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Boudewijn Koole • Regista

“L'intimità delle relazioni familiari è una forma d'amore che non finisce mai di affascinarmi"

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- TORONTO 2017: Abbiamo parlato con Boudewijn Koole, che ha presentato in anteprima internazionale il suo terzo film, Disappearance, al Contemporary World Cinema

Boudewijn Koole  • Regista

Boudewijn Koole si è guadagnato l'attenzione internazionale con con l'acclamato film d'esordio, Kauwboy [+leggi anche:
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, che ha girato numerosi festival cinematografici. Cinque anni dopo, ritorna con la sua terza opera, Disappearance [+leggi anche:
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intervista: Boudewijn Koole
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, in anteprima internazionale nella sezione Contemporary World Cinema del Toronto International Film Festival. Il regista olandese ha discusso con Cineuropa della sua ispirazione, del potere delle relazioni familiari e degli effetti collaterali di una perdita.

Cineuropa: Cosa ha ispirato questa storia?
Boudewijn Koole:
Per me, questa storia ha avuto inizio quando ho visto una mostra della fotografa inglese, Leonie Hampton. Aveva passato un anno intero con sua madre e poi ha realizzato un'esposizione su questo periodo, che mi aveva commosso. L'intimità dei personaggi nel suo lavoro mi aveva fatto pensare ai miei momenti più personali, quelli passati con le mie due sorelle durante la nostra infanzia. L'intimità che esiste all'interno delle relazioni familiari è una forma d'amore che non finisce mai di affascinarmi. È qualcosa più grande di noi, ed è sia positiva che negativa. Nel mio film, la relazione tra fratello e sorella è quella che funziona meglio ed è più viva, mentre la relazione madre-figlia si blocca costantemente. Nella mia infanzia, ho sperimentato tutte queste cose e sentivo il bisogno di esprimerle e raccontare una storia con dei personaggi che cercano almeno di capirsi, di incontrarsi, di cambiare.

Quanto è difficile parlare di una fine inevitabile? E come si collega questo con la complicata relazione tra una madre e sua figlia?
La vita mi ha insegnato che la maggior parte delle volte seguiamo un cammino già stabilito, in cui abbiamo poca influenza. Pensiamo di fare delle scelte e di essere al volante delle nostre vite, ma credo che sia un'illusione. In realtà avanziamo su dei binari e ci limitiamo a seguire il tracciato. Quando diciamo di aver fatto qualcosa, in realtà stiamo inventando una storia su qualcosa che è già accaduto. Ma ci sono dei momenti in cui ci avviciniamo al fare delle vere scelte, e la maggior parte delle volte avviene quando siamo costretti a confrontarci con la morte. Quindi, per rispondere alla sua domanda sulla relazione madre-figlia, il film è basato sul desiderio di Roos di risolvere le questioni rimaste in sospese con sua madre. La pressione messa da una fine imminiente (come la morte) è quello di cui i personaggi hanno bisogno per risolvere i loro problemi e crescere, per raggiungere lo stadio successivo nelle loro vita.

Ritiene che gli effetti collaterali di una perdita possano essere peggiori del fatto stesso?
Nei Paesi Bassi, dove vivo, la morte è stata tenuta nascosta per diversi anni. Durante la mia gioventù, un funerale considerato normale era breve e con poche lacrime. Oggi, siamo completamente all'opposto: i funerali sono grandi cerimonie, con vino bianco e musica. Io e la sceneggiatrice, Jolein Laarman, parlavamo del funerale più silenzioso possibile, in cui la gente semplicemente se ne va e scompare. Questa è stata la nostra ispirazione. È così che avveniva in alcune antiche tribù. In Europa, non esistono più posti dove si possa semplicemente scomparire, solo la tundra nella Norvegia settentrionale rimane un posto selvaggio.

Quanto conta un paesaggio immersivo e gelido per una storia così intima e piena di calore umano?
Ci sono molte storie sulla Regina delle nevi, che seduce gli uomini quando sono fuori al freddo: riesce a entrare nei sogni e a far dimenticare il pericolo mortale rappresentato dal freddo.

(Tradotto dall'inglese)

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