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"Una minaccia per l’industria cinematografica francese"

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Xavier Rigault • Produttore

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- Xavier Rigault, co-presidente dell’Unione dei Produttori di Cinema, dà il suo parere sul dibattito sulla cronologia dei media

Xavier Rigault  • Produttore

Il tema della riforma della cronologia dei media (il calendario di diffusione dei film sui diversi supporti a partire dall’uscita in sala) sarà dibattuto domani dai professionisti francesi riuniti ai 27mi Incontri cinematografici organizzati da L'ARP a Digione (leggi la news e l’intervista a Mathieu Debusschère). Xavier Rigault (2.4.7. Films), co-presidente dell’UPC (Unione dei Produttori di Cinema) offre il suo punto di vista e le sue proposte. 

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Cineuropa: Qual è la sua analisi riguardo al tema della cronologia dei media?
Xavier Rigault:
 È diventato un argomento spinoso perché la cronologia è la spina dorsale di tutto il pre-finanziamento delle opere che rientra tra le buone idee dell'eccezione culturale francese e che ha mantenuto un'industria. Era molto efficace per una modalità di diffusione lineare, ma con le evoluzioni tecnologiche e i cambiamenti d’uso, questa cronologia non è più adeguata. Ci sono dei buchi nella rete che lasciano potenzialmente entrare nuovi operatori mondiali senza impegnarsi nel pre-finanziamento del cinema francese e possono quindi destabilizzare i diffusori tradizionali. Questa cronologia non è più soddisfacente neanche per lo spettatore che non ha un accesso sufficiente alle opere e che non vuole aspettare 107 anni per poter vedere un film. Quindi, o fa il pirata, o se ne dimentica! Il tema della pirateria è totalmente legato alla cronologia e dobbiamo trattarli insieme. Poiché la pirateria è stata stimata in Francia in 1,3 miliardi di dollari di perdita, che è approssimativamente il fatturato del cinema. Abbiamo quindi perso la metà del nostro mercato potenziale! Non abbiamo mai consumato tante immagini, ma le entrate stanno ristagnando!

Questa pressione sulle immagini fa sì che vengano prodotte più opere, ma con la stessa cifra di denaro: il budget medio dei film francesi è passato da 3,9 milioni di euro nel 2004 a 2,8 milioni di euro nel 2016, ovvero il 30% in meno, il che è molto allarmante perché questa contrazione nasconde anche fenomeni di concentrazione. C'è una grande sofferenza della produzione indipendente, mentre è proprio questa che sviluppa, che innova, e la sua fragilità rappresenta una minaccia per l'industria cinematografica francese a lungo termine. E’ per questo che bisogna modernizzare la cronologia.

Quali sono le sue proposte di riforma?
Anche la sala deve essere coinvolta. Resta il più grande generatore di incassi per i film di cinema, ma è nel complesso! Mentre la frequenza delle sale in Francia è aumentata del 7% dal 2004, le entrate medie per film francesi sono diminuite del 37%. C'è una differenza tra l'economia globale dell’esercizio che va piuttosto bene e il cui lavoro va riconosciuto, e la realtà della produzione che non è affatto la stessa cosa. C'è un ingorgo a livello di sala. Gli esercenti ci dicono che non possono programmare i film in modo appropriato perché ce ne sono troppi, quindi si finisce per avere programmatori di sale che fanno sempre meno scelte e che vogliono passare tutto, ma tutto più rapidamente. Bisogna forse prendere atto di questo ingorgo e permettere un esercizio alternativo più rapidamente.

E la finestra VoD che attualmente si chiude durante quelle delle tv a pagamento e in chiaro? 
Ci vuole un disgelo totale della finestra VoD. Oggi questa finestra non decolla perché non è leggibile per lo spettatore. Bisogna mettersi nei suoi panni: vuole vedere un film perché gli viene promosso, deve correre in sala finché il film viene programmato nella sua zona, ha due settimane per vederlo, dopodiché il film è introvabile per tre mesi e mezzo, poi viene di nuovo programmato in VoD per sei mesi, e successivamente scompare per 26 mesi.

Quale sarebbe la contropartita per le pay-tv di questo disgelo della finestra VoD?
Siamo favorevoli ad un aggiornamento della loro cronologia a sei mesi. È ovviamente necessario fissare criteri virtuosi per la filiera, con impegni finanziari che includano le percentuali di fatturato, l'importo minimo per abbonato ed eventualmente un importo assoluto, e accordi di diversità, a immagine di quello che è stato Canal+ fino ad oggi, ma può anche essere un altro operatore.

Quale posto nella cronologia prevede per le piattaforme di VoD in abbonamento (SVoD) che attualmente sono fissate a 36 mesi dopo la sala?
Crediamo che a lungo termine non ci sarà una grande differenza tra pay-tv e SVoD. Un operatore SVoD virtuoso, che prende impegni rispetto alla filiera, può essere trattato allo stesso modo di un operatore televisivo a pagamento, a condizione che i loro impegni siano identici.

(Tradotto dal francese)

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