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“Il cinema albanese deve aprirsi alle coproduzioni internazionali”

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Ilir Butka • Presidente dell'Albanian National Center of Cinematography

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- Cineuropa ha parlato con il presidente dell'Albanian National Center of Cinematography, Ilir Butka, della recente evoluzione del cinema balcanico e dei vantaggi offerti dal Balkan Film Market

Ilir Butka  • Presidente dell'Albanian National Center of Cinematography

L'Albanian National Center of Cinematography (ANCC) festeggia quest'anno il suo 20o anniversario organizzando il primo Balkan Film Market (BFM). Abbiamo avuto l'opportunità di parlare con Ilir Butka, presidente dell'ANCC, dell'evoluzione del cinema albanese in questo periodo, dell'attuale interesse per le coproduzioni e di cosa il BFM può offrire ai Balcani.

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Cineuropa: Ci può sintetizzare i cambiamenti più importanti avvenuti del cinema albanese dal 1997 a oggi?
Ilir Butka:
Quando sono diventato presidente dell'ANCC, quattro anni fa, abbiamo deciso di concentrarci sull'aumento delle produzioni cinematografiche e sul sostegno ai filmmaker, dal momento che i costi erano diminuiti grazie al digitale. Grazie a questo aumento si sono fatti avanti più professionisti ed è stato anche un test per mettere alla prova la produzione cinematografica albanese. Dal 1997, abbiamo finanziato 300 film in tutto, di cui 100 solo negli ultimi tre anni. Questo è successo anche perché volevamo creare un centro che fosse aperto ai nuovi registi, che non avessero paura di essere rifiutati e di conseguenza perdessero le speranze. Sulla base di questo ideale, di solito finanziamo metà dei progetti che ci arrivano ogni anno.

Abbiamo visto che vi state anche interessando a coproduzioni internazionali; come è stato possibile per progetti albanesi?
Limitarsi solo a film nazionali può condurre ad avere una chiusura mentale. Se sei allo stesso tempo regista, sceneggiatore, produttore e persino distributore, per l'industria del film non sei un autore; diventi un artigiano. Per questo motivo il cinema albanese doveva aprirsi alle coproduzioni internazionali. Spingendo i nostri registi e produttori ad entrare a far parte del progetto Eurimages – non necessariamente per motivi economici, ma per stringere alleanze – vogliamo creare questo spirito comunitario. I loro progetti saranno controllati e filtrati, e alla fine il loro lavoro ne uscirà migliorato. Ci offriamo anche di coprire tutti i costi per la candidatura a Eurimages, quindi nessuno avrà scuse per non partecipare. Inoltre, selezioniamo più film per facilitare la loro ricerca di altri fondi e programmi, a condizione che trovino un coproduttore entro l'anno, altrimenti revochiamo il nostro supporto.

Ci sono paesi a cui siete particolarmente interessati?
Siamo disponibili a collaborare con tutti i paesi. Ovviamente, abbiamo un legame più immediato con l'Italia, perché ci sono meno ostacoli da superare. Gli italiani conoscono il nostro mercato, e molti albanesi hanno già lavorato in Italia. Abbiamo un rapporto altrettanto forte con la Grecia: i nostri professionisti hanno fatto le loro prime esperienze lavorative lì e ora riportano in patria le professionalità acquisite. Attualmente abbiamo cinque film il cui staff è per metà albanese e per metà greco. Infine, il Kosovo supporta i nostri progetti per ovvie ragioni. Credo che siano questi tre i pilastri che reggono il cinema albanese oggi.

Cosa può attrarre dell'ANCC?
Quando ho iniziato, il budget offerto dall'ANCC era di 500.000 euro, ora si è raddoppiato e spero che raggiunga presto i due milioni di euro. Praticamente, abbiamo un milione di euro per finanziare 40 film all'anno, tra cui coproduzioni minoritarie. Per le produzioni più piccole e indipendenti, abbiamo un programma che offre circa 20.000 euro. I loro costi di solito si aggirano sui 25.000 euro, mentre la media per un film albanese è di 250.000 euro. Inoltre, queste produzioni a micro budget funzionano abbastanza bene sul mercato locale, tanto che abbiamo 12 film all'anno di questo tipo. Più avanti, spero che riusciremo ad allargarci al settore dei cortometraggi, dei documentari e sicuramente dell'animazione, che è molto presente nella nostra tradizione cinematografica. L'Albania ha avuto quasi un filone tutto suo per l'animazione, con 15 produzioni all'anno fino alla fine degli anni Ottanta.

Cosa l'ha portata a dare vita al Balkan Film Market?
I dirigenti dei centri del cinema balcanico hanno ottime relazioni professionali, anche se queste poi non sono riportate ai produttori. Noi crediamo che dovremmo essere più aperti alla collaborazione, perché i nostri paesi condividono moltissimi aspetti culturali e storici. I paesi nordici rappresentano un esempio eccellente, infatti loro collaborano non tanto per ragioni economiche, ma perché funzionano meglio se uniti. È questo quello che vorremmo fare col BFM, creare questa possibilità tra i professionisti balcanici, mettendoli in condizione di comunicare e creare un network in un territorio perlopiù sconosciuto e inesplorato dal resto del mondo.

La creazione del BFM è sostenuta da tre pilastri principali, che coprono tutte le fasi possibili di un film. Si comincia con lo sviluppo di una sceneggiatura, con Albascript (leggi la notizia), continuiamo con progetti in fase di sviluppo che hanno già coperto il 20% del loro budget, il Pitch Balkan (leggi la notizia), e infine abbiamo un piano per le coproduzioni minoritarie (leggi la notizia), per progetti in possesso dell'80% del loro budget e in cerca del sostegno dell'ANCC. Quindi, un professionista che si rivolga al BFM può trovare progetti in ogni fase, a seconda di quello che lo interessa.

(Tradotto dall'inglese)

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