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"Una commedia agrodolce intrisa di realismo magico"

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Torfinn Iversen • Regista

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- Cineuropa ha incontrato il norvegese Torfinn Iversen per parlare di Oskar's America, che esce in Norvegia il 24 marzo, dopo la sua prima mondiale nella sezione Generation di Berlino

Torfinn Iversen • Regista

In apertura del BUFF, il festival internazionale della gioventù più importante della Scandinavia che si svolge a Malmö in Svezia dal 1984, è stato proiettato Oskar’s America [+leggi anche:
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intervista: Torfinn Iversen
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, pochi giorni prima della sua première in Norvegia. La prima mondiale di questo film si è tenuta alla recente Berlinale, dove era selezionato nella sezione Generation Kplus. L’autore è il regista norvegese Torfinn Iversen che Cineuropa ha incontrato mentre era di passaggio a Oslo.

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Cineuropa: Come è nato il suo film?
Torfinn Iversen: Oskar’s America ha origine nel 2012 dal mio cortometraggio Levi’s Horse, in cui Jørgen Langhelle già incarnava Levi. Mona Steffensen, la produttrice del film, la cui società Original Film ha sede a Tromsø, mi ha accompagnato in un paziente processo di sviluppo. All’epoca non era stata scritta alcuna sceneggiatura originale per giovani da sei anni. La maggior parte dei film di questo genere si ispirano a opere letterarie, a libri di successo, il che rappresenta un rischio minimo per i produttori e i distributori. Vincere nel 2014 l’Eurimages Development Award e, in quell’occasione, testare il nostro progetto in un contesto internazionale, ci ha dato fiducia.

Di cosa parla Oskar’s America?
Al centro della storia troviamo l’amicizia insolita tra Oskar, dieci anni, e Levi, un emarginato un po’ ingenuo, spesso bersaglio del sarcasmo degli altri. Lui vive col suo miglior amico, Cheval, un pony bianco, dolce, gentile e... miope, che mangia erba e pop-corn. Oskar, affidato da sua madre, interpretata da Marie Blokhus, al suo burbero nonno incarnato da Bjørn Sundquist, sogna di andarla a ritrovare in America. Levi, anche lui con qualche problema, lo aiuterà nel suo progetto di viaggio: attraversare l’Atlantico... a remi, con Cheval naturalmente. Far salire un pony su una piccola imbarcazione non è una cosa facile e per girare questa scena ci è voluto molto tempo!

Attraversare l’Atlantico in barca? Un progetto strano...
Realizzato pertanto per la prima volta nel 1896 da due americani di origine norvegese, George Harbo e Frank Samuelsen. Partiti da New York, riuscirono ad attraversare l’Atlantico a remi: 55 giorni di mare prima di raggiungere l’Europa. Una storia autentica che mi ha ispirato. La canzone del film parla proprio della loro impresa. E’ una composizione di Jerry Bryant, The Ballad of Harbo and Samuelsen, che Levi canta senza inciampare nelle parole, mentre di solito balbetta.

E la musica del film?
La si deve a Ola Fløttum che ha composto delle arie dal tono malinconico, ma con qualcosa di dinamico. Con i suoi interventi, ha davvero contribuito a dare consistenza ai personaggi, profondità e prospettiva al film. Altrettanto prezioso è stato il lavoro di Øyvind Planting sul suono, e quello del montatore Arild Tryggestad che mi ha aiutato a ridurre a 80 minuti i 150 minuti del materiale grezzo, processo doloroso ma indispensabile.

Trovare Oskar è stato facile?
Ci sono voluti molti provini prima che trovassimo il nostro Oskar, che è il giovane e talentuoso Odin Eikre. Gli attori sono del nord della Norvegia, eccetto Jørgen Langhelle che ha dovuto imparare l’accento locale che era necessario. L’autenticità è stata una delle mie preoccupazioni maggiori, senza tralasciare l’aspetto universale della storia.

Vede delle differenze tra i film per giovani scandinavi e quelli di altri paesi?
Credo che in Scandinavia si dimostri più spesso coraggio e maturità. Sono rimasto sconvolto da I fratelli Cuordileone adattato da un libro di Astrid Lindgren, film svedese che ho visto molto giovane.

Un film dal tema grave.
E’ vero. Prendere i bambini sul serio e divertirli allo stesso tempo, per me questo è importante. E’ per questo che volevo fare un film in cui sia grandi che piccini potessero riconoscersi. Oskar’s America è un film al contempo feel-good e feel-bad.

La vita non è mai tutta rosa.
In effetti, le ambiguità non mancano. Come affrontare le difficoltà dell’esistenza, come risolvere i problemi coi quali ci confrontiamo? Nascondersi non serve a niente. Perseverando si trovano delle soluzioni, e grazie all’umorismo si può raggiungre una sorta di equilibrio. Penso di aver fatto un film realista con tocchi di surrealismo, una commedia agrodolce intrisa di realismo magico, una favola, in un certo senso.

(Tradotto dal francese)

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