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Janez Burger • Regista

“Se non avessi trovato Maruša Majer, non avrei potuto fare Ivan

di 

- Al Festival del cinema di Zagabria Cineuropa ha incontrato Janez Burger, che ci ha parlato della sua ultima fatica, Ivan

Janez Burger  • Regista

Janez Burger è uno dei pionieri del nuovo cinema sloveno, che si è delineato intorno al giro del millennio. Il suo film d'esordio, Idle Running del 1999, è stato un enorme successo ai festival, dove ha strappato numerosi premi, e ha rappresentato uno studio sul rifiuto della crescita come forma di ribellione contro la società. Dopo un affondo nel cinema d'autore (Silent Sonata [+leggi anche:
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) e nella commedia amata dal grande pubblico (Driving School [+leggi anche:
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), eccolo di ritorno con Ivan [+leggi anche:
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intervista: Maruša Majer
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, un dramma che mette insieme vari generi, socialmente impegnato e carico di sentimento. Cineuropa ha incontrato il regista al Festival del cinema di Zagabria, in occasione dell'anteprima croata.

Cineuropa: Vediamo il film attraverso la prospettiva di una donna. È possibile per un regista uomo restituire un punto di vista femminile? Un padre può vedere il mondo come una madre?
Janez Burger:
Non lo concepisco come un film con una prospettiva femminile. È il mio film, con la mia prospettiva, la mia visione del mondo, la mia riflessione. Il fatto è che l'idea mi è venuta quando è nato mio figlio, cinque anni fa. Mi sono chiesto in che tipo di società fosse finito. L'ho osservata attentamente e mi è venuta voglia di gridare. È lo stesso grido che la protagonista fa a un certo punto del film, quando perde tutto: la sua vita, suo figlio, ogni cosa. Tutto è iniziato da lì, da questa sensazione che ho provato ad esprimere attraverso il film. 

Il film attraversa diverse fasi e diversi generi, dal dramma psicologico a quello socialmente impegnato, dal thriller al road movie, eppure scorre senza increspature. É alla centralità di un personaggio così magnetico che si deve questa fluidità? 
Il film si basa sul personaggio di Mara, interpretato da Maruša Majer, e mostra il mondo che lei vede, il mondo che io vedo, il mondo che ogni adulto dovrebbe vedere. Vedo quel mondo come un luogo brutale e pieno di confusione, ed è questo il motivo per cui ho mescolato più generi. La nostra vita è una serie di generi: ci svegliamo in una commedia, poi entriamo nel dramma psicologico, dopo ancora nel thriller o persino in un horror e, alla fine, andiamo a dormire con una sensazione da film d'autore addosso. Io ho dovuto mixare un po' il tutto, e il solo modo per fare questo era appoggiarsi su un personaggio forte. 

Cosa può dirci a proposito delle soggettive dal punto di vista del bambino, di Ivan? Di chi è stata l'idea?
Non ricordo, c'erano molti scrittori oltre a me. L'idea, probabilmente, è saltata fuori durante una discussione, e tutti abbiamo concordato che era buona abbastanza da poter diventare una sottotrama. Avevamo la madre e il bambino. Così abbiamo sviluppato la visione del mondo di quest'ultimo da un momento iniziale completamente sfocato verso una visione sempre più nitida; fino al finale, in cui vede la madre quasi del tutto distintamente. Le condizioni di base perché lui diventi una persona normale sono lì; lei non le ha mai avute.

Come ci si sente ad essere colui che ha scoperto una star come Maruša Majer? L'attrice ha interpretato il suo primo ruolo all'interno di un cortometraggio in un suo film precedente, Driving School. Com'è vederla fare progressi?
È fantastico. Quando l'ho scelta per Driving School, non aveva quasi nessuna esperienza davanti alla telecamera. Siamo partiti quasi da zero e Driving School è stato un esercizio per Ivan, un test per gli attori. Non la conoscevo prima, però vedevo che era un'attrice estremamente talentuosa, una grande lavoratrice, molto preparata e capace di mettersi in gioco come attrice. Se non avessi trovato lei, non avrei proprio potuto fare il film. È fantastico che sia stata tanto acclamata alla Berlinale e che stia progredendo così tanto nella sua professione.

Le madri, ma anche i padri, si battono per migliorare le condizioni di vita o la società? L'istinto prevale in una situazione così estrema?
Insomma, non credo che la pressione sia così alta in Europa. Siamo pur sempre nati con la possibilità di fare qualcosa delle nostre vite. La domanda è: le generazioni attualmente al potere saranno in grado di mantenere i valori e i diritti per cui hanno combattuto le generazioni precedenti? Cose come diritti dei lavoratori, previdenza sociale, salute, scuola e cultura. La vera questione è: possiamo, in quanto padri, difendere i nostri figli dagli eccessi del capitalismo? O dobbiamo disfarcene in modo che combattano di nuovo per questo, in futuro? Sta a noi la scelta.

(Tradotto dall'inglese)

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