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"Tutto a un tratto, scoppia la questione della definizione di cinema"

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Nicolas Brigaud-Robert • Esportatore

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- Nicolas Brigaud-Robert ci parla della line-up cannense di Films Distribution e ci dà il suo parere sulle tendenze e i grandi dibattiti del mercato

Nicolas Brigaud-Robert • Esportatore

Prima del Marché du Film del 70° Festival di Cannes (dal 17 al 28 maggio), abbiamo incontrato Nicolas Brigaud-Robert che dirige con François Yon e Sébastian Beffa il super dinamico gruppo francese di vendite internazionali Films Distribution, che arriva a Cannes con una line-up spumeggiante.

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Cineuropa: Con François Ozon e Robin Campillo in gara, Laurent Cantet alla sezione Un Certain Regard e Claire Denis che inaugurerà la Quinzaine des réalisateurs, il vostro potenziale al mercato si annuncia molto forte.
Nicolas Brigaud-Robert: Non si può mai sapere con anticipo, ma in termini simbolici è un’ottima riuscita. Siamo fieri di avere la metà dei quattro film francesi in gara, l’inaugurazione della Quinzaine è una vetrina molto bella come hanno dimostrato gli anni passati, e il ritorno di Laurent Cantet al Certain Regard, intelligentemente programmato di lunedì, è fantastico! Adesso bisognerà rimboccarsi le maniche e trovare a tutti questi film delle case all’estero.

François Ozon è un habitué della competizione nei grandi festival, mentre Robert Campillo arriva per la prima volta a questo livello.
Si tratta di due registi che seguiamo. Robin dal suo primo film, e questo è il terzo assieme. Credo che abbiamo anche contribuito a forgiare la sua carriera internazionale. Siamo anche coproduttori  in 120 Battements par minute [+leggi anche:
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, è quindi qualcuno per cui abbiamo investito tempo, affetto, attenzioni e oggi denaro: abbiamo davvero sostenuto questo film dall’inizio. François Ozon, è un’altra storia. L'Amant double [+leggi anche:
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è il nostro terzo film assieme e coproduciamo anche questo. La cosa bella di François è che si diverte ad approcciarsi a uno stile, un genere, un modo di raccontare sempre nuovi. Ogni film di Ozon è diverso, è per un pubblico diverso, suggerisce o impone un marketing che non è lo stesso. Stavolta torna con un film un po’ provocatorio, una storia d’amore, un thriller, un film piuttosto erotico, una proposta nuova rispetto a Una nuova amica [+leggi anche:
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. Questa gamma variegata è per noi una forza perché si rivolge talvolta agli stessi distributori, che seguono i registi, ma anche a dei territori dove, al contrario, il cambiamento di genere di François Ozon può portare nuovi clienti. 

Quali sono le vostre attese riguardo Un beau soleil intérieur [+leggi anche:
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di Claire Denis che il delegato generale della Quinzaine des réalisateurs presenta come una specie di commedia?
Non è una commedia, ma Claire Denis ha trovato in questo film una certa leggerezza, una certa ironia, un tono un po’ diverso dal solito. E’ un film che si guarda con sempre più piacere ed è per questo che l’apertura è azzeccata: Edouard Waintrop ha un grande intuito per sapere cosa piacerà al grande pubblico.

In questo caso prende una grande donna del cinema francese, un autore, e li mette in apertura nel momento in cui lei si diverte a far divertire lo spettatore. E Juliette Binoche, che è sullo schermo dall’inizio alla fine, si è anche lei visibilmente divertita nel girare questo film e questo arriva al pubblico.

E riguardo a Laurent Cantet?
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è di gran lunga il film più intelligente in termini di scrittura  tra quelli che ho visto quest’anno. E’ un film politico che non si presenta sotto forma di un film politico, ma che lo è eminentemente, nell’equilibrio precario della giovinezza verso gli estremismi. È condotto con un’incredibile sottigliezza. Questa è la forza di un vero storyteller! L’abilità nel racconto, sta nel saper dire delle cose senza fare dei film a tesi, ed è quello che Laurent Cantet fa brillantemente in questo film, che si presenta ciononostante come un film corale “alla Cantet”, con dei giovani adulti assieme alla Ciotat. E a Cannes, avremo anche in primo piano Cherchez la femme di Sou Abadi, un’opera prima davvero riuscita, in più molto commerciale, davvero al passo con i tempi, che abbiamo scelto per il soggetto e che abbiamo prevenduto molto bene.

Qual è lo stato di forma dei distributori, nel mondo, per il tipo di film che vendete, che potremmo qualificare come cinema d’autore di qualità?
Preferisco dire semplicemente “ciò che non è hollywoodiano”. Per i distributori, dipende dai paesi. Laddove il cinema locale è forte e dinamico i nostri clienti sono benestanti. Quando il cinema locale è fragile, i nostri clienti sono fragili perché in questi paesi coloro che importano il cinema sono anche coloro che lo distribuiscono o sfruttano il cinema indipendente locale. Quando troveranno il loro posto nel loro mercato, significa che avremo degli interlocutori validi e solvibili, che saranno capaci di importare i nostri film nei loro territori. Nei paesi in cui va male, va male per loro e per noi.

Qual è la sua opinione riguardo alle vendite di film alle piattaforme che li distribuiranno in tutto il mondo?
In quanto esportatore, questo dipende dalle decisioni del produttore, che spesso comunica in prima persona agli autori. Ogni caso è a sé. Non abbiamo una doxa che dica che a Film Distribution ci rifiutiamo di vendere alle piattaforme o che al contrario le privilegiamo rispetto alle vendite isolate. Ogni caso, e questo ci succede spesso, richiede di discutere con il produttore, pro e contro, volontà e desideri del regista ecc. Non c’è una dottrina, ma tante dottrine quanti sono i clienti.

Le piattaforme e la selezione di film di piattaforme presenti in un festival, generano un quesito: cos’è il cinema? Non ho risposta, ma trovo il dibattito avvincente. Tutto a un tratto, scoppia la questione della definizione di cinema, che era legata a un supporto (il 35 mm), a una posizione da spettatore (la sala), a un modello economico e a una certa forma di cronologia. O ci rifugiamo in una definizione estetica di film, o ripartiamo da criteri oggettivi e ci poniamo seriamente questo quesito di sociologia economica o di filosofia, che è sapere cos’è il cinema. È molto interessante e noi siamo la generazione che dovrà elaborarne una nuova definizione attraverso rapporti di forza, conflitti, riflessioni. È questa la posta in gioco.

(Tradotto dal francese di Dalila Minelli)

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