Lady Macbeth (2016)
The Divine Order di Petra Volpe
La tenerezza (2017)
Django (2017)
La vendetta di un uomo tranquillo (2016)
Le donne e il desiderio (2016)
L'altro volto della speranza (2017)
precedente
seguente
Scegli la lingua en | es | fr | it

"Siamo in resistenza contro buio e pessimismo"

email print share on facebook share on twitter share on google+

Dominique Abel, Fiona Gordon • Registi

di 

- Con Paris pieds nus, Dominique Abel e Fiona Gordon offrono una parentesi pop e colorata, pur parlando di vecchiaia e precarietà

Dominique Abel, Fiona Gordon • Registi
(© Magritte du Cinéma 2017)

Paris pieds nus [+leggi anche:
recensione
trailer
film focus
intervista: Dominique Abel, Fiona Gordon
scheda film
]
è il quarto lungometraggio dei registi e attori Dominique Abel e Fiona Gordon, dove scavano ancora una volta nella vena burlesca, poetica e folle già sfruttata con malizia e fantasia nei loro film precedenti. E ancora una volta, il loro insolito universo centra il bersaglio, offre una boccata d’aria e di ottimismo malgrado la durezza della situazione in cui si trovano i personaggi.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa:Parigi è un personaggio del film. Quali erano le vostre motivazioni?
Fiona Gordon: Ci siamo incontrati a Parigi un bel po’ di tempo fa, avevamo la stessa sorta di innocenza dei nostri personaggi, eravamo anche un po’ perduti, soprattutto io che non parlavo la lingua. Per noi, lo sfondo non è solo lo sfondo. Questa piccola isola poco conosciuta ai piedi della Tour Eiffel dove si trova la copia della Statua della libertà, era un luogo sublime dove posizionare la tenda di un senzatetto che rivendica la sua libertà, ma pagandone un caro prezzo. In ciascuno dei nostri film, il luogo diventa un personaggio che partecipa attivamente alla storia. 

Come si scrive un cinema fisico come il vostro?
Dominique Abel: Abbiamo seguito lo stesso percorso di gente che ammiriamo,Chaplin, Keaton, Tati, che hanno imparato la loro arte minimalista sulla scena. Il pubblico guida spesso il rapporto con la scrittura. Prendendo la cinepresa, hanno fatto le stesse scelte, un approccio puro, al di fuori di ogni realismo, pieno di poesia. Questo cinema mette in gioco sia l’immaginario del creatore che quello dello spettatore. E il legame tra i due, questo ponte effimero regge grazie alla risata, alla compassione, a un certo sguardo sull’umanità e sul mondo attuale. 

F.G: Sappiamo bene che i nostri corpi parlano meglio delle nostre teste. Cerchiamo si trovare questa connivenza tra noi e il pubblico improvvisando. Cerchiamo di perdere il controllo. La risata nasce anche da questi momenti di goffaggine, o anche di umiliazione.

D.A: L'improvvisazione aiuta il progetto a maturare. Ma ciò che appare molto spontaneo sullo schermo, le coreografie o i meccanismi burleschi, non riescono quando sono troppo rodati. Quello che amiamo nell’improvvisazione del corpo, sono anche gli errori, da lì nascono le belle idee. 

Voi parlate di questo film come di una boccata d’aria in un mondo difficile. L'umorismo come il lato gentile della disperazione?
D. A: L'umorismo è l’unico modo per noi di parlare veramente di cose che ci toccano, che ci colpiscono. La risata va spesso con la tragedia. E’ il corpo che si esprime senza passare per il nostro decoder intellettuale. 

F.G: Siamo, in maniera militante, contro corrente: la durezza, il cinismo sono cose che non abbiamo voglia di esplorare. Privilegiamo una certa innocenza, spontaneità, qualcosa di gioioso.

D.A: Siamo in resistenza contro il buio e il pessimismo dominanti.

L'universo è molto pop, coloratissimo. Come lavorate sull’aspetto pittorico?
D.A: Fa parte del nostro vocabolario. Mentre gli altri mettono tanti dialoghi e parole, noi mettiamo tanti colori. Lo facevamo anche in scena, viene dalla nostra formazione. Come attori, interpretavamo anche i colori! 

Come avete scelto l’attrice per il personaggio di Martha?
F.A:
Spesso le attrici di quell’età non interpretano la loro età, sono troppo preservate. Un giorno ci è capitato di vedere un video di Emmanuelle Riva in cui recitava nel suo appartamento, imitava Chaplin, danzava. Vedendolo, ci siamo detti che lì c’era una gioia, un’ingenuità irresistibili... Le abbiamo mandato la nostra sceneggiatura, che è sembrata essere una nuova freccia al suo arco, per lei che adora Keaton. 

Quali sono i vostri progetti?
D.A: Abbiamo due idee, un musical e un poliziesco.Se sarà un poliziesco, ovviamente, dovremo farlo nostro. Anche il musical, in realtà, non è un vero e proprio musical. Non vogliamo rientrare in caselle o generi. 

(Tradotto dal francese)

Leggi anche

Newsletter

Ex Oriente

Follow us on

facebook twitter rss

Hispasat 4K