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“Nessuna altra industria in Europa è unita quanto lo siamo noi”

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Marion Döring • Direttrice, European Film Academy

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- La direttrice della European Film Academy Marion Döring ha parlato con Cineuropa dei risultati degli European Film Awards, la cui 30a cerimonia si terrà il 9 dicembre a Berlino

Marion Döring • Direttrice, European Film Academy

La direttrice della European Film Academy Marion Döring ha parlato con Cineuropa dei risultati degli European Film Awards, la cui 30a cerimonia si terrà il 9 dicembre a Berlino (leggi la news).

Cineuropa: Quali sono i risultati più importanti raggiunti dagli European Film Awards nel corso di questi 30 anni?
Marion Döring: Quando furono presentati per la prima volta a Berlino nel novembre del 1988, in un continente che era ancora diviso in due, le domande alle quali con più frequenza dovevo rispondere erano “Perché abbiamo bisogno degli European Film Awards?” e “Ma il cinema europeo esiste davvero?”. Ora, invece, queste due domande non vengono più poste. Lo consideriamo un segnale positivo che certifica che gli European Film Awards hanno successo e hanno contribuito a far capire che esiste il cinema europeo e che c’è bisogno di una cerimonia annuale in grado di riunire tutti, al fine di celebrare e promuovere tra il pubblico i magnifici film realizzati in Europa. Sebbene sia stato un processo lungo, che deve ancora essere portato a termine e che potrebbe non finire mai, la percezione è che gli European Film Awards, e anche il cinema europeo, siano cambiati in maniera significativa.

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Dal primo Miglior film europeo (A Short Film About Killing del 1988) fino all’ultimo (Vi presento Toni Erdmann [+leggi anche:
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Q&A: Maren Ade
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, 2016), come si è evoluto il cinema europeo?
Nel 1988, la presenza del cinema europeo nelle sale era molto debole, ragion per cui, alla vigilia della cerimonia degli European Film Awards, un gruppo di registi si è riunito nella suite di un hotel a Berlino decidendo di fondare la European Film Academy. Realizzare film in Europa alla fine degli anni ’80 significava spesso lottare da soli. La European Film Academy è diventata una sorta di riparo per i registi di tutta Europa, nell’ambito della quale potevano incontrarsi e fare rete. La coproduzione non era ancora diffusa e Eurimages era solo agli inizi. C’era un bisogno disperato che i film avessero visibilità oltre i loro confini. Per questo, nacque EFDO (European Film Distribution Office), poi diventato European Film Promotion. Inoltre, la Commissione europea ha dato il via al programma Media. Oggi, nessuno potrebbe immaginare di non far parte di questa rete europea. Siamo membri naturali di essa e la cooperazione oltre confine è diventata la normalità. Non penso che ci sia un’altra industria o comunità unita quanto lo siamo noi.

Quali sono le principali sfide che gli European Film Awards dovranno affrontare per mettere insieme tutte le diverse lingue, culture e via dicendo?
Penso che la situazione sia migliorata negli ultimi anni. Le nostre industrie cinematografiche e culture ci hanno aiutato a capire gli altri Paesi e a seguire quanto succede oltreconfine con empatia. Siamo diventati cittadini naturali di un universo cinematografico europeo e, oggi, condividiamo traguardi culturali, politici e sociali. E ci siamo anche abituati al nostro affascinante inglese stentato che abbiamo adottato come lingua di lavoro dell’industria cinematografica europea e, sebbene a volte si parli con accenti divertenti, riusciamo a comunicare direttamente. Nonostante questo, agli European Film Awards, abbiamo apprezzato molto quando i premiati hanno detto qualche parola nella loro lingua madre prima di passare all’inglese. È sempre bello poter ascoltare lingue diverse, ma è anche bene riuscire a capirsi tramite l’impiego di una lingua comune senza dover fare ricorso agli interpreti, come nelle grandi conferenze, e non sentire la voce originale, più autentica e personale.

I premi riflettono i gusti dei membri dell’Academy, ma ogni anno, lei si rivolge a professionisti del cinema per essere aiutata nella scelta dei film candidati. Come funziona esattamente questo processo?
Quando, sabato 9 dicembre, ci incontreremo a Berlino per la 30a edizione degli European Film Awards, i film e i premi individuali saranno già stati sottoposti a una complessa procedura di selezione e di candidatura. Un procedimento che si è sviluppato nel corso degli anni e che cerca di tener conto il più possibile della diversità della cultura cinematografica europea e della sua industria. Un processo costruito sull’esperienza dei professionisti del cinema a tutti i livelli. Il tutto inizia con la selezione dei lungometraggi dove 20 film vengono votati direttamente dai membri dei 20 Paesi che presentano il maggior numero di membri, mentre per quanto riguarda gli altri 30, il consiglio di amministrazione della EFA è responsabile e viene supportato da un gruppo di esperti, direttori di festival, programmatori e critici. I membri della EFA sono coloro che voteranno per le nomination delle categorie film, regista, sceneggiatore, attrice, attore, mentre, per altre categorie (lungometraggi di animazione, documentari e commedie), lavoriamo con le commissioni formate sia da membri della EFA, sia da esperti di altre associazioni, come Cartoon o FIPRESCI. I vincitori dei sette Excellence Awards vengono decisi da una giuria composta da rappresentanti di ogni categoria professionale. Ovviamente, non possiamo fare a meno della diversità geografica: in nessuna commissione c’è più di un membro della stessa nazionalità.

Il ruolo della EFA viene spesso paragonato a quello della US Academy. Ma è logico mettere in relazione due contesti estremamente diversi? Gli European Film Awards hanno davvero l’obiettivo di imitare quel colosso mediatico rappresentato dalla cerimonia degli Oscar?
Ovvio che siamo diversi! E non siamo certamente noi a paragonare i due eventi. Dal primo giorno, abbiamo più volte spiegato che si tratta di due universi completamente differenti. Tuttavia, per qualche ragione, alcuni organi di informazione, ancora oggi, ci definiscono “Gli Oscar Europei”. Fortunatamente, è qualcosa che accade sempre meno. Forse, finalmente hanno capito. Penso che, nella maggior parte dei casi, venga fatto il paragone per pigrizia o per mancanza di un’adeguata riflessione. Con la definizione “Oscar Europei”, tutti pensano a una cerimonia di premiazione, senza preoccuparsi di cosa e chi viene premiato. Nella percezione del pubblico, la parola “Oscar” significa glamour e ne viene spesso fatto un uso eccessivo, anche in altri contesti. È divertente vedere come molte industrie, distanti anni luce dalla fama e dall’essere glamour, abbiano degli “Oscar” o un posto nella “walk of fame”. Nel corso degli anni, abbiamo sviluppato un nostro modo di impostare le cerimonie, caratterizzate da un’atmosfera più umana, risultato dell’unione della grande famiglia del cinema di tutta Europa, che prevale sul glamour. In particolare, i giovani registi e i giovani candidati, alla prima partecipazione alla cerimonia, spesso risultano sorpresi dell’atmosfera rilassata e modesta degli European Film Awards.

(Tradotto dall'inglese di Michael Traman)

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