i suoi romanzi. Questo è l'unico romanzo con una trama forte, così ho pensato che sarebbe stato un compito facile, che avrei scritto la sceneggiatura in un mese. E due anni più tardi, stavamo rivedendo l'undicesima versione della sceneggiatura. È stato abbastanza difficile tradurre il libro in linguaggio cinematografico. Inoltre, Spoor è un progetto abbastanza diverso da ciò che avevo fatto in passato. Ho dovuto trovare una nuova forma di narrazione che non era naturale per me. Ho dedicato una buona parte della mia vita al progetto, quindi spero che ne sia valsa la pena. 

Oltre a realizzare lungometraggi, lavora anche alle serie. Qual è la differenza tra i due secondo lei?
Le serie sono una forma di divertimento per me, in cui posso giocare con stile e convenzioni. Ho finito un paio di episodi di House of Cards. Li abbiamo girati durante le elezioni americane, quindi era piuttosto surreale. Realizzare lungometraggi significa pieno impegno, mentre quando lavoro agli episodi, si tratta di un esercizio di stile per me. Bisogna realizzare l'episodio in sincronia con i precedenti, ma se si può, lo si deve spingere un po' più lontano, per migliorarlo un po'. Molto dipende anche alla sceneggiatura. Quando ho fatto Rosemary's Baby, il processo è stato più o meno simile a quello di un lungometraggio. Era una miniserie, quindi ho dovuto idearla, crearla, trovare il cast, trovare gli attori e un'idea di fondo. Quando ho fatto la miniserie Burning Bush [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, è stato proprio come fare un film.

Ha già dei prossimi progetti in programma?
Ho ricevuto uno script dello sceneggiatore ceco Marek Epstein, Charlatan, basata su un personaggio reale che mi è molto piaciuto. È una storia semplice da camera, e direi che è anche misteriosa, che nasconde un profondo segreto umano e metafisico, a mio parere. E poi c'è un thriller americano sulla lista, più un dramma in costume internazionale su un giornalista britannico, prima della Seconda Guerra Mondiale, che vuole essere il primo a fare un'intervista a Stalin, poiché è stato il primo a intervistare Hitler. Ed era amico di George Orwell, che ha scritto La fattoria degli animali dopo aver ascoltato le sue esperienze.

(Tradotto dall'inglese)

Leggi anche

Newsletter

Sarajevo Report
Locarno Report
Midpoint Feature

Follow us on

facebook twitter rss