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Harald Zwart • Regista

"È importante inculcare ai nostri figli valori come la solidarietà, l'andare oltre noi stessi”

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- Cineuropa ha incontrato il regista norvegese Harald Zwart, il cui ultimo film 12th Man avrà la sua anteprima nazionale nel giorno di Natale

Harald Zwart • Regista

A Oslo, all'inizio dell'autunno, in uno studio di post-produzione, Cineuropa ha incontrato il regista norvegese Harald Zwart, conosciuto tra l'altro per un remake di Karate Kid e per La Pantera rosa 2. Completava allora 12th Man [+leggi anche:
trailer
intervista: Harald Zwart
scheda film
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, il lungometraggio distribuito dalla Nordisk Film, la cui trama è direttamente ispirata a una storia vera, che si è svolta in Norvegia nel 1943, quella di Jan Baalsrud, e a cui era stato dedicato un altro film nel 1957, Le Rescapé di Arne Skouen.

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Cineuropa: Quali sono le differenze con il film diArne Skouen?
Harald Zwart: Skouen si è ispirato al libro di David Howarth, We Die Alone, mentre all'origine di 12th Man c'è Defiant Courage di Tore Haug, un cugino di Baalsrud, libro scritto in collaborazione con Astrid Karlsen Scott. Il mio film mette l'accento soprattutto su quelli che hanno soccorso Jan Baalsrud, mettendo in pericolo la loro vita, per aiutarlo nella sua fuga verso la Svezia. Le riprese sono state fatte nella regione di Tromsø, proprio nei luoghi in cui si sono svolti questi avvenimenti.

Jan Baalsrud era un uomo fuori dal comune?
No, era un uomo ordinario; un abile uomo di mare, certamente; dotato di una grande forza di carattere e anche di una sorprendente umiltà. Non smetteva di ripetere che non aveva nulla di eroico, ma che lui era stato accolto da dei veri eroi, vale a dire la popolazione locale. Thomas Gullestad, l’interprete di Jan, porta nel film la sua incredibile presenza, il suo coraggio e la sua generosità. Qualità umane che erano anche di Baalsrud.

Sulla sua strada, non sono mancati ostacoli.
Effettivamente sì. All'inizio una natura ostile, il freddo soprattutto, che mette costantemente in pericolo la sua vita. Anche durante le riprese, le intemperie non ci hanno risparmiati... fortunatamente per il film. Avversità, per Jan, sono anche i nazisti che gli danno la caccia: Kurt Stage, generale della Gestapo a Tromsø, fa una questione personale di questa caccia all'uomo. Stage è interpretato in tedesco dall'attore irlandese Jonathan Rhys Meyers che avevo già diretto in La Cité des Ténèbres. Si parla soprattutto norvegese nel film, ma anche la lingua sami.

Lei è esigente con i suoi collaboratori?
Più che altro sono sincero e schietto. Pigrizia e incompetenza mi disturbano profondamente. Mi piacciono le persone entusiaste, coraggiose, seppur coscienti dei loro limiti. Apprezzo molto la sincerità del montatore del film, Jens Christian Fodstad, che non si fa problemi a tenermi testa. Questo mi piace, ho bisogno di qualcuno che mi opponga resistenza, così come ho bisogno della lucidità e della severità di Veslemøy Ruud Zwart, mia moglie, la produttrice del film. È lei che ha acquistato i diritti del libro di Tore Haug, una quindicina di anni fa. Dopo molteplici ricerche e incontri con i preziosi testimoni di queste movimentate peripezie, abbiamo fatto una pausa prima di portare avanti il nostro progetto, in accordo con i produttori Espen Horn e Aage Aaberge. Ho poi perfezionato la sceneggiatura scritta da Petter Skavlan. Tore Haug, da parte sua, ha seguito le riprese giorno dopo giorno, pronto a correggere, a completare, se necessario.

C'è spazio per l'ironia in 12th Man?
Certamente. Jan era una persona positiva, con un gran senso della condivisione. Non amava lagnarsi, e preferiva confortare i suoi compagni in un'atmosfera che voleva gioiosa e distesa. L'umorismo del film non è levigato, artificiale; è una sorta di “sollievo comico” che nasce dal personaggio stesso.

E questo distende l'atmosfera, perché suppongo ci siano anche delle scene molto dure.
In effetti è così. Penso sia indispensabile non nascondere le atrocità della guerra, perché si comprenda quanto è orribile. La guerra non è mai una soluzione. Mantenere la pace, o ricostituirla, è questa la cosa più importante.

Un messaggio umanista che ben si addice allo spirito del Natale...
Con questo film, ho voluto anche mettere in rilievo l'aspetto universale di questa storia di salvezza, dire che a volte bisogna dimenticare se stessi, mettere da parte il proprio ego, in un'epoca in cui tutti si mostrano, si esibiscono attraverso  le possibilità offerte dai social network. Quindi è importante inculcare ai nostri figli dei valori, come la solidarietà, l'andare oltre noi stessi. 

(Tradotto dal francese)

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