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"I personaggi devono reinventarsi"

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Arnaud Desplechin • Regista

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- CANNES 2017: Il regista francese Arnaud Desplechin parla di Les Fantômes d'Ismaël che ha aperto fuori concorso il 70° Festival di Cannes

Arnaud Desplechin • Regista
(© Mathilde Petit / FDC)

Circondato dal suo cast di attori tra cui Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Alba Rohrwacher, Mathieu Amalric, Louis Garrel e Hippolyte Girardot, il regista francese Arnaud Desplechin ha parlato con la stampa internazionale del suo virtuoso Les Fantômes d'Ismaël [+leggi anche:
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che ha aperto fuori concorso il 70° Festival di Cannes.

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Les Fantômes d'Ismaël ha un trio di star nei ruoli principali. Quanto era premeditato?
Arnaud Desplechin: Non ho mai pensato di fare un film di star. Quando scrivevo la sceneggiatura, non sapevo chi sarebbe stato quell’uomo e quelle due donne. Ma mano a mano che costruivo il personaggio maschile, somigliava sempre di più all'Ismaël di I re e la regina [+leggi anche:
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, così ho chiamato Mathieu Amalric sperando che ci saremmo saputi reinventare. Per Marion Cotillard, avevo il ricordo impressionante di La vie en rose [+leggi anche:
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con quell’affascinante tratto d’artista che è la capacità di inventare se stessi, un po’ come il personaggio di Carlotta in Les Fantômes d'Ismaël. Amo Marion anche in Inception o con i fratelli Dardenne, per esempio. Ha quella capacità di creare il mito e allo stesso tempo sbarazzarsene quando diventa ingombrante. Quanto a Charlotte Gainsbourg, visto che il suo personaggio, Silvia, è fuoco sotto la cenere, ci voleva il fuoco e trovo che Charlotte sia l’attrice che accetta meglio lo scandalo. 

I suoi film sembrano avere una certa continuità, con questi personaggi ricorrenti di Ismaël e di Dédalus, per esempio.
Reagisco spesso al film precedente. I miei giorni più belli [+leggi anche:
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era sul primo amore, la prima chance. Quello è un tema che mi piace molto nel cinema americano, quello della seconda chance: i personaggi devono reinventarsi. I miei giorni più belli era molto malinconico, mentre stavolta mi piaceva ritrarre dei personaggi più maturi che abbracciano la vita.

Qual è il tema principale, il messaggio del film?
Tutto il film è riassunto nella terzultima battuta del personaggio interpretato da Charlotte: "la vita mi è capitata". La vita imperfetta, inaspettata, talvolta brutale come il personaggio di Marion, in disordine come quello incarnato da Mathieu, o come un giovane uomo che esce dal suo guscio e sboccia viaggiando attraverso il mondo come quello interpretato da Louis Garrel. Ma penso anche all’ultima battuta del film: "ancora, ancora, ancora". Ancora vita, ancora romanticismo, ancora sesso, ancora amore, ancora disordine.

E i fantasmi del titolo?
Quello che mi stupisce è che il personaggio di Carlotta è in vita. Sono gli altri che la vedono come un fantasma. E’ come dopo un incidente dal quale ci si salva, si ride e si piange. E se Carlotta è un po’ diabolica quando si ritrova con Ismaël e Silvia, diventa poi una santa quando torna da suo padre: una donna può avere due facce.

E la danza di Marion Cotillard su It Ain't Me Babe di Bob Dylan?
Le parole della canzone sono esplicite: "tu dici che cerchi qualcuno che non sarà mai debole, ma sempre forte, per proteggerti e difenderti che tu abbia ragione o torto, qualcuno che apra tutte le porte, ma non sono io". E’ una sfida tra le due donne e Carlotta, ballando, manda a Silvia questo messaggio: non è Ismaël che ti proteggerà dalla vita, Ismaël è per me. Volevo una danza selvaggia e non ero sicuro che funzionasse, ma Marion ha fatto di tutto, inventando il 95% della sua coreografia.

Che cosa prova nel vedere il suo film proiettato in apertura del Festival di Cannes?
E’ una grande emozione e un onore. In generale, temo sempre la reazione dei critici. Stavolta spero che il film piaccia, ovviamente, ma l’apertura mi sembra una posizione meno pericolosa del concorso che può vedere la stampa, specialmente quella francese, dividersi e diventare brutale.

Ci sono due versioni del film, la seconda un po’ più lunga di quella che è stata proiettata oggi a Cannes?
E’ vero. E’ un’idea che risale a quando il mio produttore Pascal Caucheteux era venuto a trovarci al montaggio, che abbiamo fatto io e Laurence Briaud, e mi ha detto: "sei sicuro che non ci siano due film?". Quindi ho fatto una versione più concentrata sul triangolo amoroso, più sentimentale, con sentimenti più focosi, che è quella che è stata proiettata qui a Cannes, e un’altra versione più mentale.

(Tradotto dal francese)

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