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Gilles Coulier • Regista

“Sono sempre stato affascinato dai legami familiari”

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- SAN SEBASTIÁN 2017: Abbiamo intervistato il belga Gilles Coulier per conoscere storia e temi dietro il suo primo film, Cargo, in programma in Nuovi Registi

Gilles Coulier  • Regista
(© Montse Castillo / Festival de San Sebastián)

Il regista, sceneggiatore e produttore Gilles Coulier ha già partecipato due volte a Cannes con i suoi cortometraggi Iceland (2009) e Mont Blanc (2013), rispettivamente nelle categorie Cinéfondation e Official. Il suo primo lungometraggio, Cargo [+leggi anche:
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, è in concorso all'interno della sezione Nuovi Registi del 65o Festival internazionale del cinema di San Sebastián. Lo abbiamo incontrato per discutere con lui dell'importanza della comunicazione, dell'assenza di personaggi femminili nei suoi film e del motivo per cui dalle Fiandre provengono family drama così potenti.

Cineuropa: Nei suoi cortometraggi, affronta spesso il tema dei legami familiari; perché torna su questo argomento anche in Cargo?
Gilles Coulier
: Sono sempre stato affascinato dai legami familiari, in particolare dal rapporto tra fratelli e da quello padre-figli. Essendo cresciuto in una famiglia con tre figli maschi, ho sperimentato un modo tutto particolare di comunicare, che spesso sfociava in una comunicazione non verbale e nell'assenza di gesti affettuosi o conversazioni sentimentali. Mi sono anche posto questa domanda: a che punto della vita un uomo diventa padre? O, perlomeno, quando sente di esserlo diventato? Molti mi hanno risposto che ciò è avvenuto nel momento in cui hanno avuto un figlio, per altri è successo più tardi. Allora ho provato a immaginare cosa sarebbe potuto succedere tra i suoi cari, al momento della scomparsa di un capofamiglia dalla presenza molto forte. Volevo mettere in scena lo scontro tra i suoi figli, figli che combattono per diventare ognuno il padre che per loro non era mai stato, e cosa poteva sortirne. Un uomo simile al proprio padre, o una persona diversa?

Questi due temi richiedevano un ambiente tradizionale, che ho trovato tra i pescatori: un mondo rude, fatto di uomini poco avvezzi a una comunicazione affettiva. Il ruolo del paesaggio era molto importante.

Questa mancanza di comunicazione è anche una critica alle famiglie moderne o è piuttosto una generica riflessione sociale?
Anche se la situazione che descrivo in Cargo può sembrare un po' esagerata, sono sicuro che si verifichi molto spesso, e non solo all'interno della famiglia. La comunicazione è uno dei fondamenti della società, ma è anche uno dei maggiori ostacoli nelle relazioni, in particolare la comunicazione affettiva. Io sono una persona molto emotiva e penso che sia l'unico modo per affrontare questa professione, ma ho visto scomparire molte persone intorno a me per mancanza di comunicazione. Coppie che si separano, amici che prendono le distanze, fratelli che non si parlano più, colleghi che si tolgono la vita... Non penso di essere un moralizzatore che pretende di cambiare la società in cui viviamo, ma spero che il mio film possa essere d'aiuto.

Il cast è tutto al maschile; qual era la sua intenzione dietro questa scelta?
Ogni volta che io e il mio collega sceneggiatore Tom Dupont proviamo a introdurre un personaggio femminile, tutti i problemi sembrano scomparire [ride]! Ma è vero, in un certo senso. Se un personaggio femminile, supponiamo una nonna, tacesse al figlio che suo marito sta attraversando dei problemi economici, sarebbe una persona terribile. Ma non era questa l'intenzione del film, riuscivo a rendere più chiaro il mio punto di vista in un mondo fatto di soli uomini. Il mare è l'unico personaggio femminile, il posto dove tutti desiderano stare, dove si sentono a casa e dimenticano i loro problemi. Non sarà una coincidenza se in francese “mare” è femminile (la mer).

Ultimamente, dalle Fiandre provengono molti toccanti family drama. Si può parlare di una tendenza creativa o piuttosto di un bisogno di discutere le questioni interne alla famiglia?
Non credo ci sia una vera necessità di discutere i problemi dell'ambiente familiare, in Belgio. La Vallonia ha trovato da tempo la sua identità cinematografica. Penso che anche nelle Fiandre siamo finalmente arrivati a questo obiettivo, il che ci ha resi coscienti che non dobbiamo imitare quello che ci arriva dall'estero. Film come The Misfortunates [+leggi anche:
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sono esempi di successo di questa raggiunta identità. Abbiamo così tante storie e registi interessanti e ottime ragioni per essere orgogliosi della nostra identità. Questo comporta anche una specie di contagio creativo caratterizzato da realismo e forti contatti tra i personaggi e le loro storie personali. In questo senso, penso che si possa parlare di una tendenza creativa, ma la intenderei piuttosto come un generale interesse verso queste storie personali.

(Tradotto dall'inglese)

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