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Ilian Metev • Regista

"La mia decisione di muovermi in una direzione più finzionale è dovuta perlopiù a ragioni morali"

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- LOCARNO 2017: Il bulgaro Ilian Metev ci parla del drastico cambio di rotta della sua carriera: il passaggio dal documentario alla finzione con 3/4, vincitore nella sezione Cineasti del presente

Ilian Metev • Regista
(© Locarno Festival / Marco Abram)

Il documentario di Ilian Metev Sofia’s Last Ambulance [+leggi anche:
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 era stato accolto con entusiasmo nel 2012, e ora il giovane regista torna ad impressionare col suo primo lungometraggio di finzione, 3/4 [+leggi anche:
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intervista: Ilian Metev
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, premiato col Pardo d’Oro nella sezione Cineasti del Presente del 70° Festival del Film Locarno. Abbiamo parlato di cosa lo ha portato a passare dal documentario alla finzione, ma anche delle priorità del cinema bulgaro.

Cineuropa: Inizialmente 3/4 doveva essere un documentario. Cosa le ha fatto pensare che sarebbe stato meglio farne un’opera di finzione?
Ilian Metev: Ero interessato alla storia di una famiglia contemporanea e avevo l’impressione che un documentario sarebbe stato troppo estremo. Da documentarista sai come tirare fuori le “cose” dalle persone, “cose” che rivelano la loro interiorità, “cose”, anche non concordate formalmente, che potrebbero mostrare senza rendersene conto. La responsabilità di chi fa un film è quindi enorme e la mia decisione di muovermi in una direzione più finzionale è dovuta perlopiù a ragioni morali. Paradossalmente, nel realizzare 3/4, sentivo una responsabilità simile nel rappresentare anche i miei protagonisti. Quando ho concluso il montaggio, sono sempre molto nervoso per come i miei protagonisti potrebbero reagire al film finito. Sono molto felice che sia piaciuto a tutti.

Cosa ha dovuto cambiare del suo atteggiamento mentale, passando dal documentario alla finzione?
In quanto regista di finzione sei responsabile del mondo che crei nel tuo film. Nel documentario puoi catturare la complessità della vita vera osservando la realtà, cercando di essere paziente e attento. Qui abbiamo dovuto darci da fare per creare ambiente e situazioni che fossero credibili. Ho prestato particolare attenzione alle contraddizioni, perché credo che siano parte integrante nella vita di tutti i giorni. Quante volte gioia e tristezza si ritrovano fianco a fianco?

Mila suona il pianoforte e sogna di trasferirsi in Germania. Lei ha studiato violino in Germania. Quanto c’è di lei in questo personaggio?
La sceneggiatura iniziale era fortemente ispirata alla mia biografia e a persone che conosco da vicino. Pertanto abbiamo cercato gente con un background simile. Tuttavia non abbiamo mai mostrato la sceneggiatura ai nostri protagonisti. Non volevo influenzare la loro interpretazione del film e cambiare le loro personalità. Quello che accade nel film è alla fine molto simile a quanto scritto nella sceneggiatura, anche se le dinamiche tra i personaggi sono diverse e credo più simili a quelle della vita vera dei nostri protagonisti. Ovviamente, ho preso alcune decisioni durante i casting; mi sento molto vicino ai dubbi artistici di Mila, alla curiosità scientifica di Todor e all’interesse di Niki per tutto ciò che è imprevedibile, eppure il film è il risultato della collaborazione di tutti.

Il giovane Niki Mashalov recita in maniera molto naturale. Come è stato lavorare insieme?
Io e il mio assistente alla regia, Nikolay Hristov, abbiamo lavorato a stretto contatto con gli attori. L’energia di Niki viene tutta da lui stesso. Ha anche un’anima molto sensibile, quindi ha avuto bisogno di un po’ di tempo per lasciarsi andare. Quando ha iniziato a sentirsi a suo agio con tutta la squadra, è diventato inarrestabile.

I registi bulgari chiedono un cambiamento nella legislazione sul cinema del suo paese. Secondo lei, qual è la principale questione da risolvere nell’industria cinematografica bulgara?
Penso che i fondi nazionali dovrebbero andare a finanziare una varietà più equilibrata di progetti. Non mi sembra giusto che gente come Kamen Kalev e Ralitza Petrova, voci creative di una certa importanza e riconosciute a livello internazionale, debbano lottare così tanto per i loro nuovi progetti, anche allo stadio di sviluppo. Il comitato di selezione dovrebbe essere composto da personalità che hanno un’ampia e competente conoscenza del cinema contemporaneo e che siano benintenzionate, indipendentemente da chi conosce chi.

(Tradotto dall'inglese)

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